© Roberto Besana
La nazione si sveglia con la notizia di una tragedia: nella notte, la cittadina di Bègles, un paesino di montagna sconosciuto ai più, viene sommersa dalle acque del fiume Chelles in seguito al crollo di una diga. Le strade vengono invase da un torrente con la forza di un milione di carri armati in corsa; le case distrutte, rase al suolo; le vite dei suoi abitanti spezzate come rametti secchi nelle mani di un bambino. Non ci sono sopravvissuti. Tutto ciò che resta di Bègles è il campanile della vecchia chiesa, rimasto in piedi per ragioni che gli scienziati non riescono a spiegare se non come un miracolo.
Il lago di Bègles diventa un’attrazione turistica. Nel giro di pochi anni, lungo il lago sorgono piccole cittadine votate all’accoglienza dei visitatori. Nei primi tempi, orde di turisti si riversano nelle acque del Bègles: a bagnarsi i piedi, a nuotare, a pedalare sui pedalò. Poi iniziano a succedere cose strane. Barche a remi cominciano ad affondare lentamente, di notte. Una donna rischia quasi di annegare, trascinata verso il fondo da quella che lei stessa definisce una forza sovrumana. Due bambini, due gemelli di sette anni, scompaiono mentre costruiscono castelli di pietre sulle rive del lago. E con questi eventi iniziano anche le speculazioni. Una, più di tutte, prende piede: sul fondo del lago vive una donna. E non vuole essere disturbata. In molti affermano di averla vista aggirarsi sulle sponde di notte; di aver scorto i suoi lineamenti emergere sotto la superficie dell’acqua; di aver sentito le sue mani afferrare loro le caviglie. Insomma, la donna del lago diventa più famosa del lago stesso, e sono in pochi ad avere il coraggio di affrontare la sua ira.
Quando le giornate si accorciano, le temperature calano e il lago torna in silenzio, restano solo i residenti e il campanile che veglia sull’acqua immobile. È allora che la donna del lago smette di nascondersi. La vedono all’alba, seduta su una roccia affiorante, i capelli incollati al viso come alghe, gli occhi pieni di una calma antica. Non parla, ma chi la guarda capisce. Non è un mostro, non è una vendetta: è memoria. Gli anziani riconoscono in lei i tratti delle madri, delle figlie, delle sorelle di Bègles. È il paese stesso che ha imparato a respirare sott’acqua.
Un mattino, dopo una tempesta, il livello del lago si abbassa di qualche metro. Affiorano muri, scale, una piazza. La gente accorre, ma si ferma sulla riva. Nessuno entra. Il campanile suona, una sola volta, senza campane. Poi l’acqua risale, lenta, e tutto scompare di nuovo. Da allora il lago non prende più nessuno. E chi passa di lì impara a guardare senza toccare, a ricordare senza possedere.
Perché Bègles vive ancora, ma chiede silenzio.
Gaia Greco
Nata e cresciuta ad Ischia, da padre divulgatore scientifico e madre ricercatrice, già a sei anni scrivevo i primi (molto brevi) racconti. A diciassette anni ho scritto il mio primo romanzo, ‘Lontani Tutti’, edito da Di Renzo Editore nel 2021. A gennaio 2020 ho debuttato come regista e sceneggiatrice presso l’Etcetera Theatre di Londra, per poi partecipare, sempre con testi inediti, al New Writing Festival della UCL Drama Society e all’ACT II Festival. Nel 2025 ho pubblicato il mio secondo romanzo ‘Rose di Sale’, e, nello stesso periodo, ho iniziato a contribuire con racconti brevi alla rivista online Scribbled.











