© Roberto Besana
Andavo. Andavo.
Cercavo dove poter sostare.
Ero ormai sul discrimine.
Dove finisce l’erba
e comincia il mare.
Nella poesia Raggiungimento Giorgio Caproni ci conduce nel punto esatto in cui la terraferma incontra l’acqua del mare. Dopo aver camminato tanto (Andavo. Andavo), il poeta cerca un luogo dove poter sostare, ma una tappa non è l’arrivo, serve a riprendere fiato per poi ripartire.
In Itaca Costantino Kavafis svela il senso profondo del viaggio di una vita, di un percorso ricco di esperienze e avventure a cui dedicare il giusto tempo. Luogo fisico e dell’anima, il paesaggio ci contiene, accoglie il nostro passaggio. Non è solo contemplato ma attraversato, si offre come spazio vivo e fertile: ad animarlo è (anche) la fame di scoperta e conoscenza dell’essere umano.
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
[…] Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente, e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta.
Così, passo dopo passo, di questa ricerca e dell’incontro tra persone, luoghi, saperi e culture (in Itaca si legge: impara una quantità di cose dai dotti) restano tracce nell’esperienza e nella memoria dello sguardo, intesa non come proprietà ma come nutrimento, dono fugace ma assai prezioso: mio finché guardo, scriveva Wisława Szymborska.
Tutto è mio, niente mi appartiene,
nessuna proprietà per la memoria,
e mio finché guardo.
Innumerevoli, inafferrabili,
ma distinti fino alla fibra,
al granello di sabbia, alla goccia d’acqua
– paesaggi
Penso al Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich, all’immagine del pellegrino solitario, dipinto di spalle: osserva dall’alto una valle avvolta dalla bruma, sembra studiare il paesaggio per valutare la difficoltà nella prosecuzione del viaggio. Dove è diretto, quali terre ha già attraversato e quali altre lo attendono? Nella fotografia di Roberto Besana i viandanti siamo noi: restiamo fuori dall’inquadratura ma ci siamo. Ammiriamo dall’alto un paesaggio più rassicurante – non c’è nebbia, l’orizzonte è limpido, il mare è calmo -, ma il proposito resta lo stesso: dopo una sosta, siamo pronti a ripartire. Custodiamo il desiderio di Itaca ma procediamo, senza fretta, con un pensiero alto e un sentimento fermo a guidarci.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
[…] che cos’altro ti aspetti?
Francesca Boccaletto
Sono giornalista professionista, laureata in Lettere moderne e con un master in Sceneggiatura all’Università degli studi di Padova. Mi occupo principalmente di cultura e temi sociali. Cerco, ascolto e racconto storie che, negli anni, sono state raccolte in articoli, libri e in un breve documentario realizzato per Fondazione Benetton studi e ricerche. Prima di scegliere il giornalismo online, per diversi anni ho lavorato per la carta stampata, sia in redazione che come freelance. Nel 2018 è uscita la mia prima raccolta di poesie “Abbiamo parlato di fortuna” (Interno poesia), seguita da “Decorazione d’interni” del 2021 (AnimaMundi edizioni). Sono tra gli autori di “Lettere da nordest” (Helvetia, 2019) e “Natale a Venezia” (Neos edizioni, 2020 e 2021). Alcune mie poesie sono contenute nel libro “L’albero” di Roberto Besana e Pietro Greco (Töpffer edizioni, 2020). Conduco laboratori di giornalismo e scrittura per bambine e bambini.
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