Tra Pittura e Fotografia, tra Invenzioni e Creatività Artistica. Il Diagramma di David Hockney

Probabilmente molti di voi ricordano il film “Non ci resta che Piangere”, quando Benigni e Troisi, scoprono di trovarsi a Frittole, un immaginario borgo toscano, nel 1492 e incontrano Leonardo da Vinci. Gli suggeriscono delle possibili invenzioni, come il treno o il termometro.

Lui li guarda, cerca di capire, assume una espressione da ebete, meravigliato. In effetti non aveva tutti i torti, per lo più nessuna invenzione è a sé stante, tutte si sviluppano secondo un  ordine logico consequenzialmente a partire da precedenti scoperte. Con tutta probabilità le macchine progettate da Leonardo avrebbero potuto volare se avesse avuto a disposizione le leghe leggere. A scuola siamo stati spesso abituati a pensare a Leonardo o altri, come a dei geni, o degli scienziati a sé  stanti sebbene frutto del loro tempo. Una comunità scientifico/filosofica esisteva nell’antica Grecia.

Già intorno al III Secolo a.C. la sfericità della Terra si considerava assodata non tanto in virtù di una dimostrazione matematica, ma a seguito di una serie di osservazioni che l’ipotesi di una Terra sferica spiegava nel modo più semplice e naturale. Eratostene calcolò la circonferenza terrestre stabilendo una lunghezza di 252.000 stadi, ossia un valore compreso tra 39.690 a 46.620 km a seconda del tipo di stadio considerato; comunque una misura molto precisa per gli strumenti dell’epoca se confrontata con quella attuale di 40.075 km.

“Il Manifesto del Terrapiattismo” descrive, nei suoi punti cardine, le nozioni alla base del movimento, affrontando con rigore scientifico la bidimensionalità terrestre e il grande inganno cui miliardi di persone sono soggette quotidianamente. Il testo chiave per chiunque voglia addentrarsi nella teoria terrapiattista, si può comperare su Amazon con il Bonus Cultura e con il Bonus Carta del Docente alla modica cifra di 10,44€. Ormai la Cultura e la Scienza sono apparentemente alla portata di tutti, arrivano a casa, si legge e si è degnamente in grado di discutere alla pari con la comunità scientifica.  Non vi do il link, non sia mai che pensiate che io prenda una percentuale sulle vendite.

Oggi sembra che la possibile scienza e conoscenza e le arti  siano alla portata di tutti sul web, ma in realtà quello che gira è per lo più aria fritta, frutto di copia/incolla, è surface. Ditemi dove mai avete trovato sul web qualcosa che vi ha veramente aperto gli occhi ed influenzati.  In realtà da sempre i dialoghi e gli approfondimenti tra scienziati o artisti o anche solo espertissimi, non  sono così evidenti, bisogna andarli a cercare e per lo più sono scambi nascosti, dialoghi profondi quanto intimi e personali.  Non è che siano cose segrete,  nessun complottismo, è che chi opera profondamente in un settore  non ha tempo da perdere per dialogare col primo venuto, è anche una questione di linguaggio, non si capirebbero. È sempre stato così.

La scienza, le arti, erano esoteriche, ove per esoterismo si intende qualsiasi orientamento spirituale, rito, dottrina e conoscenza riservato a pochi eletti, da non diffondere pubblicamente, non perché vietato ma perché per lo più inutile.

Nella seconda metà del Settecento, infatti, oltre alle corti e alla Chiesa, anche la Massoneria divenne uno dei principali divulgatori e finanziatori di musica, per poter diffondere i propri ideali di libertà e autodeterminazione dell’individuo. Molti musicisti illustri divennero paladini della Massoneria e composero alcuni dei brani eseguiti durante la serata, dalla “Sinfonia (ouverture) op.18 n.1 in re maggiore” di Bach alla “Musica funebre massonica” di Mozart.

…Lo scrittore Giancarlo Prandelli, architetto, nel suo libro “Il linguaggio occulto della pittura” afferma che la pittura si basa da sempre su un costruendo esoterico in cui si collegano: Pensiero dell’artista – produzione di un messaggio raffigurativo – rappresentazione pittorica con altre immagini che si riportano alle immagini primitive; in tale processo l’artista attuava il percorso: Parola – Immagine -Ritorno alla parola e sua modifica senza sosta fino alla fine dell’opera.

Si crea cioè una sorta di matrimonio semantico tra le lettere e le figure, e tale matrimonio crea una sorta di vocabolario fatto proprio da figure e segni, per comunicare significati non palesi, questo soprattutto nel periodo rinascimentale per diversi fini esoterici, religiosi, politici, ecc. Quindi le immagini dovevano essere trasfigurate dall’ipotetico lettore, in parole e per esse, la comunicazione di un pensiero, è sicuramente questo, fratelli, un esempio molto calzante di  Esotewrismo.

