©Roberto Besana
Prona, io danzo col ventre lucente
la danza di corte per le altre ancelle
sto avvolta nel buio su celle perfette
e trascrivo il percorso del cielo alla terra.
Divina ape
marcatrice d’isobare odorose
tu tracci la via dell’estasi
ad un succo dolce e ad un fatuo profumo.
Quel che non sai di noi è
che nessuno qui sovrappone la danza non c’è alcun contagio
ciascuno sta solo
balla, o gli pare,
e indugia sul proprio destino
stando all’oscuro di quanto congiunga l’allineamento assegnato dal cielo.
Ape più saggia
nel tuo oscillare
tu sì, corrispondi al disegno alla trama
sei Arte.
C’è un posto in val Tidone che ha nome Zavattarello (PV) ed è “il paese delle api”.
In questo paese c’è un castello, una lunga storia che parte dai Romani, attraversa quella di vescovi e di capitani di ventura.
E c’è un bosco-parco in cui ogni albero ha il suo nome e il suo tempo: quello da donare alle api e ai bombi (come quello della foto) nelle diverse stagioni.
I piccoli alati scelgono su quale dei loro fiori posarsi nel tempo migliore per suggerne profumo e sapore.
Così il tempo degli alberi si moltiplica, diventa anche il tempo degli insetti.
Si può impararne una lezione: essere capaci di condividere anche il profumo e il gusto del nostro tempo !
Qualche anno fa partecipai ad un concorso di poesia indimenticabile per l’accoglienza e l’eccellenza dei giurati e vinsi con questa poesia che della fotografia di Roberto ben si compiace.
Sonia Vatteroni











