Vieni avanti retino!!!

Uno dei tormentoni che affascinano chi si inoltra in disquisizioni teo/filosofiche sulla fotografia e la sua vera essenza è se certe elaborazioni attuate al Pc con potenti software possano essere ancora considerate fotografia.

Certo avvengono in camera chiara, non in camera oscura. Per quanto possano volerci ore per ottenere il risultato voluto, (ammesso di sapere che risultato si vuole ottenere, cosa non del tutto scontata) sono pur sempre una scorciatoia assai pratica e a volte indispensabile rispetto a tradizionali procedimenti condotti in ambito esclusivamente analogico con materiali sensibili opportuni, sempre che tali materiali siano ancora reperibili sul mercato.

Ma cercando di procedere per ordine provo ad analizzare alcune elaborazioni “creative”.

Indubbiamente le prime arrivarono per caso, diciamo pure per errore, anche se poi sull’errore ci si lavorò sopra per raggiungere risultai meno casuali. Tipico esempio è quello della doppia esposizione in ripresa, che fece indubbiamente tirare giù i santi dal paradiso a chi per primo commise l’errore, salvo poi accorgersi che gli piaceva. Tale errore attraversò poi la storia della fotografia, riuscendo facile con molte umili fotocamere e quasi impossibile con le analogiche più evolute. Da qui poi vennero sandwich di più negativi o positivi, cosa attuabile in modo assai controllato con gli attuali software.

Un altro tragico errore avvenne ed avviene tutt’ora quando si accende inavvertitamente una luce in camera oscura con la carta sensibile sul piano dell’ingranditore. Ma anche questo errore il fotografo artista se lo fece piacere lo ripeté volutamente. Ecco quindi la solarizzazione , la pseudo-solarizzazione o “effetto Sabattier

 

© Man Ray. Solarisation (1931)

 

Man Ray si dedicò non poco ed ottimamente a tale tecnica. Per non farsi mancare nulla provò anche a disporre oggetti direttamente sulla carta sensibile, facendo a meno della fotocamera, inventando i Rayogrammi, forse una delle poche tecniche che non possono essere attuate in digitale e tuttavia anche il più intransigente dei puristi può accettare come vera fotografia.

Una serie quasi infinita di possibili elaborazioni fotografiche veniva realizzata grazie a passaggi negativo/positivo e di nuovo positivo/negativo su pellicola fotografica lith (per litografia) a tono continuo o super-contrastata per eliminare i passaggi tonali ed ottenere bianchi e neri assoluti. Dalla sovrapposizione di 4 matrici lith a toni continui filtrate Cyan=40, Magenta = 40, Yellow = 40, K (blacK) =100 e retinate si doveva passare per ottenere qualsiasi stampa tipografica.

 

© Man Ray. Rayograph

 

La retinatura è un sistema sviluppato fin dai primi anni del 900 per riuscire a riprodurre in stampa con le varie tecnologie di stampa disponibili come offset, flexo, serigrafia, rotocalco, una sfumatura continua oppure una scala di grigi di varie densità definiti anche mezzitoni.

Anche i metodi di retinatura tradizionali (AM) hanno avuto una enorme evoluzione. Con l’avvento di Photoshop la retinatura per la preparazione alla stampa è diventata assai più semplice, inoltre appositi software grafici professionali chiamati RIP permettono l’uso di una retinatura assai diversa, detta stocastica (FM)I vantaggi della retinatura in Photoshop sono enormi: “Viene annullato completamente l’effetto moiré nelle sovrapposizioni dei vari colori CMYK .

Con la retinatura FM non è più necessario fare riferimento ad una struttura “a rosetta” dei punti come nella stampa dei retini tradizionali in quadricromia.

Non esistono più le varie inclinazioni dei retini tra le tinte di quadricromia CMYK tipiche della retinatura AM.”

Attualmente tutto avviene più semplicemente preparando i file con Photoshop e stampandoli su acetato. Pellicole fotomeccaniche e retini sono caduti in disuso, molto rimpianti dai puristi. Quello che una volta era possibile solo a chi aveva grande competenza ed abilità è ora “alla portata di tutti”. Forse è solo un falso problema perché in ogni caso, qualsiasi operazione si compia in Photoshop, la competenza, il sapere quello che si va facendo, è sempre fondamentale.