Non è documentato  che Leonardo Da Vinci abbia aderito a una qualche corporazione massonica, è tuttavia evidente in lui, come in molti altri prima e a seguire, che la loro comunicazione fu non poco esoterica e simbolica. Se non la comprendiamo è perché non ne abbiamo più le chiavi. Attenzione non voglio dire che le scienze e le arti siano o siano state appannaggio della massoneria , tuttavia furono e sono ancora esoteriche. Tra scienziati ed artisti la comunicazione e il dialogo fluivano lungo canali sotterranei, la contaminazione, le influenze reciproche sono evidenti e tuttora materia di indagine tra studiosi. I disegni di base di soggetti importanti viaggiavano e venivano diffusi tra artisti grazie alla tecnica dello spolvero, che aveva il vantaggio di minimizzare gli errori (perché il disegno veniva eseguito a parte), oltre a quello di poter consentire ai pittori di replicare più volte lo stesso soggetto, adoperando sempre lo stesso disegno.

Un esempio a proposito potrebbe essere per Leonardo Da Vinci il Salvator Mundi.

 

 

Tutto ciò è solo apparentemente lontano dalla fotografia, se si intende la fotografia come possibilità di replica di un originale in partenza unico.

“Leonardo da Vinci descrisse nel 1515, nel Codice Atlantico, un procedimento per disegnare edifici e paesaggi dal vero, che consisteva nel creare una camera oscura. nella quale veniva praticato un unico foro su una parete, sul quale veniva posta una lente regolabile (come verificò Gerolamo Cardano). Sulla parete opposta veniva così a proiettarsi un’immagine fedele e capovolta del paesaggio esterno, che poteva essere copiata su un foglio di carta (“velo”) appositamente appeso, ottenendo un risultato di estrema precisione. Con la camera oscura Leonardo intendeva dimostrare che le immagini hanno natura puntiforme, si propagano in modo rettilineo e vengono invertite dal foro stenopeico, arrivando a ipotizzare che anche all’interno dell’occhio umano si avesse un analogo capovolgimento dell’immagine. L’espressione camera obscura fu utilizzata per la prima volta da Giovanni Keplero nel 1604 nel suo primo trattato di ottica, Ad Vitellionem paralipomena.”

 

 

Mumble Mumble… Camera oscura… lente regolabile… Strumento ottico.

Tra i primi strumenti ottici della storia ci sono gli specchi. “Nell’immaginario collettivo gli specchi ustori sono indissolubilmente legati all’assedio di Siracusa. durante il quale Archimede li avrebbe usati per bruciare le navi romane. L’episodio non è ricordato da Polibio (che è la fonte più attendibile sui congegni bellici ideati da Archimede durante l’assedio), né da Livio né da Plutarco, ma è riferito da varie fonti tarde.”

Lo studioso e astronomo arabo Ibn al-Heitam (ca. 965-1040 d.C.) è stato probabilmente il primo a ipotizzare  che due lenti levigate potessero risolvere problemi visivi, ci vollero secoli perché quella intuizione avesse un riscontro utile. Furono dei monaci italiani, nel 13° secolo, a riuscire a produrre una lente semi-sferica di cristallo di rocca e quarzo che se posizionata su un foglio scritto ne ingrandiva i caratteri. Tuttavia si era ancora lontani da uno strumento ottico, Leonardo parla di lente regolabile. Nel 1550 Gerolamo Cardano utilizzò una lente convessa per concentrare la luce e aumentare la luminosità del foro stenopeico, nel 1568 Daniele Barbaro aggiunse un diaframma per ridurre le aberrazioni. Tutto ciò in Italia, ma non è detto che non sia accaduto in modo assai simile altrove.

 

Canaletto. Disegni in Camera Oscura

 

L’evoluzione degli obiettivi  è molto interessante, pare che inizialmente gli studi fossero volti a migliorare il funzionamento delle camere oscure.

Chi ha messo occhio dentro una camera oscura dotata solo di foro stenopeico sa bene che è assai buia, seguire con la matita i contorni di ciò che viene proiettato all’interno, su un foglio non è davvero facile. In questi ultimi anni alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che tanto realismo si dovesse all’utilizzo di strumenti ottici.

Secondo queste ricerche Caravaggio, Van Dyck, Vermeer, Memling, Raffaello, Giorgione, Bronzino, Velazques e Ingres – per citare solo alcuni tra i più celebri – utilizzavano sistemi ottici

 

 

David Hockney, artista e fotografo notissimo, forse il primo a fare composizioni di Polaroid insieme al fisico ottico Charles Falco, nel libro Secret Knowledge ha ipotizzato un diagramma in cui  la linea rossa indica l’immagine riprodotta con l’ausilio della lente, quella nera la tradizione della pittura basata sullo studio dal vero.

