L’occhio dominante e l’obiettivo. Esercizi di “ginnastica visiva”

Una delle più diffuse aspettative in chi si occupa di fotografia è quella di volere approssimare al massimo il proprio risultato fotografico a quello che vediamo con i nostri occhi. È per esempio diffusa la pratica di cercare di espandere la gamma dinamica di una immagine mediante tecniche HDR. Così si realizzano anche una decina di immagini in bracketing d’esposizione per leggere meglio le ombre senza bruciare le alte luci. Poi blending e tone mapping. IL risultato finale può anche essere piacevole se non si eccede, altrimenti si rischia di produrre immagini assai poco realistiche che sembrano talora fantasy, altre volte fanno prudere gli occhi, come se fossero scolpite con un bulino.

Facciamocene una ragione, l’occhio umano è uno strumento assai sofisticato, nessun sensore o obiettivo potrà mai avvicinarsi realmente a quello che vede l’occhio, perché entra in gioco anche elaborazione mentale dell’immagine che si forma sulla retina. Si parla spesso di fotografia analogica, spesso contrapponendola a quella digitale, ma è una sorta di errore, tutta la fotografia è analogica, nel senso che cerca di essere un analogo del reale. Però è un pessimo analogo.

 

 

“Ceci n’est pas une pipe” scriveva Magritte sotto un suo disegno di una pipa. Eh la “trahison des images!” Sembra una pipa, è un analogo di una pipa, ma non si può riempire di tabacco, non si può fumare. Sì beh ormai sono cose che sanno tutti, che ognuno di voi ha letto migliaia di volte. Ne siamo consapevoli? Forse non del tutto. Cosa comporta la faccenda?

Non possiamo portare uno strumento a vedere e ragionare come noi, quindi dobbiamo essere noi a cercare di capire l’obiettivo e vedere come vede lo strumento. Ma bisogna anche portare lo strumento a fare vedere all’osservatore quello che vedeva la nostra mente, usando lo strumento ottico come un tramite.

 

 

La documentazione oggettiva non esiste e non ha nemmeno molto senso cercare di raggiungerla. Una fotografia è sempre la rappresentazione di quello che vede la nostra mente, non una riproduzione del reale. Noi vediamo con due occhi, la fotocamera vede con un occhio solo, quello dell’obiettivo fotografico. La visione binoculare è una caratteristica del sistema visivo, propria di alcune specie animali, tra i quali c’è l’essere umano. È fondamentale anche per la nostra sopravvivenza interpretare più o meno correttamente la tridimensionalità e la distanza che si frappone tra noi e un altro soggetto o oggetto.

Se guidi un auto è meglio che tu ti renda conto di quanto è distante un’altra auto o un muro assai prima di andarci a sbattere contro. Sì ma allora come fa chi possiede la vista da un occhio solo a guidare?

Esistono indizi psicologici che ci permettono di valutare la profondità, la tridimensionalità anche vedendo con un occhio solo. E sono questi indizi che dobbiamo imparare a sfruttare fotografando per rendere nella bidimensionalità  fotografica ciò che ha tre dimensioni:

  • L’occlusione: quando un oggetto è interposto, nascondendone quindi in parte un altro, il secondo viene automaticamente percepito come più lontano.
  • La grandezza relativa: a parità di condizioni, l’oggetto più grande viene visto più vicino. •L’altezza relativa: sotto all’orizzonte, oggetti più in alto nel campo visivo appaiono più lontani. •La luminosità: l’oggetto più luminoso appare più vicino.
  • La prospettiva aerea: gli oggetti più nitidi e brillanti sono visti più vicini.
  • La prospettiva lineare: le linee parallele tendono a convergere all’aumentare della distanza.
  • Il gradiente di tessitura: gli oggetti con trama più fitta appaiono più lontani.
  • La dimensione familiare: la conoscenza delle dimensioni degli oggetti aiuta a giudicare la distanza da essi e da quelli che li circondano.

Se per caso vi interessa approfondire, ecco un articolo assai interessante.

Tranquilli sono solo 106 pagine, scritte in corpo grande e con molti disegnini, ce la potete fare.

