“Ma c’è pur sempre natura” con Ugo Leone

© Roberto Besana

 

E c’è una natura a doppia faccia : quella che si definisce matrigna e quella benigna.

Innanzitutto la “maligna” che è la natura che viene incolpata di far male all’uomo, all’ambiente nel quale vive e a sé stessa essendo l’artefice di catastrofi come terremoti ed eruzioni innanzitutto, ma anche alluvioni, uragani…

Gli studiosi di questi problemi ritengono che gli eventi naturali che hanno anche scolpito la superficie della Terra sono endemici nel nostro pianeta. Le azioni dell’uomo possono condizionare l’intensità di alcuni di essi, per esempio producendo cambiamenti del clima, ma altri quali eruzioni, terremoti, uragani, tsunami, alluvioni avverrebbero anche se sulla Terra non ci fosse vita. E “la potenza della Natura è così grande che gli archeologi, nell’indagare sulle cause del declino di antiche civiltà, cercano sempre evidenze di enormi catastrofi geologiche o idrogeologiche” (Gordon Woo, Scienza e coscienza delle catastrofi, 2013). Le cose stanno proprio così e nel provocare catastrofi e nel produrre situazioni di rischio la natura è tuttora sempre presente, ma la sua “naturale” violenza non è più quella di ieri. Non solo dell’ieri durante il quale avveniva, 4 miliardi e mezzo di anni fa, la nascita della Terra quando più frequenti erano gli scuotimenti sismici e le eruzioni vulcaniche, capaci di modificare profondamente e più volte la superficie terrestre sino a trasformare Pangea nella Terra odierna.

Oggi il globo si va anche un po’ raffreddando, i vulcani eruttano ma non più come una volta e alcuni si sono perfino estinti. La sismicità dovuta ai movimenti tettonici produce bruschi terremoti anche quotidiani (specie in alcune aree della Terra come il Giappone), ma niente di assimilabile agli “scontri” che hanno prodotto la nascita delle montagne. E, anche se in un Paese “giovane” come l’Italia la spinta dell’Africa verso i Balcani provoca tuttora terremoti anche di elevata magnitudo, tuttavia i danni sono incomparabilmente più limitati.

Dunque possiamo dire che il ruolo della natura nell’innescare eventi calamitosi è oggi più “leggero” di quello originario. E se il Rischio è aumentato è perché è aumentata la Vulnerabilità. Vale a dire che la probabilità che un disastroso evento naturale manifestandosi diventi una calamità è amplificata dalla crescente presenza di esseri umani, dei suoi prodotti, delle sue azioni.

D’altra parte è anche vero che lo sviluppo della ricerca scientifica e l’affinamento degli strumenti tecnologici adatti alla bisogna consentono da tempo di allertare le difese necessarie e salvare la popolazione e, in non pochi casi, anche i suoi prodotti.

In conclusione, oggi la maggiore caratteristica è che le “responsabilità” della natura si vanno attenuando.

Della natura, ma non dell’uomo che è sempre più un protagonista attivo nell’accelerare le dinamiche temporali; nell’amplificare la pericolosità; nel provocare catastrofi che finiscono con l’avere per protagonista involontaria la natura (per esempio per quanto riguarda i mutamenti climatici e l’incremento degli eventi estremi).

D’altra parte non va trascurato che il protagonismo umano ha anche risvolti positivi nel settore della difesa dalle catastrofi e quindi nella mitigazione del rischio. È quanto avviene con lo sviluppo e diffusione della conoscenza, dell’informazione, della previsione di molti fenomeni, nella  prevenzione di molti danni.

Se questo è vero ciò significa che oggi e nella prospettiva futura (domani) occorre un approccio diverso nella definizione e nella percezione del rischio e, di conseguenza, nella individuazione delle possibilità di eliminazione delle cause che lo hanno prodotto e/o della necessaria convivenza: ambientali e non.

 

Ugo Leone

Ugo Leone (Napoli,1940) già professore ordinario di Politica dell’ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Napoli “Federico II”. E’ stato presidente del Parco nazionale del Vesuvio.. È iscritto all’albo dei pubblicisti dal 1969, collabora alla edizione napoletana di “la Repubblica”.

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022

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