© Roberto Besana
rugiada mattutina
la ragnatela cattura
gocce di luce
Il cielo è ancora così azzurro, l’acqua ancora calda nel lago, ancora tanto verde intorno, ma qualcosa sta finendo… Il vento fa vibrare lievemente le foglie, alludendo all’autunno in arrivo. A breve il mondo diventerà malinconico, talvolta un timido raggio di sole non farà altro che stemperare le nostalgie pomeridiane. Dunque posso continuare a correre incontro all’estate? Trattenermi una volta di più in compagnia di questi sogni? Per sentire il calore gentile della sabbia sotto i piedi, ascoltare le voci del bosco, osservare le costellazioni di agosto nel silenzio notturno, con la musica della Lira che scende dallo zenit. Per assaporare la dolcezza della frutta e godere il profumo di un prato in fiore. O, all’ombra tranquilla di un albero, scoprire le pagine di un libro, mentre pensieri gioiosi stanno volando alti come aquiloni colorati…
Coglierò questi giorni così lieti in un piccolo cestino, simili a mirtilli e lamponi essi saranno la mia festa. Momenti semplici e semplici parole, qualche ora spensierata, e sogni scritti nei tuoi occhi… “Sarebbe questa la felicità?”, potrebbe domandare qualcuno. Sì, è una gioia essere nel presente, stando a guardare le nuvole insieme a te, attendendo senza fretta la prossima estate…
rispecchiamento –
respirando all’unisono
il mondo e io
uno haibun[1] di Joanna Delalande e Oscar Luparia
[1] Lo haibun è una combinazione di un testo in prosa con poesie in forma di haiku o di senryū. A sua volta, lo haiku è un genere letterario affermatosi in Giappone a partire dal XVII secolo, focalizzato su immagini del mondo naturale. Gli haiku tradizionali sono formati da soli tre versi che contengono 17 on (unità fonetiche assimilabili alle nostre sillabe) con schema 5-7-5, insieme a un kigo o riferimento stagionale. Il senryū è un’altra forma di poesia breve giapponese, con una costruzione simile a quella dello haiku, ma si differenzia da quest’ultimo sia per i temi (le vicende umane) sia per l’assenza del kigo.
Il testo in prosa di questo haibun è stato scritto da Joanna Delalande, mentre Oscar Luparia è l’autore della poesia breve.