 

© Giorgio Rossi. Ioposterizzata.

 

È interessante constatare che l’autocromia, il primo procedimento fotografico a colori, e movimenti pittorici come il puntinilismo e il divisionismo, sono praticamente contemporanei e nascono da studi scientifici sulla scomposizione ed acquisizione “naturale” dei colori a livello retinico.

È importante sottolineare che gran parte della diffusione delle fotografie avvenne “snaturando” sia il tradizionale puro procedimento diretto di stampa su carta ai sali d’argento quanto le tradizionali tecniche che impiegavano pellicole lith e retini.

Photoshop e software vari, piaccia o non piaccia hanno enormi vantaggi rispetto ai metodi tradizionali di stampa tipografica, serigrafica, e anche “fotografica”. Sopratutto per quanto riguarda la diffusione delle fotografie a mezzo stampa o per copie plurime, via ink-jet. Fermo restante che l’esemplare unico ha e avrà sempre un valore particolare, sopratutto presso collezionisti, nell’essenza della fotografia da quando è stato inventato il negativo come matrice di partenza, è insita l’importanza di poter realizzare e diffondere copie plurime, fedeli per quanto possibile all’originale.

Tra i procedimenti che partivano da passaggi in pellicola lith ebbe un certo successo la posterizzazione, celebre la Marilyn di Andy Warhol

 

© Andy Warhol. Marilyn Monroe.

 

Grazie a qualche passaggio in pellicola fotomeccanica per eliminare i toni intermedi un ritratto di Che Guevara divenne un’icona conosciuta in tutto il mondo. Attualmente con Photoshop tutto ciò si può ottenere in pochi click.

 

Ernesto Guevara, più noto come “el Che” (1928 – 1967)

 

Non è una magia, i vari passi che il software compie per arrivare al risultato finale, visualizzabile a monitor, sono, quasi perfettamente, gli stessi passi che si effettuerebbero in campo completamente analogico con pellicole fotomeccaniche. Per arrivare alla stampa si adottano pellicole in acetato, trasparenti, stampabili con le ink-jet.

Questo per elaborazioni fortemente grafiche. Tuttavia anche la maschera di contrasto, “inventata” da Michelangelo, ai tempi della fotografia analogica pura veniva eseguita con passaggi in pellicola fotomeccanica. Insomma nulla di nuovo, sempre se si conosce la storia e l’evoluzione dei procedimenti foto/grafici.

Per quanto riguarda più strettamente la fotografia, senza eccessivi interventi di “trasformazione grafica” il foto-ritocco in Photoshop o appositi software può richiedere ore e portare anche alla totale trasformazione dei tratti somatici. Ci si può lamentare che i volti ritratti siano “piallati” ed esenti da ogni minimo difetto cutaneo.

Beh lo faceva anche Ghitta Carrell, tutto quello che si vede in rosso su questo negativo, tratto dalla Fototeca Giraldi, è stato dipinto minuziosamente con rosso inattinico prima di venire stampato su carta ortocromatica.

 

© Ghitta Carell

 

Un altro argomento interessante è il vero e proprio fotomontaggio. Procedendo con metodologie analogiche pure era sempre possibile smascherare l’inganno, un fotomontaggio non poteva mai essere veramente perfetto. In Photoshop sono possibili fotomontaggi talmente perfetti che in concorsi importanti, in caso di dubbio sulla veridicità di uno scatto è richiesta l’esibizione del raw originale.

Ovviamente un palese discostamento dal reale smaschera il trucco, non per nulla il fotomontaggio venne e viene spesso usato in immagini di satira politica. Se però l’allontanamento da quello che è ipotizzabile come reale non è evidente possono subentrare evidenti problemi etici: tutto è lecito?

Ovviamente nella fotografia di documentazione è buona cosa porsi il dubbio, nel vasto campo della fotografia più strettamente artistica e di rappresentazione è bello lasciarsi ingannare.

Però, per ritornare al tormentone sull’essenza della fotografia, penso che troppo spesso si abbia della fotografia una percezione troppo univoca, limitata ai propri interessi personali, che poco hanno a che vedere con la fotografia e la sua essenza molteplice, indispensabile alla sua diffusione.

 

 

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

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