“Come la natura crea, l’uomo distrugge” con Eleonora Molisani

© Roberto Besana

 

“E questa nostra vita/

via dalla folla/

trova lingue negli alberi/

libri nei ruscelli/

prediche nelle pietre/

e, ovunque, il bene.

(William Shakespeare)

 

In principio fu l’odore. Delle foglie bagnate, del muschio tenero, del terriccio pregno sotto i piedi nudi. E il profumo. Del bocciolo in fiore, del prato umido di rugiada, del tronco bagnato, della pancia nera della foresta.

Poi furono la meraviglia dell’arcobaleno dopo il temporale, ali di uccelli in volo, frusciare di foglie al vento, lampo di tuono, ticchettio delle gocce in pioggia, tonfo del ramo spezzato. E sibilo del ruscello inquieto, urlocupo del mare, respiro dei refoli, soffio di buriana.

Un’entità superiore ci stava insegnando l’alfabeto universale attraverso di lei, Madre Natura.

Vedere sentire assaggiare udire toccare camminare guardare amare. La più grande palestra dei sensi, ildivino immanente. Capriole emozionali, tutto già pronto e creato, davanti e oltre la nostra più fervida immaginazione.  

Massima perfezione e supremo difetto. Massima giustizia e suprema crudeltà. Massima lentezza e supremafretta. Fame e freddo, fughe e ritorni. Migrazioni, morie. Tutto accade e si realizza in quelle leggi immortali e nella loro perenne contravvenzione.

 Saggezza e poesia. Riposo pensiero attenzione miraggio limiti confini. Tutto come Natura crea. Perfetto.

Nei pomeriggi assolati e nelle temibili tempeste. Nelle fulgide albe e nei tumidi tramonti, nel nitore del mattino e nell’opacità di certe notti. Nei grigi, nei gialli, nei viola, negli indaco e i blu. Il seme di qualcosa e di tutto. Il virgulto che diventa solido tronco. L’albero e le radici profonde. La terra che accoglie e perdona. Clemente e protettrice. Luogo da visitare e abitare. Culla e nido, scrigno mansueto e silente. Algida madre e insieme matrigna.    

Poi fu l’uomo. Del fuoco e del piccone. Del coltello e della freccia. Della zappa e della sega. Fu l’uomo della caverna e della palafitta, del fucile e dell’aratro. Fu l’uomo del cavallo, del disboscamento e della semina. Fu l’uomo delle macchine e del cemento. Delle fabbriche e delle discariche. Dei rifiuti tossici, dei fiumi inquinati, dei mari violati. Della caccia selvaggia e del petrolio. Della plastica e dei veleni.

E fu la catastrofe. Dei terremoti e delle alluvioni. Dei fumi, delle carestie, del surriscaldamento, delle malattie.

E il silenzio perfetto si trasformò in rumore, e la vita quieta si trasformò in terrore, e il verde si trasformò in grigio, e l’azzurro in nero. E le acque si prosciugarono, e le forestre inestricabili diventarono deserti. E la scienza, che doveva essere “il dialogo dell’uomo con la natura”, è diventata artefice di uno sterminio silenzioso, nel momento in cui l’essere umano l’ha usata per aggredire e non per difendere il pianeta. E la politica del profitto senza coscienza ha mietuto più vittime della più sanguinosa delle guerre, ha sterminato più del cancro e delle carestie.     Finché alla fine il mondo perse le foglie e i frutti, perse i sapori e i colori, perse la pioggia e il vento, il sole e la neve. Perse il caldo e il freddo, perse le stagioni, perse la culla e il nido, perse l’alfabeto universale, e via via tutte le lettere per ricostruirlo.

Ma prima che tutto fosse perduto, ecco una piccola schiera di eroi, brandire una spada di luce, memore della brutta lezione, ricominciare la lallazione.

Scandire sillabe sbilenche, mormorare parole fragili ma attente. Un drappello pronto a ripartire, riconvertire riciclare pulire. Madre Natura non era morta, aveva solo la luna storta, disposta a farsi rianimare da quelli che vogliono ricominciare.

Con l’energia pulita e l’educazione, con il rispetto e l’attenzione, con la cura necessaria salvaremo l’acqua e l’aria. La nostra nuova e grande meta è riprendere il mano il destino del nostro pianeta.  

 

“L’uomo è la specie più folle/

venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile/
senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo/

è quel Dio che sta venerando.
(Hubert Reeves)

 

Scritto di Eleonora Molisani, Fotografia di Roberto Besana

 

Eleonora Molisani, giornalista professionista, da 30 anni si occupa di attualità, costume e libri per diverse testate nazionali. E’ docente di giornalismo, comunicazione e new-media, alla Scuola Mohole di Milano, dove cura anche la rassegna letteraria annuale “Parolibere”. Cura la rubrica “Voci atroci” per Scrittori a domicilio.  E’ autrice dei libri: “Il buco che ho nel cuore ha la tua forma”; “Affetti collaterali”, “Romanticidio”, “Esisto anch’io”. Ha partecipato alle antologie: “Pausa caffè”; “Lettere al padre”; “Reboot-Lettere d’amore a Milano”; “Frattempi moderni”; “Cuori a Kabul”, “Non siamo sole, otto storie di solidarietà femminile”.

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022

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