© Roberto Besana

 

 

La fotografia è un’arte. Un’arte che in buona parte ha il merito, se così lo si vuole riconoscere, di illustrare un momento, un attimo, così come il fotografo con il suo strumento, lo immortala.

Altre opere d’arte come, per esempio, pittura e scultura anche sono rappresentative di luoghi, momenti, persone, animali. Ma non fermano l’attimo: sono realizzate nel tempo necessario agli autori per rappresentarle.

Perciò mentre guardando il Mosè di Michelangelo sappiamo ciò che rappresenta senza stare a pensare a quanto tempo è stato necessario per scolpirlo; se guardiamo una foto, è la didascalia o un più o meno lungo commento che ci induce a renderci conto del che cosa e  del quando. Magari confrontando con un’ altra foto di quello stesso luogo, ci consente di individuare i mutamenti apportati dal tempo e o da interventi umani o naturali.

Per esempio in queste due foto unite da un comune filo: l’acqua. L’acqua per la quale si sono scritti migliaia di libri e saggi decantandone l’utilità e il ruolo insostituibile nella vita: di piante, animali, esseri umani.

E così è, ma bisogna anche stare attenti. Come  ci invitano a fare queste due foto nelle quali l’acqua, la sua mancanza,  induce a riflettere su quanto sia di vitale importanza per quella terra che ormai inaridita non dà più frutti; ma guardando l’altra induce a riflessioni del tutto opposte che riguardano l’acqua anche come veicolo di morte e distruzione quando genera alluvioni e, con la  sua talora incontrollabile forza, erode quella stessa terra nella quale una sua “tranquilla” presenza sarebbe stata benedetta.

Per cui resta sempre vero l’avvertimento del geografo francese Jean Labasse il quale sessant’anni fa scriveva che quella per l’acqua è una battaglia che si combatte su due fronti: per l’acqua e contro l’acqua. Queste due foto ne sono la visibile dimostrazione. Quello che non dicono, ma ci impongono di capire e di averne consapevolezza, è che il protagonista dei due combattimenti è l’essere umano. La natura ci mette il suo. Infatti si dice anche che l’acqua è un dono della natura. Nel farci questo dono la natura ci suggerisce anche come farne uso, come evitare gli sprechi, come mantenerla pulita, come lasciarla libera di scorrere negli ambiti che la natura stessa le ha concesso. Quando queste elementari indicazioni non vengono rispettate il combattimento di cui scriveva Labasse diventa più aspro e più frequente diventa il rischio di perderlo.

 

Ugo Leone

 

 

Roberto Besana
Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022

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