“Non sono andato lontano fotografando” di e con Giuseppe Gerbasi

Ogni tanto mi torna in mente la faccenda di Tony Gentile, dei diritti d’autore, della moneta da 2€  tratta da una sua famosissima fotografia di Falcone e Borsellino.

I diritti d’autore per una “semplice fotografia” dice la legge, valgono per 20 anni dopo lo scatto, quelli di un “opera fotografica” valgono 70 anni dopo la morte dell’autore. Una legge assurda ma valida con lievi differenza praticamente in tutti i paesi occidentali. Qui trovate una serie di articoli di approfondimento.

In pratica è come se un idraulico stabilisse il valore e l’essenza delle vostre foto, ma purtroppo non è una legislazione solo italiana quindi è difficile da cambiare. Il fatto che una foto che avete scattato assuma per circostanze varie, nel corso degli anni, un valore iconico diverso da quello che avevate pensato al momento dello scatto è purtroppo ininfluente.

Nel momento in cui Tony Gentile scattò quella foto con tutta probabilità erano presenti anche altri fotografi che come lui stavano documentando l’incontro tra Falcone e Borsellino. Solo quella foto tra le molte del rullino scattato da Gentile e tra quelle scattate da altri ha assunto l’importanza e il valore di unicità che tutti riconoscono. Tuttavia non è, ahimè, sufficiente a farla  considerare non “semplice fotografia” ma “opera fotografica”.

 

© Giuseppe Gerbasi

 

Va da sé che i criteri di valutazione, di distinzione, sono sbagliatissimi ma, come detto,  è difficilissimo cambiarli. In pratica si valutano le fotografie con gli stessi criteri con i quali vengono valutate opere d’arte pittoriche o scultoree. Quando Leonardo da Vinci dipinse la Gioconda era forse consapevole che sarebbe restata attraverso i secoli un’opera d’arte unica, di valore immenso? Ci mise sicuramente dentro oltre la sua tecnica anche il suo mondo interiore, la sua sensibilità sviluppata in anni di impegno. La fotografia di Falcone e Borsellino per certi versi ha degli elementi casuali, come ogni fotografia, ciò non toglie che sia unica e frutto di uno studio e una sensibilità maturate in anni di lavoro.

Ovviamente Gentile, visionando i provini degli scatti di quel giorno, l’ha scelta consapevolmente, anche se non poteva ipotizzare la rilevanza che avrebbe assunto successivamente. Può capitare e capita che nella vita professionale di un fotografo solo una sua foto assuma un tale valore, che il resto siano bellissimi scatti ma, diciamo così, anche routine.

 

© Giuseppe Gerbasi

 

Perché non può essere concesso all’autore di godere per almeno per tutta la vita dei diritti di autore per quella foto unica? Perché altri se ne possono appropriare dopo che sono scaduti i diritti per “semplice fotografia” magari guadagnandoci? Il “Baiser de l’Hotel De Ville” di Robert Doisneau fu scattata nel 1950. Agli inizi sicuramente è stata considerata “semplice fotografia”, solo dopo molti anni si scoprì che era staged, costruita, e di conseguenza aveva i crismi per venire considerata “Opera fotografica”.

Tutte le foto, tutte veramente, sono uniche e irripetibili, il loro “valore” può cambiare a prescindere dalla consapevolezza dell’autore al momento dello scatto o a partire da quando ha pensato di diffonderla.

 

© Giuseppe Gerbasi

 

È vero che molte famose e diffusissime fotografie sono riconoscibili per quello che c’è dentro l’inquadratura mentre non di rado molti non ne conoscono l’autore, ma è altrettanto vero che una paternità della fotografia dovrebbe sempre essere riconosciuta legalmente.

Qualche giorno fa, scorrendo la home di FB mi ha colpito una fotografia, mi sono soffermato a osservarla. Penso fosse l’esposizione esterna di un negozietto  di quadri e specchi appesi su un muro. Ogni specchio rifletteva e raccontava una piccola storia, un frammento di quotidianità.

