Perché molti musicisti sono fotografi e viceversa?

Di nonno Gino ricordo solo un flash un poco indefinito. Io sulle sue ginocchia, sto mangiando una fetta di pane e miele, sgocciola tra i tasti della sua macchina da scrivere impiastricciando tutto. Passarono molti anni prima di trovare la sua eredità nascosta tra roba inutile in un sottoscala. Una macchina da scrivere, anzi l’altare della Patria delle macchine da scrivere, una Olivetti M20, scritte oro, i tasti che sembravano pistoni di una tromba. Una scatola piena di lastrine stereo scattate durante la guerra 15-18, visore in legno. Una chitarra, spalla mancante, di  liuteria napoletana.

Mai avrei pensato che tutto ciò che metaforicamente faceva parte di questa eredità in seguito mi avrebbe dato da mangiare e che la musica avrebbe sempre accompagnato la mia vita. Credo che musica, fotografia, parole, abbiano molto in comune. Ovviamente iniziai a scrivere a macchina, poesiole e raccontini romantici, come faceva allora quasi ogni ragazzo di buona famiglia, adolescente, un poco timido, spesso solo. Le ragazze, lo appresi anni dopo, per lo più scrivevano diari.

 

© Graham Nash. David and Christine (1969)

 

Appresi qualche rudimento dal corso che teneva Franco Cerri su Ciao Amici arrivai anche a qualche piccola esibizione pubblica, da solo o in gruppo, per fortuna non ne rimangono tracce. Mi trovai consapevolmente davanti a un alto muro, scavalcarlo non era possibile, girarci intorno nemmeno, così lasciai perdere, pur continuando ad ascoltare avidamente musica di ogni genere. Fortuna volle che ancora anni dopo mi prese la febbre della fotografia che tutt’ora non mi ha del tutto abbandonato. Parole scritte a macchina, in seguito la classica lettera 32, mi servirono a corredare articoli illustrati da mie fotografie. Sui nessi tra parola scritta, in particolare poesia, e fotografia ho indagato varie volte insieme all’amico di sempre, filosofo e poeta, Francesco Paolo Tanzj.

Servono kg di parole per spiegare o raccontare una fotografia. Basta una foto per dare una credibilità ad un articolo che a volte non la meriterebbe.

 

 

Cos’è la musica? Ce lo racconta Stefano Pogelli in un interessante intervento.

La Musica è autodisciplina, è ricerca, sacrificio, è accettazione degli altri,  consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti, dovere anzi obbligo di ascoltare gli altri, di armonizzarsi, non c’è parola più bella di armonia… la musica dovrebbe rappresentare la forza morale di una Nazione, il senso dell’etica, lo diceva anche Platone,  dovrebbe essere uno strumento di educazione civica…

Come stiamo sempre più allontanandoci dal quel 12 marzo 2011 e da quegli ideali che ci avevano uniti per molti anni, prima, a partire dalla nostra adolescenza e  da una acquisita consapevolezza. Sembrano passati millenni da Woodstock 15-18 agosto 1969, sono passati 54 anni, non pochi ma sembrano troppi.

La Fotografia in tutto ciò che ruolo aveva ed ha attualmente?

Ripenso all’album bianco dei Beatles, ai ritratti all’interno scattati da John Kelly. Mi sembrano cristallizzati nel tempo, li penso ancora così come erano, come ero, come eravamo. In rete si trovano molte foto dei Beatles, mentre giocherellano con una Pentax SP.

 

© Ringo Starr

 

Erano Pentax Ambassador, le avevano avute in regalo? Potrebbe essere, però fu una fotocamera molto diffusa, non metteva soggezione come certe professionali, a quei tempi non c’erano smartphone per fare fotografie, la fotografia si stava diffondendo enormemente, sopratutto per diletto, per trattenere ricordi.

Ringo Star in una simpatica intervista suppone che se le siano tutti acquistate in Giappone durante un tour, facevano tutto in gruppo, si influenzavano e gasavano probabilmente a vicenda. Poi lui usò maggiormente la sua fotocamera  durante il tour in America, nel 1964, realizzando per hobby “snapshots”, instantanee, anche per passatempo quando erano sequestrati  in stanze di hotel, o quando riuscivano a eclissarsi e a vagare liberi in città. “They’re looking at us, and I’m photographing them. The first couple of years, we saw a lot of places from the car because we couldn’t go out anywhere.”

Moltissime  foto scattate da Ringo con la Pentax SP sono state pubblicate in un recente libro.

 

 

Alcune se ne possono vedere in questo sito che parla della presentazione di una sua mostra, tuttavia in questo Ringo è assai modesto non se la tira da grande fotografo: “We always had a professional photographer to take photos of us, but I just loved taking pictures and I still do.”

