
© Roberto Besana
Casa vuota
Le trame di un tappeto antico
sotto i miei passi stanchi,
filigrane di sentimenti
intrecciati e lievi
nelle mie amate stanze.
E cerco ogni giorno ostinata
chiari segni d’amore.
Conservo e riordino
scatole fiori profumi
sassi e conchiglie portati dal mare.
Lumi di speranza accendo nel buio
ed un lento consumarsi di cera
scandisce il tempo della mia sera…
Fiamme mutevoli stati dell’anima
danzano e bruciano dentro di me.
Spazi comuni accolgono segni di umane presenze,
le nostre esistenze complicate
e pochi angoli riservati…
Libri intonsi ancora da scrivere
e pagine aperte di amicizie lontane…
Inattesi e lontani gli avi mi parlano:
fragili vetri antichi
ed esotici vasi orientali
avvolti da draghi dorati,
preziose foto sbiadite…
Mi piace indossare ricordi
perle d’avorio, collane disfatte dal tempo…
Negli specchi fugge il riflesso
di quello che resta
ed intorno persistono immagini
di un mondo magnifico
di serenità e bellezza già vissute…
mentre in solitudine ascolto
gli echi e il silenzio
dell’assenza.
Capita, a volte, di restare a casa soli, per qualche giorno; i familiari partono, per lavoro o per studio o per vacanza, per impegni vari. Allora, nei primi momenti di solitudine, fantastichiamo su come riempire quell’insolito lasso di tempo: potremmo cambiare le nostre abitudini consolidate, restare in pace, in riposo assoluto oppure, al contrario, chiamare gli amici e le amiche per rivederli, finalmente, e festeggiare con loro qualcosa , riempire in modo brillante quel vuoto che si è creato improvvisamente e inaspettatamente. Certo, è ancora tutto da organizzare e nel frattempo la casa s’impone con il suo vuoto e il suo silenzio; allora ascoltiamo la radio o la TV, guardiamo un film, l’ennesimo notiziario, il solito talk show ma poi…di nuovo ci sentiamo soli e la casa ci risponde con i suoi rumori quasi impercettibili e strani: non ci avevamo mai fatto caso!
E poi compaiono oggetti dimenticati ovunque: sui mobili, nella libreria, persino sul pavimento e sul letto. Tocca a noi riordinare ora, ma…ecco alcune fotografie nelle loro cornici ad incuriosirci, a farci ricordare i bei momenti trascorsi, soprammobili che sfidano il tempo, souvenir di tanti viaggi…tutto ora prende il sopravvento su di noi, su ciò che volevamo o dovevamo fare, perfino gli specchi ora ci parlano, rimandandoci la nostra immagine fuggevole e quasi sconosciuta; siamo rimasti gli unici abitanti della casa che intanto si è come dilatata, ingigantita. Ci perdiamo in mille pensieri, ricordi, malinconici retaggi e nostalgie mai avvertite prima; ripercorriamo a ritroso le nostre vite, pur cominciando da pensieri disordinati ed effimeri del tempo presente: preoccupazioni, dubbi, considerazioni e progetti a breve scadenza affollano le nostre menti; ma qualcosa ci spinge più indietro a ripensare, a rivangare nei meandri del passato, fino ad arrivare alla nostra infanzia: incanto e sgomento si impadroniscono di noi: ma come eravamo allora? E che cosa è rimasto di quel bambino o di quella bambina, dei suoi occhi, dei suoi giochi, del suo sguardo sul mondo, della sua anima? Quanto siamo stati forgiati dall’educazione e dall’istruzione impartite da genitori, insegnanti, nonni, adulti in generale? Chi era con noi, allora, e condivideva i nostri giorni e chi, al contrario, ci ha lasciati soli ad affrontare la vita? Il flusso dei ricordi non si placa se non quando veniamo distratti da un suono improvviso, il telefono che squilla o il timer del forno che trilla, il suono del campanello di casa…Si torna, allora, alle faccende quotidiane, si riprende automaticamente la routine abbandonata, mettendo fine ai nostri pensieri vaganti, ma il silenzio di una casa vuota è assordante, è qualcosa che ci sovrasta e sottolinea l’assenza di chi è partito ed anche la sua importanza.
“Assenza, più acuta presenza.” come scrisse il poeta Attilio Bertolucci…
Daniela Feltrinelli
La poesia è tratta da L’incanto dell’onda, ed. Helicon 2020










