Le influenze delle Leggi per la Tutela della Privacy dei Bambini sulla Fotografia

La Costituzione, artt. 2 e 31, comma II, oltre a specifiche leggi civili e penali, garantisce la tutela dei minori. Questo di base, da molti anni a questa parte. Più recentemente , e con precisione il 20 novembre 1989, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha approvato la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata in Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176, stabilendo che in tutti gli atti relativi ai minori, l’interesse superiore del minore deve essere considerato preminente. Nessun bambino può essere sottoposto ad interferenze arbitrarie o illegali che ledano la sua vita privata, la sua famiglia, la sua casa, il suo onore o la sua reputazione.

Nei confronti dei minori il Garante della Privacy ha assunto una posizione assai rigida. Foto di minori possono essere pubblicate, e vale anche per FB , solo col consenso di entrambi i genitori, anche se separati o di chi ne detiene la patria potestà.

La tutela del minore è prevalente rispetto alla volontà dei genitori.

 

© Alexandra Kitchin. Lewis Carrol (1873)

 

Lungi da me il disquisire se tutto ciò sia giusto o eccessivo, tra l’altro: “l’ascolto delle opinioni del minore (art. 12), prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.” hai figli i diritti, ai genitori i doveri. Fatto sta che una mia nipotina già da piccola minacciava di telefonare al telefono azzurro ogni volta che i genitori cercavano di indurla a fare quello che non voleva. Insomma il numero 19696 lo sapeva a memoria, le tabelline meno. Ci sono già stati casi di bambini che hanno denunciato i genitori perché non volevano togliere le loro immagini pubblicate su Facebook. Penso che la “patria potestà” inizi dai primi accenni di pancione (diverso da un eventuale ingrassamento) e termini poco oltre l’età neonatale, diciamo quando l’amatissimo pargolo inizia a biascicare qualche parola e a camminare autonomamente. Che poi si dovrebbe cambiare anche il termine, dato che il pancione è della mamma e se lo gestisce come meglio crede. Vedi pancioni e pargoli sulle riviste di gossip.

 

 

Facciamo un poco di rewind di pellicola. Praticamente la fotografia di bambini inizia con l’invenzione della fotografia o quasi. In epoca vittoriana le famiglie dabbene e danarose portavano i bambini allo studio del fotografo, non senza averli un minimo inghirlandati. Il fotografo provvedeva all’ambientazione. Subentravano anche problemi tecnici, erano necessarie pose lunghe, i flash rudimentali dei tempi avrebbero potuto arrostire i bimbi. Per farli stare fermi c’erano dei poggia collo, però più adatti ad adulti consenzienti. Un buon metodo poteva essere farli stare in braccio alla mamma. Però si voleva non farla comparire la mamma, insomma non doveva essere una presenza fisica, avrebbe potuto distrarre dal soggetto principale, il pargolo. Quindi veniva ingegnosamente celata con drappi o in altro modo.

 

 

Ok, foto un poco inquietanti ma piacevano, anche perché più o meno in quei tempi molti fotografi si dilettavano di spiritismo. Sempre in epoca vittoriana quando intorno al 1880 iniziarono a girare le foto di Lewis Carrol a bambine semi svestite crearono scandalo. Ancora oggi la critica è divisa tra accuse di pedofilia e assoluzione totale. Chi ha un qualche album con immagini dei suoi cari quanto dimenticati avi vi troverà di sicuro fotografie di pargoli a volte oggettivamente belle, anche se non si sa chi fossero. Ne pubblico qui qualcuna del mio album, va da se che quella del bambino sulla balaustra a colonne oggi sarebbe da galera o quasi. Per inciso era anche in uso fotografarli da morti per imperituro, triste, ricordo. In mezzo a tutto ciò, nello scorrere le pagine della storia della fotografia, ci sono le foto di Henry Cartier Bresson ed altri fotografi umanisti, sino ad arrivare alle foto delle ninfette nude di Hamilton e alle foto scattate da Irina Ionesco a sua figlia Eva, nuderella prepuberale tra prostitute, vere o false che fossero. Ricordo che su Photo venivano pubblicate senza alcun problema. Eva successivamente disse che le avevano rubato l’infanzia. Penso avesse ragione. Quindi se vi possono interessare cercatele nel buio web.

