Ritratti, ritratti, ma cos’è un ritratto?

Non voglio fare distinzione tra la figura ambientata e il faccione, sempre ritratti sono, anche se la figura ambientata mette appunto in relazione con l’ambiente circostante, che può contribuire a dare una profondità al “carattere” del soggetto ripreso, mentre nel faccione ripreso, talvolta addirittura col 135mm, l’ambiente è del tutto eliminato. Spetta solo alla espressività raccontare il soggetto, al feeling reciproco che si instaura tra chi viene ritratto e il fotografo.

Partiamo dalla definizione di ritratto che ci offre Wikipedia è un ottimo spunto di partenza: “Il ritratto è in generale ogni rappresentazione di una persona secondo le sue reali fattezze e sembianze: propriamente si riferisce a un’opera artistica realizzata nell’ambito della pittura, della scultura, del disegno, della fotografia o anche, per estensione, la descrizione letteraria di una persona. Nell’arte esso rappresenta uno dei soggetti più rilevanti, Il ritratto non è mai una vera riproduzione meccanica delle fattezze, vi entra comunque in gioco, per definirsi tale, la sensibilità dell’artista che nel processo creativo della sua opera interpreta le fattezze del modelli secondo il proprio gusto e secondo le caratteristiche e dell’arte del tempo in cui opera

Indubbiamente farsi fare un ritratto ben fatto è stato sempre appannaggio di persone abbienti, dato che i bravi artisti non lavoravano gratis. Ci voleva tempo a fare un bel ritratto, doveva aver tempo per posare anche il soggetto ripreso. Il nobile padrone poteva permetterselo, il suo contadino no.

C’era sicuramente in chi si faceva ritrarre consapevolezza nel posare per offrire di sé l’immagine che riteneva opportuna per passare alla storia. Durante una giostra a cavallo Federico da Montefeltro perse l’occhio destro, prese così la decisione di farsi tagliare la parte superiore del naso, per non ostacolare la vista dell’occhio sinistro. Perciò in tutti i ritratti successivi compare di profilo dal lato sinistro. Celebre quello di Piero della Francesca.

 

Piero della Francesca

 

Un ritratto forzosamente molto atipico, di solito il punto di vista è più frontale. Un ritratto che fa pensare a quanto il buon Federico desiderasse che la sua immagine passasse alla storia e a quanto dovesse essere di carattere fiero per riuscire a sorpassare l’imbarazzo nel posare. La sua storia è condensata in quel ritratto, non lo possiamo immaginare diversamente.

Passarono non pochi anni e voilà, con lo stupore incredulo di ogni possibile astante, ecco un nuovo metodo per ottenere rapidi e somiglianti ritratti a prezzi accessibili: la fotografia. Per praticare la nuova arte bastava qualche conoscenza di chimica, fisica ottica e buone doti di affabilità e savoir faire.

 

© Marcel Duchamp

 

I pittori in genere non ne furono molto soddisfatti e si diedero a dipingere cose “stranine” che in fotografia era difficile riprendere. L’arte pittorica fu influenzata dalla nascita della fotografia e sopratutto del cinema.
Marcel Duchamp, “Nudo che scende le scale” è un’astrazione del movimento. Forse in qualche modo era nell’aria causa dell’invenzione del film, del cinema. L’idea di un nudo che scende una scala, a causa del fatto che l’artista aveva visto fotografie chiamate chrono-fotografie.

 

© Marcel Duchamp

 

Pochi anni dopo il fotografo Harold Eugene “Doc” Edgerton, (Fremont, Nebraska il 6 aprile 1903) con il flash stroboscopico portò ai vertici gli studi sul movimento.

 

© Harold E. Edgerton

 

Tra i primi fotografi ritrattisti probabilmente il più importante fu Nadar (Gaspard-Félix Tournachon)

Ben inserito tra letterati ed artisti, aveva intuito l’importanza del ritratto introspettivo? Nella definizione di wikipedia si parla di gusto personale, ma anche di canoni estetici dei tempi. È normale che colpiscano quei canoni estetici, quelle mode ora desuete, e conferiscano, osservando oggi quelle foto, un valore aggiunto che l’autore non poteva avere preso in considerazione.

C’è anche altro? Osserviamo il ritratto di Baudelaire eseguito da Nadar. Il poeta aveva detto peste e corna della fotografia, poi si fece ritrarre in varie sessioni di posa. Erano ritratti diciamo così ufficiali, nei quali evidentemente Baudelaire si riconosceva. Così come probabilmente avvenne per moltissimi altri.

 

© Gaspard-Félix Tournachon Nadar. Charles Baudelaire

 

Tra cui Sarah Bernard, morbidamente sensuale ed intensa negli scatti di Nadar. Trasgressiva molto più che in pose riprese da altri fotografi. “le donne che persistono sono pericolose… perché trionfano!” affermava.

