Ogni tanto mi vengono pensieri un poco sbilenchi, capita quando leggo in giro cose sulla fotografia, apparentemente slegate tra loro, e mi vien da pensare che un nesso esista. Per esempio recentemente mi sono imbattuto in varie disquisizioni.

Una su Tony Gentile e la moneta da 2€ che commemora Falcone e Borsellino, traendo pedissequo spunto da una iconica foto realizzata da Gentile.

 

 

Poi un altro post, dove un qualcuno chiedeva se fosse possibile fotografare piazza Gae Aulenti. Cavalletto sì, cavalletto no? Si possono fotografare passanti in luogo pubblico senza dovere far firmare una liberatoria? Ripenso anche agli “Stati Generali della Fotografia” promulgati dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, e altro ancora… e mi viene da domandarmi: che percezione c’è diciamo così “socialmente” e dal punto di vista delle Istituzioni Pubbliche del lavoro di un fotografo, dal punto di vista diciamo così “etico” e da quello meramente operativo? Che sia un professionista o meno non fa differenza. Tale percezione è in sintonia con i tempi correnti?

Penso che navighiamo fotograficamente in un mare ambiguo. Molto è regolamentato, ma allo stesso tempo tempo discrezionale, si può fare di tutto…. se non ti becca un vigile. Non voglio entrare in ambito strettamente legale, primo perché in fondo la più parte di voi conosce le regole e decide il suo modo di infrangerle, poi perché il punto della questione per me in questo articoletto è un altro.

Viviamo in un epoca bizzarra. l’interesse per la Fotografia è ai vertici, ci sono esposizioni ed eventi fotografici ovunque, l’interesse sia di fotografi professionisti, che dilettanti, che semplici osservatori, è altissimo. Insomma la Fotografia vive un momento splendido, gode di ottima salute… ma il fotografo, se desidera farne la sua professione, stenta a cavarne di che vivere. Un po’ alla base di tutto ciò c’è ancora l’eterno dubbio: ma la fotografia è arte? Beh personalmente penso sia come la carbonara, una carbonara può essere squisita ma può essere anche una frittatina immangiabile e orrenda da vedere.

Edward Weston: “È arte la fotografia? Quien sabe? Chi lo sa e chi se ne importa? A me piace!” Sarebbe un ottimo principio se non si arrivasse al dunque, se un qualcuno non dovesse decidere, anche per legge, se è arte o meno. Qui arrivano problemi davvero allucinanti, irrisolvibili, anche perché non c’è alcuna voglia di approcciarli, di prendersene cura e risolverli, si è soggetti al libero arbitrio di chi giudica e che ne abbia le competenze o meno giudica, secondo la legge e secondo il suo modo di interpretarla.

Veniamo alla faccenda di Tony Gentile e della sua fotografia di Falcone e Borsellino presa per “commemorarli” su una Moneta da 2€. si può leggere a proposito sulla pagina Facebook di Gentile.

 

 

“Ma ti hanno pagato?” gli chiedono.

Lui risponde: “Per rassicurare gli amici che continuano a farmi questa domanda. Premetto che nella vita non ci sono soltanto questioni di soldi ma soprattutto di diritti, e quest’immagine dovrebbe insegnarcelo. Ma per essere chiari fino in fondo la risposta è “NO, non mi hanno pagato”.

Ma soprattutto è importante sapere che la mia richiesta, che in un primo momento era stata accettata (ho mail comprovanti il fatto) era di una somma x simbolica da DEVOLVERE IN BENEFICENZA. Quindi, non solo non hanno rispettato un mio diritto sacrosanto ma si sono rifiutati di aiutare una famiglia bisognosa, un bambino che aveva bisogno di aiuto, un ente che avrebbe aiutato altra gente. Ecco cosa mi indigna maggiormente.

La responsabilità di tutto questo sta principalmente in alcune cose: una legge sul diritto d’autore in fotografia indegna di un paese civile; una totale mancanza di cultura rispetto alla fotografia indegna di un paese civile; una totale assenza di rispetto per il lavoro indegna di un paese civile. Spero di essere stato ancora più chiaro.”

Sic.

Ma vediamo meglio il vero significato di questa commemorazione su moneta. Ho trovato un articolo a proposito.

“Saranno coniate 3 milioni di monete da 2 euro che raffigurano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, per un valore nominale di 6 milioni di euro. Si tratta di un omaggio dell’artista Valerio De Seta alla lotta a Cosa Nostra e le monete avranno pieno valore legale con circolazione ordinaria”.