Ma passiamo agli esercizi, a come educare il vostro occhio fotografico. Ho parlato di occhio perché dovete abituarvi a vedere solo con un occhio, quindi chiudere l’altro e cercare la prospettiva migliore, quella che ricostruisce al meglio la tridimensionalità del soggetto che desiderate riprendere. Sì ma con che occhio dobbiamo esercitarci? Con l’occhio dominate. Ok, spesso è il destro ma non è detto, potreste avere sorprese.

Ad un breve corso di tiro con l’arco in un villaggio turistico per prima cosa mi fecero fare una piccola prova per scoprire il mio occhio dominante. Pensavo, essendo un mancino corretto per educazione, che il mio occhio dominante fosse il sinistro, invece risultò essere il destro. Al contrario una persona “destrorsa” scoprì di avere il sinistro come occhio dominante. Nel tiro con l’arco conoscere il proprio occhio dominante è fondamentale se non si vuole sbagliare il bersaglio, esistono archi per destrimani o destrorsi che dir si voglia, e archi per mancini.

Anche fotografando ha una certa importanza inquadrare col proprio occhio dominante, anche se non esistono fotocamere per mancini. Certo ci si può abituare a usare il destro come occhio dominante anche se non lo è. Può anche succedere che chi ha l’occhio sinistro dominante si trovi male con le fotocamere con mirino fortemente disassato a sinistra, come la Leica.

Come potete fare a scoprire qual’è il vostro occhio dominante? È assai semplice.

Posizionate le mani ad una distanza assai ravvicinata dal viso appoggiandole una sopra all’altra, e lasciando una fessura attraverso la quale fissare un oggetto ad una certa distanza. Chiudete e aprite gli occhi alternandoli, scoprirete così qual è il vostro occhio dominante!

 

 

Ok, ora che lo avete scoperto potete iniziare ad esercitarlo. Guardatevi intorno chiudendo l’occhio non dominante, vedrete esattamente quello che vede il vostro obiettivo senza portare la fotocamera all’occhio. Per soggetti distanti è praticamente ininfluente vedere con l’occhio dominante o con entrambi, il soggetto inquadrato dall’obiettivo sarà praticamente lo stesso. Al contrario se avete soggetti assai vicini, tali per esempio da poter fungere da quinte naturali, la prospettiva più precisa e identica a quella che vede l’obiettivo sarà quella che vedete col solo occhio dominante aperto.

Volete per esempio fotografare una statua in un museo privato…. Però è vietato!

Se vi mettete a cincischiare inquadrando nel mirino della fotocamera ci mettete una quaresima a scegliere l’inquadratura giusta e magari vi fermeranno prima dello scatto. Provate invece a girare intorno alla scultura, tenendo solo l’occhio dominante aperto. Quando trovate esattamente la resa prospettica che vi piace fermatevi lì, portate il mirino all’occhio e fate click!

 

 

Tale pratica può essere utile in molte circostanze, quando volete essere poco visibili come fotografi o perché siete semplicemente un poco pigri e non vi va di tenere sempre all’occhio il mirino. Oppure perché fa molto freddo, volete tenere le mani in tasca ed estrarle per portare la fotocamera all’occhio solo quando avete trovato l’inquadratura giusta.

Così in una fredda mattinata a Parigi ho trovato esattamente l’inquadratura che desideravo, prima di portare la fotocamera all’occhio. È una pratica assai utile, avvicinandovi al soggetto che volete fotografare provate a venere solo con l’occhio dominante. Poi, trovato il punto di ripresa esatto, magari rifinite l’inquadratura zoomando.

L’inquadratura perfetta, quella che rende al meglio la tridimensionalità di un oggetto o soggetto e lo rappresenta come desiderate rappresentarlo, è una sola.

Un mezzo metro a destra o a sinistra, avanti o indietro, anche meno, come nel caso della foto del lampione, in ripresa possono fare una differenza enorme.

Nel caso della fotografia della caffettiera sullo sgabello, o in quello della fotografia dell’omino, con la forchetta e l’ombra della forchetta, anche solo qualche centimetro di differenza del punto di ripresa fa una enorme differenza.

Impariamo a trovare la giusta inquadratura esercitando il nostro occhio dominante. Non costa nulla, si può fare ovunque e in qualsiasi ora del giorno, anche senza fotocamera.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

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