Non so bene cosa possa passare nella mente di un fotografo quando sottopone un suo progetto o portfolio ad un lettore o a un possibile committente.  È un esame, come scrisse Edoardo de Filippo  nella commedia “Gli esami non finiscono mai”

«Mi sono scocciato di sottostare alla legge del vivere civile che ti assoggetta a dire sì senza convinzione quando i no, convintissimi, ti saltano alla gola come tante bolle d’aria.», forse è questo, da un lato un desiderio di rivalsa, da un lato timidezza, ansia di prestazione, che se ti chiedono il tuo nome quasi non te lo ricordi, la testa è vuota e al contempo piena di sogni e desideri. Enorme senso di liberazione, respiro finalmente profondo, se tutto va bene.

Mi è capitato di provare sensazioni del genere all’esame di maturità e successivamente ad esami universitari. Avevo davanti un Prof, o una commissione esaminatrice. Potevano mettermi a mio agio o non farlo. Ad un certo punto la chiusi con l’Università, mi dedicai al lavoro. Con un committente era diverso, ben raramente metteva a proprio agio, se non avevo capito quello che gli serviva era solo colpa mia, di questo divenni presto consapevole. Divenni anche presto consapevole che c’erano “necessità superiori”, raccomandazioni talvolta “mafiosette”, in alcuni ambiti lavorativi, specie in riviste, lo accettai. In fondo ognuno di noi è una piccola pedina in un grande gioco, che trova il suo senso in sé stesso, è autoreferenziale come del resto lo sono io.

Mi è capitato di vedere fotografi alquanto “fotorroici” nel presentare i loro progetti/portfolio. A volte il lettore anagramma le foto stese su un bancone davanti a lui, può essere che una sequenza diversa abbia una importanza migliorativa, spesso le fotografie sono troppe, toglierne qualcuna è come ricevere una coltellata, si sanguina, capisco, il fotografo è emotivamente affezionato a tutte le sue creaturine.

C’era un giochino carino a cui si è spesso sottoposti iniziando a scrivere articoli… si inizia a scrivere un testo di 60 righe, poi si deve ridurlo a 30, infine a 15, cercando di salvaguardare al massimo la comunicazione di un contenuto.

Duane Michals era sublime in piccoli progetti concettuali, potevano essere espressi anche in una sequenza di sole 4 foto. La riduzione in numero delle foto di un progetto/portfolio è possibile in tutti i generi di fotografia. Potete raccontare in pochissime foto una architettura quanto uno spritz con gli amici al bar.

 

Duane Michals.

 

Ogni fotografia a sé stante è sintesi, potrebbe bastare a sé stessa, invita a soffermarsi con gli occhi, con la mente su quella foto, a cercarci dentro… più foto in sequenza sono un racconto che si svolge nel tempo che scorre. Se le foto appartenenti a un progetto sono molte diminuisce il tempo di attenzione che si dedica ad ogni singola foto. Se sono troppe l’osservatore si annoia e si passa oltre.

Molti anni or sono, ero praticamente agli inizi della fotografia, realizzai un progettino  “La Cosa”. Originariamente era in 10 scatti, ho provato a ridurli a 7, ho sanguinato un poco, tuttavia si può fare, obiettivamente non credo che la serie abbia perso molto. Il testo:

Una mattina in primavera, seduto sulla spiaggia deserta,

con gli occhi chiusi a guardare il mare dove finisce ogni pensiero.

Un leggero rumore, vidi o credetti di vedere, la “cosa”.

Volteggiava leggera, sembrava danzare.

Restavo immobile per non spaventarla.

Forse la “cosa” non conosceva il mare,  un’onda malvagia la prese.

Il silenzio era grande ora, come sempre quando assisti impotente a qualcosa

che non puoi evitare. La “cosa” si trascinò a fatica sulla riva,

si asciugò, riprese fiato, tornò a volare, svanì.

Compresi allora che tra sensazione e certezza si estende una terra di nessuno

dove tutto è possibile.

 

 

Testo e foto, credo che leghino bene, spero che riescano a catturare l’attenzione del fruitore. Il tentativo era di realizzare una sorta di piccola magia, distrarlo dal “come” è stata realizzata la serie. Il prestigiatore fa esattamente questo, distrae lo spettatore  con il suo racconto, con gesti inutili, indirizzando l’attenzione su quelli, così lo spettatore non si accorge del trucco.

Il testo, il concetto, della serie mi era già chiaro prima di realizzarla, è ispirato ai lavori di Duane Michals.

Avevo studiato tutto in anticipo, per fortuna le condizioni meteo e il vento mi furono amiche. Dunque una scala e un lenzuolo. Un complice in cima alla scala, approfittando di una folata di vento lanciava il lenzuolo, dovevo coglierlo al volo. Erano possibili solo gli scatti prima che il lenzuolo si bagnasse… Quindi gli scatti in cui il lenzuolo riprendeva il suo volo, furono realizzati prima che ne prendesse possesso il mare.

Sì ma come, dato che il vento soffiava solo in una direzione? Semplice. Stampando i negativi della ripresa del volo inserendoli al contrario nell’ingranditore, dorso pellicola in giù. La sequenza di scatto fu 1, 2, 5, 6, 7, 3, 4.

 

Duane Michals.

 

ED ORA, PROVACI ANCHE TU.

Per tornare a noi, insieme a Giordano abbiamo ordito un modo simpatico di mettersi in gioco… ci vuole fantasia e un pizzico di impegno.

Prova a mettere insieme un piccolo progetto in 7 foto. Meglio scattarle ex novo, andarle a cercare nel profondo dei tuo hard disk  può portare a mettere insieme un progetto tirato per i capelli. Qualche suggerimento…

Potrebbero essere 7 foto di street nelle quali si trovano forti motivi che le accomunano, esteticamente e nel contenuto. Potrebbero essere la descrizione esterni-interni di una architettura interessante. Potrebbe essere una sequenza temporale, tipo 7 scatti eseguiti ad intervallo di 7 minuti all’uscita di una fermata di metropolitana o bus.

Inviaci a info@nocsensei.com le tue Sette fotografie per Un Progetto, corredate da un titolo e da un breve testo che le racconti. I progetti ricevuti verranno raccolti in un articolo nel quale proveremo ad analizzare le sequenze e l’efficacia della selezione eseguita.

Le sette fotografie che compongono il progetto dovranno essere:

  • In formato jpeg (del peso singolo per ogni fotografia non inferiore ad 1MB e non superiore a 10MB)
  • ⁠Nominate progressivamente dalla 1 alla 7 secondo l’ordine che avete scelto per progetto.

Inviate le vostre Sette fotografie per Un Progetto tramite email a info@nocsensei.com indicando nell’oggetto della email Sette fotografie per Un Progetto e allegando quanto richiesto (titolo, breve testo e 7 fotografie nominate da 1 a 7)

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

Duane Michals. Paradise Regained

 

 

 


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