© Roberto Besana
Qui dove abito non nevica quasi mai. Talvolta piccoli fiocchi cadono dal cielo all’improvviso, per poi scomparire altrettanto velocemente senza lasciare traccia. Ed ecco che è bastata una vecchia fotografia vista questa mattina per far rivivere il ricordo di un inverno autentico. Un’immagine che richiamava distese innevate luccicanti dolcemente al sole di gennaio, impronte lasciate dai corvi, e il silenzio che accompagna l’infinito candore. Questi sono i momenti che desidero…
Era un periodo di lunghe passeggiate e piccole gioie. Anche oggi celebro questo rito del passato, seguo con leggerezza un percorso familiare, presagendo un accenno di primavera. Cammino nel giardino della città vicino a casa mia, che è sempre un bel posto da visitare. È come una terra diversa in cui si trovano piccoli orti (attualmente ricoperti dai resti del raccolto dell’anno scorso), alberi da frutto, un pergolato dove crescono le viti quando il clima è mite. E uno stagno con pesci rossi… La natura non ha mai fretta. Persino le gocce di pioggia cadono lentamente dalle ultime foglie degli arbusti. Qui e ora: il momento che sto vivendo.
ancora inverno
un cinguettio solitario
colora il giorno
Lo haibun è una combinazione di un testo in prosa con poesie in forma di haiku o di senryū. A sua volta, lo haiku è un genere letterario affermatosi in Giappone a partire dal XVII secolo, focalizzato su immagini del mondo naturale. Gli haiku tradizionali sono formati da soli tre versi che contengono 17 on (unità fonetiche assimilabili alle nostre sillabe) con schema 5-7-5, insieme a un kigo o riferimento stagionale. Il senryū è un’altra forma di poesia breve giapponese, con una costruzione simile a quella dello haiku, ma si differenzia da quest’ultimo sia per i temi (le vicende umane) sia per l’assenza del kigo.
Il testo in prosa di questo haibun è stato scritto da Joanna Delalande, mentre Oscar Luparia è l’autore delle poesie brevi.












Una meraviglia, minimal
Grazie caro Gennaro, anche a nome di Oscar e Joanna