© Roberto Besana
Guardando queste due foto, una accanto all’altra, viene subito da pensare al paesaggio agrario e, altrettanto subito, ad Emilio Sereni che su questo tema sessant’anni fa ha scritto un libro fondamentale: Storia del paesaggio agrario italiano (1961).

© Roberto Besana
La parola paesaggio generalmente, nell’immaginario, si associa a natura. Così come a natura si associa agricoltura. Un tempo queste associazioni di parole, concetti e pensieri avevano sufficientemente un senso. Oggi lo hanno molto meno a dimostrazione di due importanti considerazioni: il paesaggio muta ed è sempre più una costruzione umana.
In queste due foto il paesaggio marchigiano indica, per così dire, più una sopravvivenza; l’altro indica una costruzione, peraltro in fieri, di un paesaggio nel quale i vigneti saranno i protagonisti come nelle aree terrazzate del prosecco e del Trentino-Alto Adige.
Giacomo Leopardi, ricordato da Sereni, ne ha scritto (Elogio degli uccelli, “Operette morali, 1827) e, ricordato che gli uccelli “non sono dilettati se non solamente dal naturale”, si mostra abbastanza critico sul concetto di “naturale”. Perché “una grandissima parte di quello che noi chiamiamo naturale, non è; anzi è piuttosto artificiale: come a dire, i campi lavorati, gli alberi e le altre piante educate e disposte in ordine, i fiumi stretti infra certi termini e indirizzati a certo corso, e cose simili, non hanno quello stato né quella sembianza che avrebbero naturalmente. In modo che la vista di ogni paese abitato da qualunque generazione di uomini civili, eziandio non considerando le cittá e gli altri luoghi dove gli uomini si riducono a stare insieme, è cosa artificiata, e diversa molto da quella che sarebbe in natura.”
Insomma duecento anni fa Leopardi si esprimeva come siamo in molti a fare oggi magari senza aver letto Leopardi o, per lo meno, le “Operette morali”.
E magari avendo solo in pochi letto Sereni, con lui concordiamo quando scrive che: ”Se paesaggio agrario significa, come significa, quella forma che l’uomo, nel corso ed ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale, non pare che di paesaggio agrario, nel senso proprio di questa espressione, si possa parlare per il nostro paese, con riferimento ad età anteriori a quella della colonizzazione greca e del sinecismo etrusco”.
Guardo e riguardo queste due foto, rileggo Leopardi e Sereni e trovo che combaciano benissimo.
E allora firmando questo mio commento mi sembra di commettere un atto di presunzione perché, pur senza vederle, le avevano già commentate Giacomo Leopardi e Emilio Sereni.
Tuttavia: Ugo Leone.