Altri? Beh molte canzoni di Paul Simon sono delle fotografie, o se vogliamo dei brevi film, scrisse una canzone assolutamente precisa:

Kodachrome

They give us those nice bright colors

They give us the greens of summers

Makes you think all the world’s a sunny day, oh yeah

I got a Nikon camera

I love to take a photograph

So mama don’t take my Kodachrome away

 

Tuttavia delle sue fotografie non ho trovato traccia, può anche essere un bisogno del tutto personale scattare fotografie.

Idee più profonde sulla fotografia le troviamo con Graham Nash. Sì quello inizialmente con gli Hollies poi con Crosby, Stills e Young.

Iniziò a scattare fotografie a 10 anni ispirato dal padre, continuò a portare sempre con sé la fotocamera.  Naturalmente immortalò i suoi amici musicisti a Laurel Canyon ma fece molte altre foto interessanti.

 

 

Nel libro “A Life In Focus” ogni foto è accompagnata da un commento descrittivo. Nel ritratto che fece a sua mamma scrive:

“That’s my mother,that’s the reason why all these photographs exist, because she had me. That was an image that I took when I was 11 years old, and I knew that I had something different than most people that were taking pictures of landscapes and kittens with balls of wool.”

 

© Graham Nash. My mother

 

Ulteriori foto si possono vedere in Eye to Eye, sul suo sito personale. Moltissime altre si ne possono scorrere sul suo instagram sono il ritratto del mondo musicale in cui è vissuto.

Oltre a essere un rinomato fotografo e collezionista di fotografie è stato un pioniere nel digital imaging, iniziando a sperimentare nel 1980. Non c’era stampante capace di riprodurre quello che vedeva sul monitor, alla fine scoprì l’IRIS Printer.

 

 

Nel 1991 fondò Nash Editions, un laboratorio che adattò l’IRIS printer per stampare  fotografia digitale high-quality e art prints, ricevendo un riconoscimento dalla Smithsonian Institution per il suo ruolo nell’invenzione del digital fine art printing.

 

 

Tra i clienti fotografi abituali di Nash Editions non vedo annoverato nessun italiano, c’è solo tra gli artisti Francesco Clemente, noto esponente della transavanguardia.

Conclusione personale: o siete tirchi o non sapete riconoscere la qualità.

 

© Graham Nash. Autoritratto

 

Andy Summers chitarrista dei Police fu fotografo sino ai primi anni ‘80,  pubblicò tre libri di fotografia:

Collaborò con  Ralph Gibson on “Light Strings.” La sua mostra “Andy Summers – Del Mondo” alla Leica Gallery  di Los Angeles fu inugurata il 9/11/2013, rimase in esposizione sino al 4 gennaio 2014

 

© Andy Summers

 

Andy Summers a proposito della sua fotografia:

“Usualmente scatto in B/N però porto con me una fotocamera pià piccola per scattare qualche foto a colori. Ho sempre trovato il B/N più avvincente del colore, mi sembra più fotografia! Non so perché, mi sembra che il B/N porti più significato, forse c’è un precedente storico, la Fotografia non è migliorata con l’avvento del colore.”  

Summers ammette che la sua fotografia sia stata sicuramente influenzata dal suo essere assorbito nella musica, in un certo senso la fotografia che crea è una controparte visuale della musica che non lascia mai i suoi pensieri.

 

© Andy Summers

 

Scrive Nick Clayton in un interessante articolo:

“Un soggetto in una fotografia ha  più o meno lo steso ruolo  di una melodia o di un tema in un brano musicale. Entrambi ancorano il pezzo ci conducono lungo  le linee di una storia attraverso un paesaggio che può essere sia letterale che figurativo. Un ritmo musicale non è molto differente da un ritmo visivo.  In Musica, in Fotografia c’è il ‘momentum’. Una relazione del tutto particolare col tempo. Mi piace pensare che il frame del fotografo sia un analogo dell’iniziare e terminare le note suonate da parte di un musicista.”

 

© Graham Nash. Joni Mitchell (1969)

 

Mi rendo conto, sono solo pochi esempi, è una ricerca non facile. Tuttavia può essere un incipit già il porsi la domanda. A me piace gettare sassi nello stagno, evadere un poco dal già troppe volte detto e scritto.
Perché molti musicisti sono fotografi e viceversa?

Forse entrambi cercano di  esprimere o fermare un meraviglioso momento, ‘effimero’, transitorio, che non vogliono perdere. Per un fotografo il rapporto con tempo che scorre è  costante, lo assapora durante ogni scatto, trattiene il fiato per fermarlo. Lo gusta lentamente poi, in camera oscura o in camera chiara, in post-produzione digitale,  dove secondo dopo secondo passano le ore, forse è uno strano amore.

 

© Graham Nash. Autoritratto

 

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

© Graham Nash. Joni Listening to Music (1969)

 

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