Fotografie, frammenti, sensazioni. L’anima di un viaggio che si cristallizza nello sguardo. La montagna è profondamente vera, ricolma di una ricchezza dove ogni parola o gesto, ogni sfumatura di colore o pietra, ogni forma ed emozione o percezione diventa un collegamento tra cielo e terra. Frammenti di montagna, tutti allineati.

 

 

Frammenti di una memoria del tempo, di un paesaggio che – ripreso dall’obiettivo fotografico – già cambia e si dissolve… nelle nuvole, nel ghiaccio.

 

 

Frammenti di vita rarefatta, dura; profondi respiri e lenti movimenti, eteree sensazioni. Pochi incontri di esseri solitari, impercettibili attimi del tempo, momenti di infinita comunità, abissi di solitudine, coesistenza del Creato, con il Creato, sia scienza sia spirito. E l’uomo, fumo di camino, nebbia bagnata, ossa stanche che scricchiolano.

 

 

La lentezza che si percepisce nel tutto che circonda il nostro sguardo, il nostro salire o discendere, vorticosamente, come un rivolo che diviene impetuoso torrente, con  lentezza avrà tutto il tempo per modellare, e si placherà al piano. Il profumo del fieno, seduto sul masso.

 

 

Cornacchie che portano ricordi e paure, un muro di alpeggio in un caldo abbraccio. L’infinito guardare, lontano, di un orizzonte precluso, lontano, là, più in là alla ricerca di pace o voglia di riprendere il cammino. Bianche briciole cadute dalla mano degli dei del monte, seta tra le dita, bianchi cristalli, sarà la sosta.

 

 

Sono solo frammenti fotografici di  viaggio sulle vette, arrampicandosi verso ciò che alcuni definiscono l’inutile e che io ho “vissuto” e che attraverso le immagini cerco di far percepire quasi come essere stato al mio fianco mentre salivo e mentre quelle sensazioni le riprendevo. Sono solo frammenti, o forse sono un’unica fotografia del nostro desiderio di infinito, di ascolto dei rumorosi silenzi della natura; sono la lentezza, l’armonia, la meraviglia di quello che vorremmo trovare aprendo la finestra in un mattino del nostro caotico tempo, o il toccare per un momento la tranquillità dell’appagante fatica dell’aria sottile, dello scarpone che si aggrappa alla roccia.

 

 

Sono frammenti che divengono una sola fotografia, di vita desiderata e continuamente ricercata. Sono frammenti in bianco e nero forti, duri e alle volte violenti,  flebili come un soffio o che accarezzano. Accogliere lo sguardo che si arricchisce di mozioni, dell’immensità del paesaggio, della percezione proveniente da forme e segni amplificati da quel tratto che scruta nelle ombre.

 

 

Fotografie che sollecitano ad aggiungere il colore della memoria, del vissuto o dell’immaginato.

Roberto Besana 

 

 

 

Roberto Besana
Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022

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