Sulla moneta realizzata da Valerio De Seta in alto si trova la scritta a forma di arco “FALCONE – BORSELLINO”. Sotto “1992 – 2022”, ossia le date che segnano rispettivamente l’anno della morte dei magistrati e l’anno dell’emissione della moneta. Tra di esse è stato inserito l’acronimo della Repubblica italiana “RI“. Sulla sinistra si trova la sigla dell’autore Valerio De Seta, “VdS”, mentre sulla destra la lettera “R“, identificativo della Zecca di Roma.

I più appassionati di collezionismo hanno accolto con entusiasmo la notizia, mentre altri hanno criticato la scelta di omaggiare i due giudici con questa modalità. II valore è ovviamente quello nominale da 2 euro, ma vista l’importanza moltissimi esemplari non verranno spesi e questo contribuirà ad alimentare il valore, che potrebbe facilmente salire di molto, probabilmente potrebbe decuplicarsi in pochi anni.

Infatti appena uscita è già praticamente esaurita in prevendita. Questa mattina ho trovato un annuncio: EUR 27,00 Compralo Subito, EUR 5,50 Spedizione. Attenzione, si tratta di prevendita, fai l’acquistio se sei consapevole di potrer aspettare l’emissione 17/05/2022.

Alle 20.30 di sabato 21 maggio la quotazione è arrivata a 90€!

Dunque quella moneta non è destinata a girare di mano in mano, rinnovando il ricordo dei due magistrati, cosa che potrebbe essere una commemorazione valida.

Noterete che nell’articolo citato l’autore Valerio De Seta viene definito Artista. Si tratta di un procedimento nel quale potete cimentarvi, non è poi così difficile. Sono cose che possono fare artigiani del quartiere S.Lorenzo a Roma, dove non pochi vivono da molti anni producendo lapidi, statue, ecc. per tombe, cappelle di famiglia e monumenti funebri per il vicino cimitero del Verano. Senza considerarsi artisti e senza venir considerati tali, sono artigiani e tanto basta.

Il nome del fotografo viene a mala pena citato nell’articolo, il nome dell’artista è impresso siglato sulla moneta. È giusto? Sì, è legalmente giusto.

Tony Gentile a suo tempo ha intentato causa alla Rai per l’uso di quella foto, e l’ha persa, dovrebbe fare ricorso ma sino a quando non sarà stato fatto e vinto, la sentenza quella è. Ne ha parlato approfonditamente Michele Smargiassi in un articolo su Fotocrazia, del 6 dicembre 2019.

“Un tribunale della Repubblica italiana ha ritenuto di “escludere che l’opera in questione abbia carattere autoriale”.

“E i diritti d’autore di una ‘semplice fotografia’, dice la legge, ‘valgono solo per vent’anni dopo lo scatto’. A differenza di quelli di un ‘opera fotografica’ che valgono ‘per settant’anni dopo la morte dell’autore’… Un’opera fotografica, dicono in buona sostanza i giudici, è una fotografia pensata come una pittura, ma che non può esserlo, essendo solo una “testimonianza”.

Ok, dice in sostanza Smargiassi, buttiamo via mezza storia della fotografia. HCB compreso, “non ha quasi mai fatto una lunga accurata scelta del luogo, del soggetto, dei colori, dell’angolazione, dell’illuminazione; le sue foto prese al volo, le fotografie del fotografo più rinomato del Novecento, per i giudici verosimilmente non sono opere fotografiche, quindi saranno ormai libere da diritti.”

 

 

Di conseguenza è più che normale appropriarsi della foto di Tony Gentile per realizzare una moneta.

L’articolo di Smargiassi è assai piacevole e approfondito come solo lui sa fare quindi ho poco da aggiungere.

Trovo scritto:

Dispositivo dell’art. 191 Codice di procedura civile

Nei casi previsti dagli articoli 61 e seguenti (1) il giudice istruttore, con ordinanza ai sensi dell’articolo 183, settimo comma, o con altra successiva ordinanza (2), nomina un consulente, formula i quesiti e fissa l’udienza nella quale il consulente deve comparire

(1) Il giudice istruttore può farsi assistere da uno o più consulenti tecnici (quali ingegneri, architetti, medici o altri professionisti), per l’intero processo o per il compimento di singoli atti, quando ciò risulti “necessario” (art. 61 del c.p.c.).

La necessità è valutata discrezionalmente dal giudice, che può disattendere le richieste di parte e fare ricorso anche a conoscenze specialistiche che egli stesso abbia acquisito direttamente attraverso studi o ricerche personali.

 

 

Studio Talbot. 1845

 

Ecco secondo me il giudice avrebbe potuto farsi assistere da un consulente tecnico specialista in materia fotografica. Però non ha ritenuto opportuno farlo anche perché ci sono leggi in materia, che andrebbero riscritte da capo, sono davvero allucinanti. La differenza tra semplice fotografia e fotografia d’arte è stata già spiegata.

