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Pierre de Fenoyl. Materializzare un’intuizione

Di Marcello Grassi per 8×8

 

“Etre photographe c’est matérialiser une intuition poetique de la réalité.”
Pierre de Fenoyl

“Un fatto è ora limpido e chiaro: né futuro né passato esistono. È inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell’animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa.”
Sant’Agostino

 

© Pierre de Fenoyl

 

Ho conosciuto tardi, con rammarico, il lavoro di Pierre de Fenoyl.

Charles-Henri Favrod me ne ha parlato per la prima volta durante un nostro incontro al Musée de l’Elysée di Losanna nel 1993.

De Fenoyl appartiene di diritto alla storia della fotografia e il suo importante contributo non si limita ad una qualitativa produzione di immagini.

È stato archivista di Henri Cartier-Bresson, direttore dell’archivio di Magnum-Photos, fondatore con Charles-Henri Favrod della prima galleria dedicata alla fotografia aperta a Parigi, Galerie Rencontre. Ha fondato l’agenzia VU (poi VIVA), ha avuto da Michel Guy, ministro della cultura di Giscard d’Estaing l’incarico della creazione della Fondation Nationale de la Photographie a Parigi di cui è divenuto il primo direttore.

Ha diffuso l’opera di Jacques-Henri Lartigue e molto, molto altro.

Charles-Henri Favrod ne ha descritto in maniera esemplare il percorso: ‹‹In sostanza: umiltà, contemplazione, pazienza, abbandono e meditazione, ricezione del paesaggio e, allo stesso tempo, captazione religiosa del tempo, trascrizione del sacro divenuto forma della natura››.

Da sempre fotografo Pierre de Fenoyl ha dovuto compromettere la propria ricerca personale con una serie di responsabilità amministrative: infine è riuscito a liberarsi di queste ultime ed è partito per l’Egitto sulle tracce di Maxime du Camp.

 

© Pierre de Fenoyl

 

Adattando alle proprie intenzioni la Chronophotographie, contrariamente a quanto realizzato da Muybridge e da altri, ha tralasciato il movimento dei corpi e ha affrontato con la pazienza di Dio, lo scandire del tempo, ponendosi al livello ideale del luogo scelto per la sua indagine, coerente e stupefacente e, come un creatore degno di tale nome, ha trascritto giorno e ora della sua creazione: è solo una parte del gioco dato che le sue fotografie risultano, istantaneamente, prive di datazione e sono sospese e distanti dalla rappresentazione della realtà, come si è visto raramente in altri autori dell’invenzione di Niépce.

A mio parere quando dalle inquadrature esclude la figura dell’uomo il risultato è ancora più folgorante.

Pierre de Fenoyl ha raccolto l’arte del tempo e ne ha compiuto il viaggio attraverso una straordinaria interpretazione della luce. L’ha sempre attesa. Quella giusta.

Egitto, Italia, Francia, Parigi, India, Stati Uniti d’America sono i luoghi privilegiati dal suo transito.

 

© Pierre de Fenoyl

 

Ha cercato a lungo il suo paesaggio che aveva idealizzato con la Toscana. Nel Tarn per il lavoro di commissione per la Mission Photographique de la Datar ha infine trovato la ricercata meta: ne ha fatto la sua dimora in una bella casa a Corduriès, nei pressi di Castelnau-de-Montmiral.

In alcune delle sue vedute, come per una premonizione alla crisi cardiaca fulminante che lo ha stroncato, ha lasciato in diverse pose la sua ombra: installazione perenne del suo rapporto mistico con i luoghi, con la luce e con il tempo.

‹‹Presente del passato, presente del presente, presente del futuro.››

 

Così, sarà per sempre.

 

 

Marcello Grassi

 

© Pierre de Fenoyl

 

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