YIN & YANG e Fotografia

YIN &YANG e Fotografia

Nell’ultimo pensiero sbilenco, giusto una settimana fa, vi ho scritto maldestramente di Zen e fotografia, nel fanalino di coda del testo avevo preannunciato che avrei approfondito lo yin e lo yang in Fotografia, così prendetela con serendipity, se vi ammorberò. Anche la serendipity in fondo ha a che vedere con il tema. Tale termine bizzarro sta a significare la possibilità di fare, per puro caso, piacevoli scoperte. Accade a volte di trovare una cosa imprevista mentre ne stavate cercando un altra. In fotografia è spesso così, bisogna aver la mente aperta, procedere senza preconcetti o aspettative precise. Se invece si parte con le idee chiare e non si trova quello che ci eravamo aspettati si torna a casa delusi. La fotografia è anche l’inaspettato, quello che potrebbe essere dietro l’angolo e sorprenderti e sorprendere lo spettatore delle vostre fotografie. Più o meno siamo tutti bambini e la cosa ci piace.

Dunque veniamo allo yin che si porta appreso lo yang o viceversa , vanno sempre a braccetto.

 

© Giorgio Rossi

 

Lo yin e lo yang sono due dei maggiori simboli esponenti della filosofia orientale. Rappresentano la dualità presente all’interno dell’universo. Due elementi completamente opposti che, una volta uniti, creano una totalità, completandosi a vicenda. Il cosmo si basa, secondo la filosofia orientale, sui principi dello ying e yang: l’uno non può assolutamente esistere senza la presenza dell’altro. Il giorno può mai avere vita se non c’è la notte a contrapporlo?

Yin e Yang sono rispettivamente :

Nero/Bianco, oscurità/luminosità, confusione/chiarezza, demoni (gui)/dèi (shen), luna/sole, notte/giorno, passivo/attivo, freddo/caldo, negativo/positivo, nord/sud, ovest/est, terra/cielo, acqua (shui)/fuoco (huo), Femminile/Maschile.

Lo yin (nero) e lo yang (bianco) sono anche detti “i due pesci yin e yang” (陰陽魚), perché sono due metà uguali con la maggior concentrazione al centro e sul rispettivo lato, quando lo yang raggiunge il suo massimo apice comincia inevitabilmente lo yin. Le due polarità non implicano affatto la divisione yin = male e yang = bene, ma semplicemente due polarità energetiche (Tao Te Ching).”… Lo yin e yang sono opposti: qualunque cosa ha un suo opposto, non assoluto, ma in termini comparativi. Nessuna cosa può essere completamente yin o completamente yang; essa contiene il seme per il proprio opposto. Lo yin e lo yang hanno radice uno nell’altro: sono interdipendenti, hanno origine reciproca, l’uno non può esistere senza l’altro.”

 

© Giorgio Rossi. Shangri-La

 

Sono concetti difficili da accettare sino in fondo, lontani dalla nostra concezione che prevede in genere lotte nelle quali vince uno dei contendenti. Raramente si pensa agli opposti come complementari e necessitanti uno dell’altro per potere esistere.

Ancora più difficile da accettare è che yin e yang non siano due polarità energetiche statiche, che lo yin possa diventare yang e viceversa. Tutto fluttua, si evolve.

Se pensiamo per esempio ad alcune concezioni del bello, dell’arte, del buono, ecc. vediamo che nel corso della storia sono cambiate non di poco e possono ancora mutare.

Tali mutazioni sono scritte nel “Libro dei Mutamenti” (易經T, 易经S, YìjīngP, I ChingW), conosciuto anche come Zhou Yi 周易 o I Mutamenti (della dinastia) Zhou,  che è ritenuto il primo dei testi classici cinesi sin da prima della nascita dell’impero cinese.”

Attenzione non si tratta di un oracolo per prevedere il futuro, è più una sorta di specchio, dato uno stato di fatto, osservandoci dentro, osservando fuori da noi, è ipotizzabile una evoluzione che vada in una direzione.
Se ora pensiamo più direttamente alla fotografia, che non troppo in fondo è l’argomento che ci interessa, non possiamo fare a meno di constatare che certi termini della Fotografia, che tra parentesi è donna, mentre il film è maschio, vediamo che alcuni sono al femminile altri al maschile: macchina fotografica/obiettivo, sviluppo/stampa, forse è un caso forse non lo è del tutto. L’iportanza di ciò è relativa, non si tratta solo di maschile e femminile. Pensiamo al bianco al nero, al positivo e al negativo, allo sviluppo, alla stampa… a come tutto in fotografia sia speculare.

 

© Robert Mapplethorpe.

 

Facile pensare che la fotografia sia intrisa di yin e yang in proporzioni e sfumature variabili. Questo per la fotografia in B/N, però è valido anche per quella a colori, una “ruota” descrive colori complementari. Due colori insieme ne determinano un altro totalmente diverso, per sintesi, additiva o sottrattiva che sia. Questo dal punto di vista squisitamente “tecnico”. Ma i colori hanno anche una valenza emotiva, studiata, per esempio, con cura da architetti arredatori.

Ovvio non è l’unico caso. In ospedale, elle sale chirurgiche, dal dentista arredi e indumenti sono spesso bianchi, verdini o celesti. I cartelli segnaletici stradali sono in bianco e molto rosso per richiamare la nostra attenzione. Una persona vestita di rosso emerge tra altre di colori diversi, si fa notare come soggetto. Tradurre ciò nella fotografia in B/N richiede scelte accurate, a volte il colore non deve richiamare su di sé l’attenzione, magari è importante altro. Le espressioni dei volti o cosa sta accadendo. Di conseguenza il colore può essere distraente, dobbiamo adottare altre scelte per convogliare l’attenzione dell’osservatore. Se non sappiamo scegliere tra una versione a colori e una in B/N di uno stesso scatto vuol dire che per lo più non avevamo le idee chiare al momento dello scatto.