Oggi quelle fotografie fanno parte dell’immagine mentale che abbiamo dei   personaggi immortalati non meno delle loro vicende personali, delle loro opere. Sempre naturalmente se si sa chi furono i soggetti ripresi, altrimenti per lo più diventano solo persone, non più personaggi.

 

© Gaspard-Félix Tournachon Nadar. Sarah Bernhardt

 

Probabilmente entrava ed entra in gioco anche l’introspezione, o quantomeno il rapporto che il fotografo riesce ad instaurare col soggetto ripreso. Dunque fotografo e psicologo? Può essere, indubbiamente contano tante cose che confluiscono al momento del click, sia mentali che tecniche. Per esempio non è solo questione di disposizione delle luci, anche il tempo di posa può avere notevole influenza sulla espressività del risultato finale.

Quel tempo lungo una manciata di secondi in cui il fotografo e il soggetto, immobile, si guardano occhi negli occhi mentre l’obiettivo fa entrare la luce, permette di registrarla, scrivendo sulla superficie sensibile. Una profondità che molte attuali istantanee assai spesso non sembrano avere. È solo illusione? Forse no, dato che non pochi fotografi di oggi ricuperano le antiche tecniche e il tempi di posa lunghi.

 

© Dennis Ziliotto

 

Tra questi ho sentito il parere di Dennis Ziliotto, noto in campo internazionale e dedito da anni con grande passione all’antica tecnica del collodio umido: “Un ritratto se non ‘contiene’ almeno una decina di secondi non è da considerarsi tale! Io la vedo così… la mia fotografia è fatta al 99% di ritratti, se non vedo il soggetto in posa per qualche secondo in più diventa qualcosa di non reale, il ritratto ‘frazione di secondo’ è solamente congelare l’istante ma non l’istinto della persona ritratta, solo attraverso un tempo lungo il soggetto si mostra… prima è impossibile”.

Dei ritratti di Dennis si apprezza l’arte, il fotografico, non importa chi siano le persone ritratte, si intuisce però che il rapporto instauratosi tra fotografo e soggetto è stato importante, un rapporto iniziato molto prima di arrivare allo scatto.

 

© Dennis Ziliotto

 

Osserviamo altri celebri ritratti, quello di Picasso, in posa, eseguito da Irvin Penn, e l’istantanea scattata da Robert Capa.

L’intensità del ritratto di Irving Penn rende assai bene la complessità personaggio ripreso.

 

© Irving Penn

 

Solo riconoscendo Picasso si evince che chi regge l’ombrellone alla giovane Françoise Gilot, (Costa Azzurra, Golfe-Juan,1948) è il famoso pittore, suo compagno, non un bagnino.

 

© Robert Capa

 

Passiamo a un celebre ritratto di Richard Avedon. Marilyn Monroe, New-york city, may 6,1957. Tra uno scatto e l’altro il fotografo è riuscito a fermare una espressione fugace che coglie la povera Marilyn in tutta la sua fragilità.

Un attimo, ma raggiunto probabilmente attraverso molti scatti, a volte una sequenza di scatti è per così dire catartica, liberatoria, permette di arrivare al profondo come una lunga posa.

 

© Richard Avedon

 

Una sorta di cerchio che si chiude, da una parte dell’obiettivo i fotografi: Nadar, Penn, Capa, Avedon, molti altri, dall’altra persone, o meglio personaggi: Baudelaire, Sarah Bernard, Picasso, Marilyn, molti altri. Una foto è importante per conoscere il personaggio ripreso, anche dal punto di vista prettamente fotografico. Si può dire che non ci sono più personaggi veramente importanti e di conseguenza nemmeno grandi fotografi ritrattisti? Forse…. Allora che si fa?

Posso fotografare Daniela? No e sì… Solo io, lei, i suoi genitori e parenti, sappiamo che è Daniela, molti anni or sono. Sappiamo anche che attualmente Daniela ha due figli. Per tutti gli altri eventuali osservatori è solo una bimba che mangia lo yogurt, prigioniera di quel momento, magari non vedranno alcun valore fotografico nel ritratto, sicuramente hanno perfettamente ragione. Probabilmente l’interesse per i nostri ritratti rimarrà solo nel nostro ristretto ambito di conoscenti. È normale che sia così.

A volte i ritratti sono interessanti per lo sconosciuto osservatore, più spesso non lo sono. Possiamo apprezzarne il lato tecnico, spesso non ci dicono molto dal punto di vista fotografico, non ci portano a immaginare alcunché.

Ci sembra di vedere il fotografo che, mentre dispone le tre fonti di luce come da schema standard appreso scrupolosamente, dice a una ragazza: “mettiti come se stessi pensando a qualcosa di triste, poi ci aggiungo un pensiero rubato a un qualche famoso poeta”.

Click!

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

© Giorgio Rossi

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