Per favore non toccate le vecchiette. La Fotografia tra Icone, Scarrafoni e AI

“Per favore non toccate le vecchiette” è il titolo di un film del del 1968 diretto da Mel Brooks, al suo esordio come regista.

Un produttore disonesto potrebbe guadagnare di più da un fiasco che da uno spettacolo di successo, incassando molti soldi per la produzione e impiegandone effettivamente solo una minima parte, intascando in tal modo le restanti finanze, e non dovendo restituire che poco denaro, visti i bassi introiti dello spettacolo, ai finanziatori…

Verso che direzione sta andando il business sulla fotografia?

 

David Crosby. Remember my name.

 

Almost cut my hair

It happened just the other day

Its getting kind of long

Could have said it was in my way,

but I didn’t and I wonder why

Feel like letting my freak flag fly

 

Il 18 gennaio è deceduto David Crosby, con i capelli lunghi, senza mai mettere nel cassetto la sua bandiera freak ( odio il termine fricchettone). Sono cresciuto dentro quegli anni, spero, tra qualche anno, di avere i capelli ancora lunghi. Per me, per molti altri, resterà un’icona. Le icone non sempre sono riconosciute universalmente tali, per ragioni culturali e geograficamente ambientali.

 

Giorgio Rossi. Postghirriane

 

Ci sono moltissime icone in fotografia, sono nella nostra mente, emergono dal ricordo anche solo a farne un breve accenno…

 

  • Un ragazzino che sorride orgoglioso con due bottiglioni di vino tra le braccia.
  • 4 ragazzi attraversano una strada
  • Qualche fotografia di baci
  • Una coppia anzianotta che, mano nella mano, passeggia in montagna
  • Una giovane ragazza dagli occhi verdi.
  • Una bambina, nuda, braccia larghe, bocca spalancata dal dolore e terrore.

 

“Ci siamo?” “no” risponde il fotografo e subito dopo scatta e coglie l’espressione di una donna, bionda, bellissima,  che si è persa all’interno della propria anima.

Non occorre che vi dica il nome del fotografo, non occorre che vi faccia rivedere la foto, la conoscete. Ci saranno altre icone in fotografia? Forse, probabilmente poche e solo se avranno la possibilità di girare a sufficienza, di venire rimbalzate e ribadite qua e là  sino a sedimentare nella nostra memoria.

Complementare alla foto icona c’è, attualmente assai diffusa, la foto scarrafone. Nulla esclude che una foto scarrafone per i casi strani della vita diventi una foto icona.

C’è un famoso modo di dire napoletano: “Ogni scarrafone è bell’ ‘a mamma soja” diffuso in tutta Italia dalla celebre canzone di Pino Daniele.

I figli so’ pezzi ‘e core, come sono sono, vale anche per lo fotografie che scattiamo, per noi sono sempre belle. Fanno parte di noi. Se piacciono ne siamo contenti, se ce le criticano la sentiamo a volte come una offesa personale. Ci piace condividerle ma se qualcuno se ne appropria indebitamente ci arrabbiamo. Sono strani furti, non capisco che vero piacere possa trarre una persona dall’appropriarsi di una mia foto.

In ogni caso se la posto è per condividerla, nel farlo non la ritengo più solo mia ma anche dell’osservatore. Insomma non mi da fastidio più di tanto se qualcun altro se l’attribuisce. Tuttavia c’è chi se l’attribuisce, c’è chi interviene pesantemente in un file per farlo diventare una sua “opera artistica” c’è anche chi può prelevare e usare una foto per fini commerciali. È difficile scoprire se accade, ma scoprendolo e potendo dimostrare di essere i possessori del file originale si può venire risarciti. Nei casi precedenti, ove non ci sia lucro o altro  uso professionale di una foto rubata, si spenderebbero soldi inutilmente procedendo  per vie legali. Recentemente un altro furto possibile è per nutrire archivi enormi di file fotografici, vengono usati da vari software per produrre immagini in AI. Non troppo recentemente in effetti, dato che questi archivi contengono già fantastiliardi di file.

Come fare a verificare se una vostra foto fa parte di uno di quelli archivi? È semplice, faccio un esempio. Prendete una foto di una simpatica vecchina che avete fotografato anni or sono e postata in qualche social.

Caricatela in questo sito, potrebbe esserci, più facile che non ci sia, a meno che la vostra foto fosse davvero superlativa, o che voi non l’abbiate spammata a bestia.

 

 

Però troverete millanta foto di vecchine rugosette, non molto diverse da quella che avete scattato voi.

È interessante, la bellissima fotoscarrafone alla quale siete giustamente affezionati in realtà non è molto diversa da migliaia di altre foto di vecchine.

Però decontestualizzata, senza l’imbarazzo dei bellissimi ricordi che la legano a voi, per un archivio, o per un osservatore è uguale a una qualsiasi altra vecchina.

 

 

Ora provate a fare un’altra ricerca per immagini, scrivendo sulla barra di Google: Foto B/N vecchina rugosa. Troverete un altra montagnetta di immagini simili alla vostra.

Molte apparterranno di sicuro ad Alamy, Shutterstock, o altri siti analoghi.

