La pubblicità di  fotografia e fotocamere nelle riviste

Vi ricordate come e perché avete scelto l’acquisto della vostra prima fotocamera? Sì, dato che siete qui a leggere quello che scrivo evidentemente avete iniziato a interessarvi alla fotografia, pochi o molti anni or sono, ed avete acquistato una o più fotocamere. Può essere che nella vostra scelta siate stati inconsapevolmente influenzati da una pubblicità, diretta o indiretta.

 

 

Potrei risalire agli albori, alle pubblicità storiche come quella della Kodak, “you press the button, we do the rest”. Preferisco limitarmi al periodo che ho conosciuto personalmente, prima come fotoamatore, poi come professionista, infine attualmente di nuovo come dilettante.  

Ai tempi delle riviste di fotografia la pubblicità di fotocamere e accessori era vitale, la sola vendita in edicola o in abbonamento non era sufficiente a garantirne la sopravvivenza.

Sfogliando una rivista si incontravano le pubblicità dei vari storici marchi e  e della loro produzione di fotocamere, materiali sensibili o accessori.

 

 

Essenzialmente a quei tempi la pubblicità avveniva i pochi standardizzati modi, diretti o indiretti.

Nella pubblicità diretta emergeva in  primo piano la foto del prodotto, quasi a tutta pagina, con note che ne illustravano le peculiarità, o in pagine essenzialmente fotografiche, ad interpretazione “psicologica”, pochissimo testo. Pubblicità indiretta erano le prove di fotocamere, obiettivi o quant’altro. Quanto tali test fossero obiettivi in articoli su riviste, quanto lo siano oggi nei molti test che si trovano in rete, celebri quelli di Ephotozine e Dpreview, è difficile dire. Certo è che se un noto recensore sparasse a zero su una nuova fotocamera, nessuno gli darebbe più fotocamere da testare. Vero è anche che allora come attualmente, nessuna fotocamera, nessun obiettivo ha in genere grandi pecche e se ne ha sono giustificate da un prezzo di vendita economico.

L’importatore era una figura assai importante, era il tramite in Italia della ditta produttrice. Attualmente le varie industrie produttrici di fotocamere sono per lo più direttamente presenti come tali con sedi in Italia e pubblicità gestita direttamente o tramite agenzie. Raramente, in genere solo per quanto riguarda accessori o sviluppi e materiali fotosensibili, esiste a tutt’oggi un rappresentante.

Così per esempio in tempi lontani GiBi, Gianni Bauberger importava Topcon e Mamiya ma anche prodotti chimici Unicolor e il Colordrum Simmard.  Intorno al 1968 Cesco Ciapanna, fondatore di “Fotografare” ideò una nuova rivista, Foto pratica.

 

 

La prima rivista italiana di fotografia in rotocalco. Nel marzo del 1991, Gianni Baumberger ne divenne direttore e  la rivista cambiò veste grafica e nome, trasformandosi in Foto Pratica. Immagini. Probabilmente fu uno dei primi casi di un cambiamento di tendenza, un coinvolgimento diretto dell’importatore, non solo nella promozione dei brand che rappresentava ma anche in qualche modo nella promozione della Fotografia, tecnica e storia.
Storico importantissimo rappresentante e importatore fu Ippolito Cattaneo,

Dal 1931 al  1979, per 48 anni la ditta fu importatrice  unica dei prodotti della Leitz, importò anche Vivitar, Rolleiflex e Pentacon.

Altri storici  rappresentanti/importatori  furono Photex (Konica), MetroImport, Prora per Canon, Perutz e altri, Onceas per Minolta e Fujifilm, e sono Fowa, storicamente per Hasselblad attualmente  anche Lumix, Ricoh, Pentax (a suo tempo importata da API), Polyphoto, per Olympus, Tamron (un tempo Rossi & C), Kodak, Polaroid e altri.

Guardando al sociale, un poco oltre al territorio strettamente fotografico, gli anni ‘70 erano anche gli anni del femminismo. La rivista EFFE era nata nel febbraio del 1973 come “settimanale di controinformazione al femminile”. Dopo il lancio del numero zero, usciva nel novembre dello stesso anno come mensile, pubblicato per un paio di anni dall’Editore Dedalo.

 

 

Tracce di quello che definiamo “pubblicità sessista”  nel promuovere fotocamere o accessori comparivano talvolta nelle pagine pubblicitarie delle riviste fotografiche.

Una bella ragazza, a volte un bambino, fotografati mentre usano una fotocamera, il significato  “subliminale” era ovviamente: questa fotocamera è così facile da usare che la può usare anche una donna o un bambino.

