Que reste-t-il de nos amours…..

“Que reste-t-il de nos amours, que reste-t-il de ces beaux jours. Une photo vieille photo de ma jeunesse” cantava Charles Trenet…

Uno degli interrogativi che come un tormentone ruotano sempre nel web quando si parla di fotografia è: “che fine faranno le mie fotografie?” Molti desiderano che le loro opere fotografiche vivano in eterno. Quindi backup su drive esterni, su ssd , su cloud… anche se qualche malevolo insinua che tanto comunque i jpeg oggi prodotti in futuro, per varie ragioni, non si potranno leggere in alcun modo. Avvertiamo a pieno la fragilità delle nostre fotografie, ce ne preoccupiamo, vorremmo salvaguardarle. Non credo che Picasso si sia preoccupato più di tanto perché Guernica rimanesse inalterata nei secoli. Eppure era un’ opera unica.

Agli albori della fotografia certo non si aveva la consapevolezza che una fotografia stampata potesse durare centinaia di anni. Solo ora ne abbiamo la prova e cerchiamo l’eternità per la nostra opera omnia fotografica, senza esclusione di alcuno scatto, senza alcuna selezione.

Solo i dati exif (siano benedetti) conservano memoria di fotocamera, obiettivo, esposizione, secondo, minuto, ora e giorno in qui è avvenuto lo scatto, anche se non raccontano perché è avvenuto lo scatto. Solo talvolta lo possiamo desumere l’occasione dal contenuto dell’inquadratura. Eh l’impermanenza, che bella parola!!! È un concetto filosofico non da poco, allude alla transitorietà dei fenomeni: tutto è passeggero, tutto muta, niente è eterno. La permanenza non è che un’illusione, saperlo accettare dovrebbe permettere di guardare serenamente al fluire delle cose. Molti dicono che solo la fotografia argentica è eterna, che il resto non è fotografia ma solo un enorme numero di bit.

Chissà magari è anche vero, in ogni caso i nostri ricordi li ritroviamo sfogliando album di fotografie famigliari. Ma sono nostri ricordi e se sfogliando il nostro album torniamo indietro di più di due generazioni per lo più non sappiamo nemmeno i nomi delle persone ritratte. Il nostro album potrebbe essere scambiato alla pari con quello di un’altra famiglia amica, pochi sfogliandolo si accorgerebbero dello scambio.
Di mio nonno ho vaghissimi ricordi, morì che ero bambino. Ero quasi adolescente quando trovai in un ripostiglio l’eredità che mi aveva lasciato. Una chitarra di liuteria napoletana pregiata, una Olivetti che sembrava la copia in negativo dell’altare della patria.

 

 

Una scatola piena di lastre stereoscopiche in vetro, un visore in legno con due oculari. Le scattò alla fine della prima guerra mondiale.

Mi diedero il pane e il piacere quegli oggetti in seguito, per moltissimi anni. Sono stato fortunato.

Ricordi, ma fu grazie a quei ricordi che sin da piccolo iniziai ad interessarmi alla fotografia.

Dunque solo la fotografia argentica ha un vero valore? La fotografia numerica fragile e in-permanente, per il fatto di essere destinata con tutta probabilità all’oblio avrà scarsa rilevanza nella storia della fotografia? Una foto postata in una pagina facebook è solo destinata a sparire nel buio del web dopo alcune ore lasciando solo la flebile traccia di qualche like raccolto?

Penso al contrario che la fotografia d’oggi abbia un’importanza notevolissima anche se diversa dalla fotografia del tempo che fu. È una fotografia della condivisione, del pensiero immediato e indifferibile. Hic et nunc. È una fotografia fluida che evolve rapidamente, segue mode e stagioni,   se scompare non scompare del tutto invano, genera contaminazioni, influenze reciproche. Attraverso questa fotografia persone che magari non si sarebbero mai incontrate magari si incontrano e si conoscono anche nel reale, altrimenti può capitarci di scoprire con stupore che dall’altra parte del globo qualcuno ha idee assai simili alle nostre, esprimendole in un modo che sentiamo vicino, ci fa sentire meno soli. Forse uno dei mali odierni più grandi è la solitudine, anche se non siamo pochi.

Raramente questa Fotografia ci darà soddisfazioni economiche, ma non è detto che debbano essere le uniche soddisfazioni possibili. Il solo reale pericolo è l’essere troppo incentrati nelle proprie fotografie, il non saper vedere quelle degli altri con la dovuta attenzione.

Mai come oggi la fotografia serve per costruire ponti, per unire, è importante recepirla in tal senso, evitare di rifugiarsi nel pessimismo cosmico, nel rimpianto del tempo che fu, solo allora di tutta questa Fotografia rimarrà qualcosa, dentro e fuori da noi.

 

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

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