Ne ho trovata una carina di una vecchina che si copre il viso con le mani… sul sito c’è scritto che è libera da diritti, ma a scaricarla rimane impresso il watermark. Cosa vuol dire tutto ciò? Beh mi pare evidente, e non vale solo per la vecchina, molte altre foto che scattiamo non sono poi così originali, specie per un osservatore neutrale e specie se avulse da un contesto. Procediamo nell’indagine.

 

Old woman covers her face with wrinkled hands. Black and white photo. ID 213925997. © Dimaberkut. Dreamstime.com

 

Ora scarichiamo qualche foto famosa, o qualche immagine di opere d’arte, o anche qualche foto di attori attrici o celebrità di ogni genere, magari modifichiamole un poco in Photoshop, poi torniamo a caricarle sullo stesso sito.

Con tutta probabilità le troverete. Una conseguenza ovvia è che programmi per la produzione di immagini in AI  sono già in grado di emulare le opere di artisti e fotografi,  magari chissà in fondo potrebbero tornare anche utili per comprenderli meglio.

 

 

Andiamo oltre, proviamo a cercare sempre nello stesso sito delle fotografie scrivendo sulla barra quello che cerchiamo, per esempio: tuareg drinking tea in a tent, possiamo scriverlo anche in italiano. Ne troverà a pacchi.  È inutile andare in cerca di tuareg se desideriamo vendere un reportage, a meno che non riusciamo a trovare una chiave del tutto particolare per raccontare l’incontro. In realtà tutto ciò dovremmo già saperlo, anche facendo una ricerca immagini con Google otterremo lo stesso risultato.

Però ora siamo consapevoli che gli archivi fotografici di cui si nutrono i programmi per  produrre immagini in AI sono davvero sconfinati.

Ora andiamo a giocherellare con la versione online di Stable Diffusion, proviamo a generare una immagine scrivendo un semplicissimo prompt: “foto in B/N di una donna vecchia con gli occhiali vicino a una finestra”.

 

 

in pochi secondi avremo 4 immagini, alcune forse abbastanza credibili. Ovviamente lavorando sul prompt in programmi più completi otterremmo immagini migliori. Sono comunque derivate da pezzettini di fotografie vere, anche che se la vostra foto di vecchina fosse presente in archivio non sarebbe riconoscibile. Altrimenti potreste far causa per appropriazione indebita, sempre se siete in grado di dimostrare che la foto di partenza è vostra e che dal furto avete avuto un danno economico.

Sì, ma a chi fare causa? È possibile una class action contro tali furti? Credo proprio di no. Penso che ci vorrà tempo ma che sia un settore che deve trovare una regolamentazione rispetto ai diritti d’autore, penso anche che al mondo ci siano problemi più importanti e prioritari.

Tuttavia tutto ciò è utile per capire certe situazioni ed evoluzioni in atto, per capire come vi collocate come fotografi in  tutto ciò. Per prendere coscienza del valore che può avere il vostro fotografare. Serve anche un poco a non fare un minestrone come sempre accade quando si parla di cose che non si conoscono.

 

 

Alcuni settori della fotografia professionale possono essere toccati profondamente dalla produzione di immagini in AI, altri solo molto marginalmente.

Se fate fotografie di matrimoni o cerimonie non credo che la AI possa disturbarvi più di tanto. Se operate nel settore moda il creare uno sfondo in AI potrebbe anche essere comodo, creativo e economico. Se operate nel settore reportage/ turismo non è tanto la AI a essere un problema, quanto la chiave di lettura e la difficoltà di fotografare qualche situazione che non sia stata fotografata millanta volte. Ovvio se il vostro intento è vendere un servizio. Se invece volete fare vedere le fotografie del vostro viaggio agli amici di FB che siano state scattate miriadi di foto analoghe è poco rilevante.

È assolutamente fondamentale essere consapevoli che oggi più che mai una immagine generata in AI e spacciata come vera fotografia può diffondere idee del tutto false, quindi è opportuno imparare a diffidare.

È importante distinguere tra i vari furti di fotografie possibili.

Quelli diretti, in cui riconoscete una vostra fotografia, che sia stata prelevata per fungere da base a un intervento artistico  o per scopi pubblicitari fa poca differenza. Quelli in cui una vostra fotografia entra in un archivio ma non sarà riconoscibile se utilizzata per produrre una immagine. Un furto di questo genere, anche se possibile, non vi danneggerà minimamente. Non vedo ragione per appendere la fotocamera al chiodo.

Immagino archivi di fotografie sempre più sconfinati, anche se saranno più sistematizzati le fotografie archiviate continueranno ad aumentare quasi esponenzialmente, sarà sempre più difficile che il buono emerga. Tuttavia questa marea di foto indifferenziate serve a guadagnarci qualcosa, non è un business irrilevante.

Un altro business semplice e rimunerativo è il continuare a proporre esposizioni di fotografi ed icone del tempo che fu. Non vedo chi invece possa essere interessato a selezionare e promuovere adeguatamente qualcosa di nuovo e buono. Fare cultura, non solo visiva, è investire per un futuro migliore, non solo per la Fotografia.  È inutile aspettare che la manna ci cada dal cielo. Ognuno di noi con onestà, responsabilità, consapevolezza del reale e impegno può fare un qualcosina, sono gocce ma cadono nel deserto.

 

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

Giorgio Rossi. Vecchina bretone

 

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