Epperò, come direbbe Quelo… è sbagliata.

I risvolti implicati nel dilemma di definire foto semplice e foto d’arte, autoriale, sono notevoli, e tutto sommato anche assai fuorvianti. Ma ce ne sono anche altri.

Per esempio la questione cavalletto. Ai tempi per potere produrre un negativo ottimo, di un soggetto architettonico o di un paesaggio, la ripresa veniva effettuata in banco ottico ovviamente su cavalletto. Editori e importanti studi fotografici imprenditoriali, come i Fratelli Alinari, pagavano per avere, possibilmente, l’esclusiva delle riprese e per l’uso del suolo pubblico. Per le casse di ogni Comune il concedere l’uso del suolo pubblico costituisce introiti non indifferenti, esistono tariffari a proposito. Viene sempre specificato che le riprese non devono aver scopo di vendita e lucro, altrimenti ovviamente le tariffe salgono. Quanto costa affittare un metro quadro di suolo pubblico per un ora, a star larghi, e quanto si deve aspettare per avere l’autorizzazione? Lo lascio ipotizzare a chi ha una vaga idea di come funziona la burocrazia in Italia. Attualmente un cavalletto e una fotocamera a banco ottico non sono indispensabili per fare una buona fotografia, potete scattarla in un attimo con una digitale e vedere immediatamente se è riuscita, la qualità tecnica può essere anche altissima.

 

Henry Fox Talbot. 1844. Calotipia ottenuta da doppia esposizione

 

Naturalmente se per puro diletto volete scattare in banco ottico potete provare a farlo, vi auguro buona fortuna. Stessa cosa per i cosi detti luoghi sensibili. Se doveste decidere dove piazzare una bomba lo fareste facendo un sopralluogo e riprese in banco ottico, oppure senza dare nell’occhio con una smartphone? Si tratta di regole paleolitiche o quasi, assurde oggi, ma esistono ancora e nessuno si prova ad attualizzarle. In pratica tutto quello che è sul suolo pubblico e non appartiene a privati, appartiene al demanio o alle belle arti, insomma allo Stato, magari lo lascia in stato di abbandono e degrado, però se allo Stato capita di poterci guadagnare è contento.

Ci può guadagnare in due modi, uno diciamo così preventivo, prima che il fotografo realizzi uno scatto, concedendo a pagamento l’autorizzazione. Successivamente, con le tasse inerenti un guadagno che il fotografo può eventualmente realizzare dallo scatto. Anche questo è un poco assurdino, perché si deve specificare che si vuole riprendere senza scopo di lucro quando comunque vendendo una fotografia si dovranno pagare tasse adeguate al guadagno? Evidentemente è perché se uno ci guadagna lo Stato deve sempre guadagnarci un’altra fettina al di là della normale tassazione. Logico, considerando che tra le accise della benzina paghiamo ancora quelle per la crisi di Suez del 1957.

Ho trovato a proposito un articolo, non so quanto preciso, ma indubbiamente divertente.

Fortuna che lo Stato siamo noi quindi ci guadagniamo comunque. Non avrebbe alcun senso nemmeno la divisione tra semplice fotografia o opera d’arte, del tutto farraginosa e inattuale, salvo che può servire a proteggere, più l’acquirente che il fotografo venditore. Come nel caso di Tony Gentile.

È molto interessante andare a confrontare Italia /Estero, quale sia la normativa in materia di Copyright immagini/Libertà di Panorama.

 

La libertà di panorama (freedom of panorama) consente di poter fotografare un soggetto (ad esempio, un’opera d’arte o un edificio) che si trova in un luogo pubblico. È sancita a seconda della presenza o meno di determinate norme presenti nelle leggi sul copyright di ogni paese, con lo scopo di garantire una ragionevole libertà di scattare fotografie in spazi pubblici.

La legge italiana sul diritto d’autore non contiene alcuna eccezione per le fotografie scattate in luoghi pubblici.

Quindi, la libertà di panorama non è prevista.

L’uso delle immagini di opere tutelate esposte al pubblico è tuttavia possibile, al pari di tutte le opere tutelate, in alcuni casi per scopo di critica. L’art. 70 della Legge 633/1941 consente la riproduzione fotografica di opere con fini “di critica o di discussione” e “purché non costituisca concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera”. Tale concorrenza, però, può configurarsi nella stessa pubblicazione, anche senza scopo di lucro (motivo per cui, per esempio, è vietata la riproduzione di brani musicali).

Inoltre, sempre l’articolo 70 consente “la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro”.

 

Attualmente in Italia l’opera del fotografo è per lo più considerata derivativa, fotografia semplice senza nulla di creativo, se si fotografano opere d’arte, architetture ecc. chi gode del copyright (sino a 70 anni dopo la morte) è l’autore dell’opera, non il fotografo. Non diciamolo a zio Anselmo che si arrabbia.

