© Roberto Besana

 

Guardo questa foto e mi sento osservato da questo gruppetto di pecore. È  un attimo perché poi mi rendo conto che ad essere osservato è l’autore dello scatto. Due delle pecore in primo piano guardano con attenzione; quella di mezzo sembra già sapere come può andare a finire; altre due/tre si disinteressano e continuano a brucare.

Tutto questo “solo” osservando la foto. Ma non può finire qui. Perché altri pensieri necessariamente si affollano nella mente dopo lo sguardo attento all’espressione delle prime tre protagoniste: sanno perché sono state portate al pascolo? bene che vada gli prenderanno il latte e ne toseranno un po’ di lana. Il peggio sta nel finire a pezzi in qualche pasto umano e non prestarsi più come protagonista di altre foto.

Ne hanno consapevolezza? Chi sa che pensano? Mi viene da dire. Pensano? Ma perché gli animali possono pensare?

Si può “addirittura” parlare di intelligenza degli animali? Secondo la biologa Paola Bonfante “Tutto parte dalla definizione di intelligenza. Se intelligenza è la capacità di un individuo di affrontare e risolvere i problemi, promuovendo la propria fitness individuale, senza dubbio lo sono tutti gli organismi viventi”: le piante come gli animali.

Anche queste pecore sono animali pensanti? E nella Orwelliana Fattoria degli animali quale posto occuperebbero? E se hanno consapevolezza di quello che gli può accadere perché non se ne scappano?

La risposta può essere che non se ne scappano perché sanno che un altro animale intelligente ma a servizio del suo padrone, il cane, le rincorrerebbe e le rimetterebbe in riga. Non solo. Perché gli animali sono intelligentemente buoni. Ci vogliono bene e non si tirano indietro se capiscono che un loro sacrificio può far bene ad uno di noi: soprattutto ad un bambino. E, forse sì,  hanno anche la consapevolezza dei problemi che sempre più gravi incombono sul nostro futuro. Non possono dircelo a parole, ma cercano di farcelo capire. Le loro migrazioni servono solo a cercare di star meglio in un posto il cui clima è momentaneamente migliore di quello in cui vivono, o è anche un avvertimento come l’edoardiano fujtevenne?

Ne era sicuro anche Italo Calvino il quale, come ci ricorda Serenella Iovino nel suo Gli animali di Calvino, ci dice che non siamo soli sul pianeta e che l’impoverimento dei mondi animali è anche il nostro impoverimento.

Tutto questo dalla attenta osservazione di una bella foto? viene quasi da dire che anche la fotografia è intelligente. O, meglio, tiene conto dell’intelligenza di chi la fa (antropocentricamente parlando…).

Ugo Leone

 

 

Roberto Besana
Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022

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