La sua ipotesi è che in alcuni momenti di questa evoluzione storica la linea nera si avvicinò a quella rossa, in quanto gli artisti furono influenzati dalle immagini osservate attraverso le lenti. Il primo di questi momenti si colloca intorno al 1430 nelle Fiandre.

 

Lorenzo Lotto. Marito e moglie. 1543

 

In un ulteriore articolo l’alto realismo, assolutamente “fotografico” di varie opere non solo fiamminghe, come per esempio “Marito e moglie”, di Lorenzo Lotto, 1543, è spiegato entrando ad analizzare i dettagli dell’opera.

Certamente poteva essere raggiunto anche con altre tecniche, ma difficilmente ci sarebbe stato uno sfuocato fotografico nei vari piani del quadro.

 

Lorenzo Lotto. Marito e moglie. 1543.Particolare

 

Interessantissima è la spiegazione in un video dell’opera “Il ritratto dei coniugi Arnolfini” un dipinto a olio su tavola (81,80×59,40 cm) del pittore fiammingo Jan Van Eyck, realizzato nel 1434 e conservato nella National Gallery di Londra.

Con Van Eyck nasce il ritratto moderno, “al naturale”, non più di profilo alla maniera classica, ma di tre quarti, in cui appaiono tutte le caratteristiche somatiche del personaggio insieme alle sue doti interiori e all’indicazione dello stato sociale.

 

Jan Van Eyck. Il ritratto dei coniugi Arnolfini

 

Siamo nel 1434, Leonardo da Vinci descrisse la camera oscura nel  nel 1515, circa 80 anni dopo. Come detto le informazioni scientifiche e le tecniche viaggiavano e si diffondevano rapidamente.

Il fatto su cui meditare è che quando fu inventata la fotografia tutto era già pronto per renderne possibile l’invenzione.

C’era la camera oscura, c’era uno strumento ottico, addirittura un obiettivo, c’erano anche materiali sensibili. Da tempo i chimici avevano assodato che i sali d’argento annerivano se esposti alla luce. C’erano già stati esperimenti di proto-fotografia a proposito, sensibilizzando delle bottiglie in vetro.

Il 5 maggio 1816, Joseph Niépce descrisse al fratello Claude il suo esperimento con un foglio bagnato di cloruro d’argento,  esposto all’interno di una piccola camera oscura. Nel 1840 Joseph Petzval produsse il primo obiettivo calcolato matematicamente.

 

 

Mancavano ancora alcune rifiniture importanti per potere apprezzare l’invenzione, le fotografie appena prodotte svanivano, il fatto era di una certa gravità.

Sir John Herschel, all’oscuro delle sperimentazioni dei colleghi, utilizzò i sali d’argento ma, grazie alle precedenti esperienze con l’iposolfito di sodio, ottenne il fissaggio  indispensabile a stabilizzare una fotografia rendendola virtualmente eterna.

 

© David Hockney,

 

Da qui si continuò a fotografare, per lo più sempre più rapidamente, sino ai giorni nostri, dimenticando ahimè sempre più di dare un significato simbolico o quanto meno una vera necessità alle fotografie prodotte. Da attività iniziatica ed esoterica a fenomeno di massa, accessibili a tutti.

Come la penso io? La fotografia è democratica, è per tutti… ma non tutti sono per la fotografia. Però il diagramma di Hockney è anche interessante per il verso opposto. Si può osservare che quanto più facile e “precisa” diventa la fotografia, tanto più spesso gli artisti, da Manet, Cezanne e Van Gogh in poi, tendono a distanziarsi da questa precisione, prendendo strade diverse, disegnando o dipingendo quello che non era possibile fotografare.

 

© David Hockney,

 

Man Ray diceva: fotografo quello che non posso dipingere, dipingo quello che non posso fotografare.

Poi, intorno al 1970, inizia la manipolazione al pc col quale si possono anche eseguire opere “pittoriche” e il rapporto tra opere realizzate manualmente  con camera oscura e  strumenti ottici, o direttamente  in fotografia analogica o digitale con successive elaborazioni manuali, diventa intricato.

Se è indubbiamente vero che l’arte pittorica ha influenzato la fotografia è assolutamente vero anche il contrario e tali influenza reciproche continuano ancor oggi.

 

Mattew Cornell

 

Per esempio Mattew Cornell è un artista iperrealista americano.

Le sue tele, partendo da un confronto minuzioso con un’immagine fotografica, tendono ad andare, per verità, al di là della stessa realtà oggettiva dell’immagine elettronica.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

 

 

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