Se invece fate post-produzione a palla inventandovi colori e forme assurde e inguardabili, allora siete artisti e creativi. Le semplici fotografie sono protette da un copyright per 20 anni, le Opere Fotografiche dotate di carattere creativo per una durata di 70 anni dalla morte dell’autore. La situazione dal punto di vista legale è questa.

 

Le Opere Fotografiche e le fotografie semplici

 

Un divario enorme che come si è visto può creare problemi, ma tale normativa esiste in sede internazionale. Tutto sommato le cifre che ruotano intorno ai diritti di autore fotografici sono esigue, se si pensa ai diritti sulle canzoni dei Beatles sono soldoni.

Tuttavia mi secca un poco pensare che certi miei progetti fotografici, come quello dell’Idroscalo di Ostia, possano ormai venire rubati senza alcun problema. Me ne farò una ragione.

Vediamo ora in breve come viene percepito il fotografo. Mediamente la collettività lo considera un gran figo, anche se di fighi ce ne sono troppi, non fatemi entrare in dettaglio. Dal punto di vista delle Istituzioni viene considerato più o meno un delinquente, un ladro o quanto meno un impiccione in libertà controllata. Tant’è che sino a qualche anno or sono chi voleva aprire in Italia uno studio di fotografia, doveva farne denuncia in Questura. Ora praticamente è necessario solo aprire una partita Iva e scegliere se volgere l’attività in forma di impresa o in forma di libera professione. Per fare idraulico c’è una legge dì accesso alla professione che fissa requisiti professionali, per fare il fotografo no.

 

Esempio dell’interno di un Atelier fotografico di metà 19esimo secolo.

 

Improvvisamente scoppia una bomba,Gli stati generali della fotografiaun’iniziativa che faceva ben sperare.

Il 6 aprile 2017 l’allora Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e dl Turismo, Dario Franceschini, costituì la Cabina di regia per la fotografia al fine di “tutelare, valorizzare e diffondere la fotografia in Italia come patrimonio storico e linguaggio contemporaneo” – così recita tuttora la pagina che il Ministero stesso dedicò a questa iniziativa. L’obiettivo era quello di “definire un piano di sviluppo volto ad adattare l’intervento pubblico alle mutazioni tecniche ed economiche del settore e a determinare nuove opportunità per la fotografia italiana a livello nazionale e internazionale”, e a tal fine il MiBACT indisse gli Stati generali della fotografia: a Roma, con due giornate di convegno che videro la partecipazione di operatori, addetti ai lavori e ospiti internazionali (cinquanta relatori!).

Un sogno di breve durata, il 1° giugno 2018 cade il governo Gentiloni, con il conseguente addio alla Cabina di regia per la fotografia. Dario Franceschini è tornato a essere il Ministro dei Beni Culturali, ma tutto tace. Eh si, una storia italiana.

Vero che è anche colpa nostra, i fotografi sono cani sciolti, non amano essere corporativi. Vero anche che ci sono mille concause che hanno contribuito alla crisi attuale della fotografia professionale. Tuttavia almeno qualcosina si potrebbe fare per proteggere meglio i nostri diritti intellettuali e rendere a tutti più agevole e piacevole fotografare senza dovere temere l’arrivo di un pizzardone se uno posa per terra un cavalletto.

Ok continueremo ad arrangiarci col monopiede puntato su una scarpa, sperando di non pestarci un calletto. Forse è anche colpa della Fotografia, della sua essenza.

È figlia di un dio minore, resterà per sempre ambigua, non definibile, non perfettamente inquadrabile.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

Studio Disderi di André Adolphe Eugène Disderi. 1490

 

 

One Comment

  1. Carlo Vincenzi Reply

    Buongiorno, leggendo l’articolo di Giorgio Rossi “Maledetti fotografi”, con riferimento alla fotografia di Tony Gentile “Falcone Borsellino”, tristissimo leggere che lo stato Italiano, per tramite del suo tribunale ha autorizzato il furto della fotografia in questione. Dico furto perché non autorizzato e non pagato il lavoro al fotografo Tony Gentile. Poi ascoltiamo vari personaggi politici Italiani, che hanno autorizzato queste legge e procedure di furto, parlando di etica e morale mentre con l’altra mano emana leggi vergognose…. Non c’é ma meravigliarsi se ci sono diverse guerre nel mondo, come la guerra Russia x Ucraina, lottano per un grande pezzo di terra ed indipendenza … pertanto con un’altra mentalalità Tony Gentile dovrebbe prendere il suo esercito e fare guerra allo stato Italiano per il furto subito … Cordialmente / Carlo

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