Tra Accessori e Necessori

Molti amici fotografi sono appassionati di musica, non pochi suonano, anche assai bene, altri ascoltano. Penso sempre che si fanno paralleli tra fotografia e scrittura, sono entrambi linguaggi anche se assai diversi. Anche il rapporto tra musica e fotografia è importante, in fondo la musica si trasmette per simboli grafici, è anch’essa una sorta di grafia, o meglio una volta lo era assai di più, attualmente si va molto ad orecchio. Però l’armonia e il ritmo in fotografia e in musica sono altrettanto importanti, è non solo estetica ma anche contenuto. Spesso in fotografia sono necessari degli accessori, non bastano fotocamera, obiettivi e pc o strumenti da camera oscura. Siamo sommersi da ammennicoli di tutti i generi. In musica o meglio nel settore audiofilo un mio amico, Bebo Moroni, giornalista a suo tempo per Audioreview e Stereoplay aveva coniato un termine simpatico: necessori.

 

 

Cosa sono i necessori? Sono degli accessori che non sono accessori, gli accessori sono facoltativi, i necessori sono indispensabili. Servono a rifinire la musica ad esaltarla eliminando piccoli e grandi disturbi o interferenze nel viaggio della musica tra le maglie di una catena Hi-fi, a partire da dove la musica viene “prelevata “ da un supporto, per finire dove esce dagli altoparlanti. Clamp, tappetini, basi per giradischi, spike, cavi ecc. una marea di necessori. Vai a sapere se abbiano una validità effettivamente dimostrabile scientificamente, a volte sicuramente la hanno, altre volte probabilmente è solo suggestione. Tuttavia non c’è nulla da criticare, siamo fatti così, in fondo anche in medicina l’effetto placebo è importantissimo.

La nostra fotocamera la sentiamo nuda senza un thumb up dove appoggiare il pollice, che simuli la leva di carica della quale nelle fotocamere digitali siamo orfani. Oppure un pulsante di scatto, concavo o convesso, in metallo o in legno avvitato sul pulsante originale. Rende lo scatto più morbido e graduale. O un grip che aumenti la presa. Servono realmente? Ci aiutano a fare foto migliori? Se ci sentiamo più a nostro agio, con tali accessori, se sentiamo la fotocamera più nostra, una nostra estensione, servono, diventano necessori. Poi, da sempre, ci sono accessori utili in ripresa.

Praticando la pellicola b/n i filtri rosso, arancione, giallo, sono assai utili per rendere al meglio il cielo scurendolo un poco, il filtro verde serve a rendere meglio la carnagione. Questi filtri possono essere anche non fisici, impostati nelle digitali in ripresa oppure se ne può ottenere l’effetto in photoshop. Ne ho parlato in un recente articolo. C’è praticamente un solo filtro il cui effetto non può in alcun modo essere ben riprodotto in photoshop: il filtro polarizzatore.

 

© Giorgio Rossi

 

Molti pensano che serva solo a fotografare le barche che sembrano sospese sul mare o a eliminare i riflessi dalle vetrine e quindi non lo usano. Anche perché non c’è nulla che attiri un fotografo come i riflessi nelle vetrine e nelle pozzanghere.

A prescindere dal fatto che ci possono essere interferenze col sensore, e quindi non tutti i polarizzatori vanno bene con tutte le fotocamere. A volte si è costretti ad andare un poco per via sperimentale, o farsi consigliare in un buon negozio. Ma non è questo il punto. Non è detto che un riflesso vada eliminato totalmente. Bisogna osservare con attenzione l’effetto nel mirino, ruotando gradualmente il filtro.

Per esempio per il fogliame è utile eliminare un poco i riflessi, la densità del verde risalta, ma se si estinguono diventa tutto meno credibile, meno realistico. Tuttavia pochissimi conoscono ed usano appropriatamente il filtro polarizzatore in fotografia digitale.