 

 

Oggi foto del genere sono inammissibili, non verrebbero pubblicate su nessuna rivista di fotografia. Ma non vengono scattate semplicemente perché lo vieta la legge o perché comunque qualcosa è cambiato nel corso della evoluzione sociale dei nostri usi e costumi? Spero nella seconda ipotesi, non m’illudo che le leggi che cercano di arginare la pedofilia riescano effettivamente nell’intento.

Del resto non so quanto il controllo esercitato dal Garante e dal monitoraggio dell’Unicef siano veramente efficaci. Un fotografo oggi per fotografare bambini deve fare firmare pacchi di liberatorie, che poi magari potrebbero anche venir ritrattate. La fotografia di bambini, anche in pose innocentissime mentre giocano ha assunto il gusto del proibito, almeno qui in Italia. Si possono fotografare bambini poverelli, tra slums e macerie dei quartieri bassi, tanto i genitori non sanno nulla di liberatorie. I bambini dei ricchi magari figli di famose attrici, nelle riviste di gossip sono sempre “pixelati”. Ecco, se devo dirlo mi sembra ci sia una discriminante sociale, non mi piace.

Ovvio che se si vuole stare tranquilli nel fotografare bambini, meglio fare un viaggetto all’estero, ma molto estero, dove un bambino con gli occhioni in lacrime  è facilmente reperibile.

Questo nel reportage, ma ci sono downsides che possono capitare assai facilmente anche al normale fotografo.

Ricordo che giusto l’anno precedente all’entrata in vigore della normativa di cui all’incipit ebbi l’incarico da un dirigente di un polo scolastico di fare le foto di classe. Ciò in seguito a un corso di fotografia che avevo fatto ad alcune classi elementari.

 

© Giorgio Rossi. Album di famiglia

 

Beh insomma OK, non fotografo in genere umanidi, ma cedetti, perché tra varie scuole, varie sezioni, varie classi con in media una ventina di alunni, il profumino dei soldi era buono. Noi fotografi siamo visceralmente etici, si sa, ma non mettete mai in tentazione la nostra etica. L’anno successivo avrei dovuto fare firmare pacchi di liberatorie, concordammo col preside che non era il caso.

Penso che attualmente in poche scuole venga fatta la foto di classe. Penso anche che in futuro ai nostri figli potrebbero mancare le foto di classe. Un ricordo, una memoria di un periodo importante della loro vita, diviso in tappe precise, anno dopo anno.

 

© Giorgio Rossi. Album di famiglia

 

Ed è solo una parte. Penso alle foto di prime comunioni e cresime. Mica si può fare una foto di gruppo, farla stampare in x copie e vendere una copia ad ogni partecipante al rito. No, meglio che ogni foto sia personalizzata, un solo ragazzino alla volta visibile, gli altri pixelati a turno.

La stessa cosa vale per il momento topico della comunione o del benevolo schiaffetto del vescovo. Guai se oltre il ragazzino che sta vivendo il rito ce ne sono altri riconoscibili. Non sia mai che un genitore si lamenti di avere fatto girare una foto di suo figlio indebitamente.

 

© Giorgio Rossi. Album di famiglia

 

In compenso è in auge un genere parzialmente nuovo o almeno nobilitato da un titolo che fa figura: Newborn.

Ci si dedicano con indiscussa perizia non pochi fotografi, penso più fotografe, sono sempre più mamme. A volte seguono la giovane sposa sin dai primi mesi di gravidanza, documentando il lievitare del pancino. “ Tesorina – tastando la pancia – tornami tra 15/20 giorni che ti faccio qualche altra foto” ….. poi finalmente eccolo l’infante, l’erede, l’angioletto. Esistono ditte specializzate in accessori per tale genere di fotografia.

 

 

Secchi con iuta, cesti a nido, lettini mignon in ferro battuto, falci di luna di peluche, cappellini da elfo, cerchi e fiocchi per la testolona.   Immancabile il “beanbag”   per posizionare in pargolo a favore di luce, senza che possa rotolare dal palco della sua prima involontaria recita.

Visti in foto sinceramente mi sembrano tutti uguali, spesso simili a porcellini porchettati, mancano solo le patate e il rosmarino. Probabilmente sono un in sensibile. Di certo i parenti, vedendoli, si sono scannati per trovare le similitudini perfette: Gli occhi sono precisi precisi quelli del nonno paterno! – Ma va, non vedi che la boccuccia e quella della mamma? – Sì sì ma l’attaccatura dei capelli, dai, anche il nasino sono quelli di zia…

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

© Giorgio Rossi. Album di famiglia

 

 

 

 

 

 

 

 

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