© Roberto Besana

 

Stazione centrale NYC, un classico ma con lo staff di Annie Leibovitz che sta preparando una fotografia (poi lei è arrivata, ha guardato un attimo, a premuto il pulsante ed è uscita, potenza dello staff).

 

Roberto Besana ci ha abituato a una produzione fotografica d’eccellenza, e fra gli innumerevoli scatti “da maestro” che ci ha regalato e ci continua a regalare, considero questa foto un capolavoro assoluto, dal mio punto di vista un’immagine straordinaria. Provo a spiegarne i motivi.

Innanzi tutto l’inquadratura e la composizione, perfettamente organizzate dentro un formato 1:1 (formato difficile e per tale motivo poco sfruttato, ma invece estremamente intrigante). Si sviluppa su più piani prospettici, con innumerevoli linee di fuga che le danno grande tridimensionalità: imponente soprattutto la linea di fuga centrale della balaustra in marmo su cui è appoggiato il ragazzo, in primo piano anch’esso. Numerosi sono i contrasti funzionali suggestivi che concorrono a farne una composizione perfetta: il vicino/lontano, la staticità (del ragazzo “in posa”)/la dinamicità della folla sullo sfondo e dell’uomo che compare a sinistra, in salita,  con la sua “diagonale di movimento”  a riempire in modo fantastico quello che altrimenti sarebbe stato un “vuoto” probabilmente fastidioso. Un altro contrasto efficacissimo: staticità e dinamicità.

Questo scatto inoltre è la perfetta testimonianza di uno degli aspetti più affascinanti della fotografia del “quotidiano urbano” (così mi piace chiamare la fotografia di strada), e cioè quello di saper accogliere il caso e saper fotografare quello che accade mentre accade. Di fronte a uno scatto particolarmente riuscito molti dicono che ci vuole fortuna, io invece rispondo sempre con la frase di Seneca: La fortuna non esiste, esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione.

La foto di Roberto Besana è inoltre, una meravigliosa testimonianza della serendipità in fotografia che, come ha scritto Clément Cheroux, è figlia dell’attenzione e della concentrazione di chi, con gli occhi ben aperti, ha la predisposizione a cogliere quello che accade lì e in quel momento. E serendipità significa trovare altro rispetto a quello che si cercava e come dice in modo molto intrigante Julius H. Comroe, un ricercatore biomedico americano: “La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino”.

Ciò che rende preziosa questa immagine è, tra l’altro, la coincidenza, quasi ossimorica, di uno scatto d’istinto che contiene un soggetto posed che, l’autore ci spiega, un modello di un set di Annie Leribovitz. Ma questo non si vede, ce lo dice l’autore: fa bene? Sì perché ci aiuta a interpretare meglio la realtà del momento, ma anche no, perché toglie alla foto quella caratteristica che tutte le buone foto (buone, non belle) devono avere, e cioè una certa dose di ambiguità. La fotografia, la buona fotografia, è sempre bene che ponga delle domande e non che dia delle risposte. Chi è quel ragazzo? Cosa sta guardando? Perché è lì? Il “non detto” in fotografia, che spesso è ciò che è al di fuori dell’inquadratura, è spesso l’intrigante polo di attrazione che affascina e fa pensare.

Concludendo: se volessimo descrivere questa foto usando semplicemente delle “parole chiave”, quali potrebbero essere?

Secondo me: inquadratura, composizione, tridimensionalità, prospettiva, scansione dei piani, caso, serendipità, istinto, programmazione, staticità, dinamicità, ambiguità, domande, fuori dalla scena.

Emozione pura.

Alessandro Rizzitano

 

 

Sono nato a Roma, ho trascorso i primi 11 anni della mia vita in Egitto, al Cairo, poi 32 anni a Palermo e dal 1992 vivo in Brianza. Ho una laurea in geologia ma ho fatto tutta la mia carriera lavorativa in tutt’altro campo: le aziende farmaceutiche, settore marketing.

Molti cambiamenti nella mia vita ma un solo denominatore comune: la fotografia. Da quando mio padre mi regalò la mia prima macchina fotografica (una Ibis Ferrania, avevo 10 anni) sino ad oggi, sono più di cinquant’anni nei quali non ho mai smesso di fotografare.

Mi dedico soprattutto alla Street Photography (che io amo chiamare il “quotidiano urbano”) e al reportage. Uso quasi esclusivamente il bianco e nero, fotografo  la realtà, ho un approccio “straight” alla fotografia, e limito al minimo indispensabile la fase di post-produzione in camera chiara. Il mio motto è fotografare è sempre, intendendo dire che non c’è alcun bisogno di fare un viaggio in paesi lontani o di partecipare ad un evento importante per decidere di fotografare perché se si ha dentro la “voglia” e la “passione” si riesce a fare buone foto dovunque e in qualunque momento, e se ne sente quasi il bisogno irrefrenabile.

Il mio modo di fare fotografia è quello di “documentare interpretando” la vita di tutti i giorni e cercando di cogliere lo straordinario nell’ordinario, ma anche talvolta semplicemente testimoniando la quotidianità, e i miei soggetti sono quasi sempre le persone, inconsapevoli attori che recitano nel più bel palcoscenico del mondo che è la strada.Sono autore di otto libri di fotografia.

Non sono un fotografo professionista; ma qual è la differenza tra un fotografo professionista e un fotografo dilettante? Il fotografo dilettante fotografa per diletto e per passione, il fotografo professionista lo fa per mestiere. Il fotografo professionista saprà lasciarci immagini memorabili soltanto se riuscirà a rimanere dilettante, e il fotografo dilettante soltanto se avrà  la volontà di crescere imparando dai professionisti”.

 

 

 

Roberto Besana
Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022

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