 

© Gianluca Polazzo

 

Invece i filtri ND sembrano essere un must. Leggo addirittura in un sito “I filtri ND sono strumenti insostituibili nella fotografia di paesaggio e non solo”. E rabbrividisco. Già, già, come quando leggo che per fare foto di paesaggio sia indispensabile un 8mm.

Va detto che sono vecchio e pigro. Ho portato con me un Triman Manfrotto per molti anni, un macigno, ma scattando in dia 50 Asa con diaframmi chiusi il cavalletto spesso era utile.

 

© Gianluca Polazzo

 

Ora preferisco alla mattina dormire e non svegliarmi all’alba per raggiungere uno specchio d’acqua e fare meravigliose foto con l’acqua seta standomene lì ad aspettare mezz’ora al freddo dopo aver montato sull’obiettivo un filtro ND 1000 per ridurre la luminosità di 10 stop. E mi chiedo: “ma che vi ha fatto di male l’acqua per farla diventare latte?” ok bell’effetto, ma appunto effetto. L’acqua è vita, respira, gorgoglia, scorre, spruzza, zampilla, facciamola vivere nelle foto!

Magari non geliamola del tutto con uno scatto rapidissimo, un pizzico di movimento ci sta bene, ma un pizzico.

Vabbè ce ne sono di belle di foto con l’acqua seta, ma è anche una moda, vista una viste tutte, o quasi.

Apprezzo invece l’uso che fa del filtro ND l’amico fotografo Gianluca Polazzo.

 

© Gianluca Polazzo

 

Mi ha detto: “Sono fondamentalmente pigro per ciò che riguarda l’impegno che dedico all’uso della macchina fotografica. Sono stato abituato a lavorare a 400 iso (o asa), quando c’era la pellicola, quindi ho sviluppato la capacità di valutare la luce “a occhio” pensando sempre a quella sensibilità.

Questo mi aiuta a essere più veloce nell’impostare la macchina fotografica e soprattutto non richiede la conversione del rapporto tempo/diaframma in altri valori.

Anche col digitale, pur provando e riprovando, alla fine la scelta cade su una sensibilità standard a 400 iso.

 

© Gianluca Polazzo

 

Grosso vantaggio, quando si vuole essere veloci, meno quando ci si trova alle prese con ottiche super luminose.

E proprio da qui, dalla scelta di una di queste ottiche, che ho speso molto tempo ad ad imparare ad utilizzare i filtri ND in modo inconsueto, rispetto a quello che, forse, è il loro naturale utilizzo.

 

© Gianluca Polazzo

 

Ho scelto di usare principalmente il Noctilux-M 50mm f/0.95 perché adoro lo stacco dei piani che offre e quindi, per usarla in ogni condizione di luce, l’unica soluzione è avere sempre montato un filtro ND.

Averne di diversa densità però risulta fastidioso perché richiederebbe un continuo cambio del filtro in relazione al variare della luce.

 

© Gianluca Polazzo

 

Alla stessa ora tra le zone in luce e quelle in ombra ci possono essere anche 3-4 stop di differenza in qualche metro di distanza.

n problema quando ti trovi ad avere un filtro ND da 6 stop e devi fotografare in luce scarsa.

 

© Gianluca Polazzo

 

Quindi, tenendo fermi come parametri i 400 iso e la volontà di fotografare a tutta apertura, l’unica soluzione è stata quella di montare un filtro ND

Variabile, cioè un filtro ND che possiede vari step di filtraggio della luce: nel mio caso da 1 a 6 stop.

Va da sé che, per avere la precisa idea di ciò che si fa, l’uso risulta quasi sempre tutto aperto o tutto chiuso in modo da avere come riferimento f1.4 o f8.

 

© Gianluca Polazzo

 

Niente lunghe esposizioni, quindi, ma la necessità di far passare la giusta quantità di luce attraverso una lente “affamata”.

In buona sostanza…a me piace la profondità a 0 quindi non ho alternative.”

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

 

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