 

© Robert Mapplethorpe

 

Se nella fotografia in B/N optiamo per toni scuri e cupi, Low key, è per conferire una valenza emotiva precisa, diametralmente opposta a foto High key, entrambe devono avere una motivazione. Rendere drammatica una foto di due per strada che passeggiano mangiando un gelato, condividendo un momento sereno, è dissonante.
Tuttavia non sempre ci si pensa, raramente  gli scatti in B/N vengono fuori così dallo sviluppo di un negativo o da una fotocamera digitale. I risultati sono sempre accentuati in stampa o in post-produzione, spesso si spinge l’acceleratore al massimo, senza alcun motivo apparente.

Se andiamo ad analizzare i nostri scatti spesso ci accorgiamo di avere, forse inconsapevolmente, cercato un equilibrio estetico e di contenuto nelle nostre inquadrature. Tuttavia non è tutto qua, non si tratta solo del rapporto del fotografo con l’oggetto/soggetto delle sue rappresentazioni fotografiche.

Il fotografo È la sua fotografia, ovvio che se un fotografo non fotografa non può essere considerato tale. Però a questo punto la disquisizione potrebbe diventare forse potenzialmente imbarazzante. Esiste un occhio, un approccio, maschile ed uno femminile nell’approccio alla fotografia, all’oggetto/soggetto? Sinceramente non credo, penso che anche l’approccio possa fluttuare e cambiare il relazione all’altro da sé. E che queste fluttuazioni possano essere importanti al fine di un risultato finale.

 

 

Un fotografo, una fotografa, possono essere yin o yang, femminili o maschili al momento dello scatto, anche nei rapporti interpersonali necessari a realizzare una fotografia. Penso ai molti ritratti di donne realizzati da Avedon, sarebbero riusciti così espressivi se non avesse avuto in lui anche una dose di Yin in grado di relazionarsi ottimamente  e creare una sorta di complice e rispettosa affinità elettiva  con l’universo al femminile che stava ritraendo?

Robert Mapplethorpe cosa fu? Più yin o più yang, vai a sapere… forse fluttuante anche lui, agli inizi degli  anni ‘60 ostentò un machismo di maniera nel tentativo di rifiutare le sue inclinazioni omosessuali, nella primavera del ‘67 si innamorò di Patty Smith.

La fotografò spesso, tra il 1970 e il 1973, anche per la copertina dell’album “Horses”.

 

© Robert Mapplethorpe. Patti Smith. Horses

 

Entrambi in cerca di una identità. Al dunque propensioni strettamente “sessuali” non sono importanti in questa sede, magari interrogarsi sul proprio approccio fotografico personale, forse sospeso e oscillante tra yin e yang, potrebbe essere interessante, ma ovvio sono fatti vostri, niente sesso, siamo Inglesi.

Se il giardino zen è simbolo di armonia ed è grado di guidare l’uomo verso la pace interiore, lo ying e lo yang divengono il simbolo della dualità

 

© Robert Mapplethorpe. Patti Smith.

 

Zen: significa sperimentare l’attimo presente. Lo zen è la liberà dalle distrazioni.

I paradossi: il paradosso gioca un ruolo fondamentale negli insegnamenti dello zen, in quanto spinge la mente in una direzione diversa da quella a cui è abituata durante la routine.In questo modo aiuta a tenere a bada il pensiero razionale e liberare la creatività e l’intuizione.

  • Mantenere una mente di principiante
  • Fare di meno…
  • …per fare meglio
  • Dedicarsi completamente a ciò che stiamo facendo
  • Fare le cose lentamente e intenzionalmente
  • Concentrarci sulla pratica, non sul risultato
  • Destinare del tempo a quello che conta

 

Robert Mapplethorpe e Patti Smith (1969)

 

Frasi:

Il successo nella vita spirituale non è dato da eventi eccezionali, ma da dedizione quotidiana.

(Proverbio Zen)

 

Il tempo trascorre velocemente prima che una opportunità sia persa.

Assumi l’atteggiamento di uno studente, non sentirti mai troppo importante per porre domande, non pensare mai di saperne abbastanza da non poter imparare qualcosa di nuovo.

(Og Mandino)

 

© Robert Mapplethorpe

 

Yin e yang in fotografia:

https://unsee.cc/album#ysd88unJGOxRMbLi

https://erickimphotography.com/blog/2019/12/18/yin-and-yang-in-photography/

https://jessicabuehler.com/blog/composition

https://www.nationalparkstraveler.org/2021/04/photography-national-parks-yin-and-yang-composition

Zen e Henry Cartier Bresson:

https://www.micamera.com/prodotto/lo-zen-e-la-fotografia-henri-cartier-bresson-ii-edizione/

Interessante:

https://federicapengo675324014.wordpress.com/2018/09/21/fotografia-lo-zen-e-il-concetto-di-vuoto/

Importante:

http://www.micromosso.com/download/eloj

Qualcosa per approfondire!

https://g-f219ph.webnode.it/fotografia-zen/

Scherzoso

https://www.ibs.it/guida-terracquea-per-fotografisti-fotografia-libro-mauro-negri/e/9788827823439

Zen e tiro con l’arco:

https://pegaphoto.com/2010/02/01/lo-zen-e-larte-di-fotografare/

 

Ho riletto il libro sostituendo la parola “arco” con “macchina fotografica” e “bersaglio” con “soggetto. Lo “scoccare della freccia” diviene il “far scattare l’otturatore” ed il “volo” di questa si trasforma nel concetto di “‘esposizione”.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

© Giorgio Rossi

 

 

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