© Roberto Besana

 

 

Nell’acqua scura

s’intrecciano ricami

Come racconti

 

 

In questa mattina silenziosa e grigia, abbarbicata come l’edera al simulacro di un inverno mite ma apparentemente eterno e spiazzante, mi tuffo con lo sguardo in questa splendida immagine lacustre di Roberto Besana, e inizio a percorrerla fino a raggiungere la Darsena – che è fuori campo, ma io so che c’è! – dove sveglierò una a caso tra le barche dormienti, per chiederle di condurmi fra i sentieri incerti dell’acqua che s’insinuano tra il canneto e le cataste di rami precipitati qua e là dagli alberi, dopo l’ultimo temporale violento della scorsa estate.

Le barche dei pescatori del Lago sono sempre molto gentili con me, perché mi conoscono da sempre, da quando ero bambina e il mio papà mi portava in giro tra i canali per farmi  conoscere le piante acquatiche e la fauna del Lago, insegnandomi a riconoscere gli uccelli dal loro canto, e i piccoli animali come rane e bisce dai loro tuffi in acqua e frusci sottili tra le tife e i giunchi.

In lontananza si udiva, come una sinfonia di sottofondo, l’insieme delle voci dei pescatori vicini e lontani, e i colpi secchi con cui battevano le reti sul bordo delle barche per liberarle dalle alghe prima di issarle a bordo e poi tornare a riva.

In questo navigare sognante, assorta nei miei ricordi antichi, d’improvviso ritrovo la gioia limpida di com’era il mio Lago tanto tempo prima, quando gli inverni erano rigidi e piovosi, con la tramontana che ti tagliava come una lama il viso e anche le orecchie, se non avevi l’accortezza di coprirti bene, e l’estate asciutta e rovente come una lingua d’inferno non faceva comunque in tempo a prosciugare la riva prima dell’autunno, quando sarebbero giunte abbondanti le nuove gocce salvifiche dal cielo.

Questo ciclo armonioso purtroppo si è drammaticamente alterato negli ultimi tre anni, e dei ricami formati dagli alberi precipitati accanto alla foresta di pennacchi morbidi dei fiori delle canne, a fine estate non restano che tristi distese di detriti parzialmente inghiottiti dal fango e dalle alghe, disseminate qua e là di scheletri di barche incastrate sul fondo del Lago, tra le canne.

 

Donatella Sarchini

 

 

Roberto Besana
Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022

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