 

© Giuseppe Gerbasi

 

L’autore era Giuseppe Gerbasi, di Palermo. Il titolo del post in cui la foto veniva condivisa era uno scarno “Non sono andato lontano fotografando”. Ho intuito quello che voleva significare, non è necessario andare lontano per trovare soggetti degni di venire fotografati. Le fotografie stanno lì, si offrono come fiori, pronte a venire raccolte se il fotografo ha la sensibilità di accorgersene, di fare click al momento giusto. In un attimo tutto cambia, la fotografia di street è questa. Poteva essere un caso quella foto, a tutti capita di fare foto belle, almeno qualche volta.

Sono andato a vedere la sua pagina FB, ho trovato molte altre foto bellissime, per me autoriali. Gli ho lasciato un messaggino, ci siamo conosciuti, parlati per telefono, ho chiesto a Giuseppe Gerbasi di raccontarsi…

 

 

“Non ricordo esattamente come e quando. Mi ricordo che da sempre sono stato il responsabile delle foto di famiglia. Mio il compito delle foto nei compleanni e nelle gite. Non mi limitavo alle classiche foto di gruppo. Mi piaceva fotografare anche dei momenti di vita spontanei della famiglia. “Diamo la macchina fotografica a Giuseppe!! Lui fa belle foto!!” Ricordo che in quelle occasioni ero sempre io a tenere la macchina fotografica in mano. La classica Agfa instamatic con il rullino “a casseta”. Nessuna tradizione nella mia famiglia legata alla fotografia. Famiglia modestissima di origini contadine. Non so spiegarmi da dove arrivasse la mia “passione”.

Dopo la scuola media, mia madre,  con il pragmatismo che ti da la vita con le sue difficoltà e poco convinta dell’utilità degli studi mi ha “convinto” ad imparare comunque un mestiere. Non dava indicazioni. Falegname, tipografo, barbiere. Un mestiere qualunque. Mio padre conosceva il titolare di uno studio fotografico e tutte le mie estati e anche tanti fine settimana in inverno le ho occupate in quello studio.

Quanta umanità. Quanta gente conosciuta. Entrare nella vita e nella case. Mi piaceva!!

 

© Giuseppe Gerbasi

 

Nel 1985, a venti anni, quando devi decidere cosa fare da grande. Ho deciso che volevo fare il fotoreporter. Mi sono “presentato” alla Publifoto di Palermo. Quasi sette anni di esperienza unica. Tutti i generi di fotografia. Dallo still-life al reportage. Dalla fotografia industriale e di arte alle foto di eventi. Dalla microfilmatura al banco ottico 13×18. La tragica opportunità di trovarsi a raccontare Palermo nei terribili anni della “mattanza” e la collaborazione attraverso l’agenzia con il Giornale L’Ora. Il privilegio di ritrovarsi neil luoghi con Letizia Battaglia e Franco Zecchin. La passione comincia a diventare amore. La curiosità di scoprire i grandi fotografi.

Dal 1991 lascio il lavoro da dipendente e mi propongo come collaboratore della Contrasto.

 

© Giuseppe Gerbasi

 

Sono passati 31 anni da allora.

Da 37 vivo di fotografia e come hobby?… La fotografia!!

In questi anni tanto è cambiato. Non sono nella tecnologia ma anche nel concetto di fotografia. Io resto legato alla foto che deve trasmettere qualcosa senza bisogno di essere spiegata. Non capisco il concetto di story telling a tutti i costi. Lo giustifico e ha senso di esistere se stai lavorando per un committente.

 

© Giuseppe Gerbasi

 

In questi anni ho affiancato al lavoro il piacere di andare in giro e fotografare. Ho cercato anche in contesti di lavoro scatti “personali”. Senza nessuna programmazione.. solo per me. Per appagare un piacere personale. Le foto le trovo ovunque e in ogni momento. Nel tragitto da casa allo studio, 200 metri. In libreria. Durante una passeggiata. Seduto al bar. La vita che scorre.

 

© Giuseppe Gerbasi

 

“Non sono andato lontano fotografando”, anche se ho avuto la fortuna di pubblicare le mie foto in tutto il mondo. Di collaborare con grandi giornalisti. Non sono andato lontano. Tranne piccole distrazioni racconto sempre Palermo, la mia città. Non solo la città dei vicoli e dei bambini delle periferie. Ma ovunque e chiunque.”

Giuseppe Gerbasi

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

 

 

 

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