“Gott mit uns” con Beppe Mecconi

© Roberto Besana

 

Danno i mostri

l’inverno agli altri

  oscenamente

 

Viene spontaneo pensare che una persona che, per sua infinita sventura, abbia attraversato in vita l’inferno ne conservi una memoria così viva e intensa negli occhi, sulla pelle, nei nervi, nei sogni, nel cuore che mai e poi mai potrà esserne causa e riproporre quei terribili orrori, vissuti nella propria carne, ad altri esseri umani.

Ma non è così. Purtroppo non è così.

In questi sanguinosi tempi lo vediamo estremamente, e orribilmente, in modo chiaro.

Chi è alla guida di uno dei popoli più tormentati e suppliziati del mondo e del tempo sta facendo ad altre persone quello che mostri senza cuore hanno fatto a loro. Senza vergogna o rimorsi, convinti di essere nel giusto, come lo erano quegli altri mostri quando massacravano la loro gente.

Stanno sterminando, o meglio, stanno facendo sterminare (loro non rischiano certo di sporcarsi doppiopetti o scialli) decine e decine di migliaia di uomini, donne, vecchi, bambini; e quelli che non vengono uccisi dalle bombe o dai soldati, quelli che resteranno mutilati per sempre, quelli che hanno perso tutti i loro cari, i bimbi rimasti orfani, li stanno facendo morire di fame. Di fame, perché calpestano il cibo, il pane, che il resto del mondo lì pietosamente invia, e per mancanza di cure, perché hanno scientemente distrutto gli ospedali. Tutto in nome di dio, come sempre, come gli altri mostri facevano con loro. Gott mit uns, non passa mai di moda.

 

uno haibun[1] di Beppe Mecconi – Fotografia di Roberto Besana  

 

[1] Lo haibun è una combinazione di un testo in prosa con poesie in forma di haiku o di senryū. A sua volta, lo haiku è un genere letterario affermatosi in Giappone a partire dal XVII secolo, focalizzato su immagini del mondo naturale. Gli haiku tradizionali sono formati da soli tre versi che contengono 17 on (unità fonetiche assimilabili alle nostre sillabe) con schema 5-7-5, insieme a un kigo o riferimento stagionale. Il senryū è un’altra forma di poesia breve giapponese, con una costruzione simile a quella dello haiku, ma si differenzia da quest’ultimo sia per i temi (le vicende umane) sia per l’assenza del kigo.

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022

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