Così in una pagina pubblicità di quei tempi vediamo una Senta Berger tenera e un po’ discinta accarezzare amorevolmente l’appena nata Olympus OM-1.

 

 

In anni più recenti, a testimonianza di quanto l’evoluzione o involuzione sociale siano fenomeni “ciclici”, la pubblicità sessista è di nuovo comparsa su riviste di fotografia o generaliste, forse anche per fare scalpore, tutto va bene “purché se ne parli”,  i pubblicitari sono diventati sempre più scaltri.

Così è nella pubblicità che afferma che “il papà è felice con la sua nuova Nikon, la mamma col suo nuovo aspirapolvere robotico”.

 

 

Pubblicità inconsapevolmente superficiale e sessista oppure furba?  Vai a sapere!

Tra i modi indiretti di pubblicizzare attrezzature per la fotografia ai tempi delle riviste e tutt’oggi oltre ai test c’erano e ci sono i testimonial.

 

 

Per esempio per il lancio della Olympus OM-1 vennero scelti come testimonial Oliviero Toscani, Gianfranco Moroldo e altri fotografi

Purtroppo di tali pubblicità nel web ho trovato solo poche immagini e di formato ridotto, accade spesso che sia più facile trovare nel web notizie storiche rispetto a quelle a noi più vicine nel tempo.

 

Ringo Starr

 

Tra le varie espressioni di creatività intorno agli anni ‘70 musica e fotografia erano particolarmente vicine, così fu anche naturale che la Pentax e altri Brand adottassero come testimonial delle star come i Beatles e Bob Dylan, e altri.

Va detto che alcune indiscusse star di quel periodo musicale erano effettivamente interessate alla fotografia.

 

George Harrison

 

Quando nel 1973 Paul Simon cantava “Kodachrome” non poteva minimamente immaginare che la produzione di tale pellicola sarebbe stata interrotta, nel 2010.

Difficile sapere se quella canzone fosse stata commissionata dalla Kodak o dalla Nikon, non credo, probabilmente fu una buona pubblicità indiretta.

 

Kodachrome

They give us those nice bright colors

They give us the greens of summers

Makes you think all the world’s a sunny day, oh yeah

I got a Nikon camera

I love to take a photograph

So mama, don’t take my Kodachrome away

 

Kodachrome; Ci danno quei bei colori brillanti; Ci danno il verde delle estati; Ti fa pensare che tutto il mondo sia una giornata di sole, oh sì

Ho una fotocamera Nikon; Amo fare una fotografia; Quindi mamma, non portarmi via la mia Kodachrome

 

Gaham Nash, del famoso gruppo Crosby, Stills, Nash & Young, per esempio, era innamorato della fotografia ancor prima di diventare musicista, in una intervista disse:

 

I took a portrait of my mother when I was 11

That was the moment when I knew that I saw differently.

This wasn’t just a snapshot of my mother – I captured a person far away in thought.

I’ve wanted to capture people ever since.

 

“Ho fatto un ritratto a mia madre quando avevo 11 anni”, dice. “Quello è stato il momento in cui ho capito che vedevo diversamente. Quella non fu solo un’istantanea di mia madre: catturai una persona lontana nei miei pensieri. Da allora ho sempre voluto catturare le persone”.

 

Jimi Hendrix

 

Attualmente i testimonial dei brand sono espliciti e attivissimi, fare il testimone è parte importante del lavoro di fotografo professionista.

Il termine “brand” è entrato prepotentemente in uso da alcuni anni, i fotografi sono spesso brandizzati, marchiati a fuoco.

A volte nel vero senso della parola perché c’è chi la sua fotocamera del cuore o la passione per la fotografia se la fa tatuare addosso.

 

 

Ovviamente lo fanno solo i fotoamatori sfegatati, per un professionista sarebbe imbarazzante dovere cancellare un tatuaggio se cambia il brand del quale è testimonial. Una fotocamera è come l’amore: è per sempre!… Finchè dura.

Oggi, sul web, nei social, le ditte produttrici fidelizzano  la propria clientela attraverso l’adesione spontanea di molti fotoamatori a gruppi. Esiste un gruppo per ogni fotocamera, non solo per ogni brand. Sentirsi importanti o almeno considerati in un gruppo è necessario, fa stare bene, ci si sente meno soli.

Il problema della società di oggi è troppo spesso la solitudine, dunque lasciamo serenamente che avvenga, non ci vedo alcun male, l’importante alla fin fine è stare bene e divertirsi.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

 

 

 

 

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