© Roberto Besana
In primo piano un estuario, forse. O una pozza di acqua dopo la pioggia in cui si riflette un cielo senza nuvole, forse, addirittura, un reservoir o una piscina.
Una linea di costa e alcune creste collinari e montuose, più indietro, dai contorni sfumati dalla foschia. Nessun vascello in vista, nessun essere vivente, uomo, uccello, pesce o cetaceo. La bruma un po’ come la siepe del colle leopardiano. Ci fa immaginare spazi sterminati di là da quella, oceani, altre terre dietro i monti.
L’acqua è immobile e piatta, la scena sospesa, il confine tra cielo, mare e terraferma è indefinito.
Davvero, «per poco / il cor non si spaura» di fronte a tanto silenzio, a tanta quiete, a tanto vuoto.
Quel paesaggio di cui la lingua nera quasi campisce la sezione aurea quando si ripopolerà? Quali suoni coglierà il nostro orecchio?
Il momento colto dal fotografo è certo raro, forse irripetibile. Presto un alito di vento incresperà la superficie, una barca la solcherà, in alto un aereo volerà. La tempesta dopo la quiete, scavatrici e gru all’opera per edificare un ecomostro vistamare e, ingrandendo molto ma molto l’immagine, magari un rifiuto abbandonato apparirà a turbare tanta misteriosa bellezza.
Intanto godiamocela. La foto evoca un paesaggio incontaminato, un mondo pacificato, una natura sorniona, in attesa di un passaggio, di una transizione evolutiva di epoca o era geologica.
Per miliardi di anni il movimento delle placche ha plasmato i continenti. Terremoti, eruzioni, glaciazioni, si sono alternati nell’opera costruttrice del Pianeta. E man mano cresceva la diversità di brulicanti forme di vita dei tanti regni della Natura.
Tra le tante assenze di questa foto, l’Antropocene, l’azione trasformatrice e distruttrice dell’homo stupidus stupidus nei pochi ultimissimi istanti prima della mezzanotte dell’ideale giornata di vita della Terra.
Riguardiamo dunque questa foto, facciamoci prendere dallo stupore e dalla meraviglia, concediamoci una pausa e un momento di concentrazione, abbandoniamoci allo spaesamento, lasciamo vagare i pensieri. Il silenzio contro il rumore, il vuoto contro il troppo pieno, la calma contro la fretta indemoniata. E, se quello specchio in primo piano è un manufatto umano, il possibile rispetto del costruito antropico verso il costruito dagli elementi della natura. Nessun senso di onnipotenza, però. Ma il dubbio resta, ci interroga, un po’ ci inquieta, è questa la profondità dell’arte.
E dopo un lungo istante di meditazione, tornare alle incombenze e agli affanni di ogni giorno con la volontà rafforzata di più e meglio operare per il cambiamento.
Mario Salomone
Dal Libro ” Paesaggio ” , uno sguardo sul Mondo come lo avrebbe pensato e voluto Pietro Greco, scrittore, giornalista, comunicatore di scienze, al quale rendiamo omaggio ultimando un percorso interrotto troppo presto.
Un invito ad esplorare i paesaggi per viverli come spazi d’interazione, svelarli e spiegarli anche oltre gli orizzonti proposti.
Fotografie di paesaggio, con filo conduttore i suoi scritti, per offrirci una visione d’insieme sulla diversità e le visioni dell’Uomo.
Da un’idea di Roberto Besana, autore delle fotografie, la sua penna è stata presa come passaggio di testimone, da tante donne e uomini della cultura e della scienza, amici e colleghi di Pietro che lo hanno stimato per la sua umanità e cultura.
Un’eredità simbolica, perché è così che semina un buon maestro.











