La fotografia tra business, cultura, spettacolo e arte

Scorrendo la home di FB varie volte in questi giorni mi sono imbattuto nell’annuncio di questa esposizione fotografica:
Apre a Roma alle Terme di Caracalla la mostra “NARCISO, LA FOTOGRAFIA ALLO SPECCHIO”, visitabile dal 15 maggio al 3 novembre 2024.

78 iconici scatti di 35 fotografi, tra i più importanti fotografi internazionali del XX e XXI secolo, fra cui Simon Annand, Eve Arnold, Gian Paolo Barbieri, Cecil Beaton, Ilse Bing, Claude Cahun, Robert Capa, Lisetta Carmi, Mat Collishaw, Bruce Davidson, Robert Doisneau, Alfred Eisenstaedt, Burt Glinn, Guido Harari, Florence Henri, Frank Horvat, David James, Richard Kalvar, Astrid Kirchherr, Hiroji Kubota, Herbert List, Giorgio Lotti, Fabio Lovino, René Maltête, Fosco Maraini, Simone Martinetto, Duane Michals, Inge Morath, Philippe Morillon, Helmut Newton, Guido Rey, Steve Schapiro, Ferdinando Scianna, Jeanloup Sieff, Wanda Wulz.

Potrebbe anche essere un test per voi. Se ne conoscete, o riconoscete da una foto, almeno la metà, in storia della fotografia siete da 7 e mezzo.

 

 

Il progetto espositivo è promosso dalla Soprintendenza Speciale Roma, diretta da Daniela Porro, e organizzato da Electa con la cura di Nunzio Giustozzi. Indubbiamente c’era grande attesa dell’inaugurazione di questa mostra, ne hanno dato annuncio l’Ansa, La Repubblica e innumerevoli altri giornali, il che testimonia quanto sia efficiente ed ascoltato l’ufficio stampa del Ministero.

Il progetto come detto è promosso dalla Sopraintendenza Speciale di Roma, guarda tu, non sapevo nemmeno che esistesse! “Gli uffici del Ministero dotati di autonomia speciale hanno autonomia scientifica, finanziaria, organizzativa e contabile…” Come si legge sul sito dei beni culturali, alla Soprintendenza speciale sono assegnate varie aree e siti di competenza, comprese appunto le Terme di Caracalla. Quindi l’esposizione fotografica è destinata ad essere uno spunto per suscitare l’interessa a visitare le Terme. La “fotografia allo specchio” è infatti visitabile in due ambienti coperti e nella natatio di Caracalla.

Come scritto nell’annuncio la Soprintendenza Speciale Roma è diretta da Daniela Porro, che ha indubbiamente esperienza e capacità gestionali enormi, come testimonia ampiamente il suo curriculum.

Chi non conosce l’Electa? Praticamente dal 1945 in poi ha  acquisito gradualmente il monopolio assoluto sulla stampa dei cataloghi di qualsiasi esposizione di interesse rilevante in campo nazionale. L’Electa da diversi anni fa parte del gruppo editoriale Mondadori, che dopo vicissitudini durate anni tra De Benedetti e Silvio Berlusconi, attualmente appartiene alla Fininvest.

 

 

Detto per inciso il Gruppo Mondadori ha acquisito anche  De Agostini Scuola diventando proprietaria anche dei marchi Petrini, Marietti Scuola, Utet Università, “Cideb-Black Cat” e Garzanti Scuola. In pratica quasi tutto quello che riguarda l’istruzione, la cultura, l’entertainment, in Italia è saldamente nelle mani della Fininvest. L’attuale Amministratore delegato e Direttore Generale del Gruppo Mondadori è Antonio Porro. Un curioso caso di “cognonimia” con la Direttrice della Soprintendenza speciale.

Inizialmente i cataloghi stampati in occasione di esposizioni importanti potevano avere poco o nulla a che fare con l’organizzazione degli eventi stessi. Nello scorrere di decenni tuttavia l’Electa ha acquisito un importantissimo know-how. Così Electa progetta, produce e organizza mostre presso le più prestigiose sedi museali nazionale ed internazionali. In oltre vent’anni ha realizzato più di duecento mostre, affermandosi tra i player di riferimento del settore.

 

 

La Direzione Arte, Mostre e Musei è attiva con le due sedi di Milano e Roma, rispettivamente dedicate alle attività del Nord, Centro e Sud Italia, e gestisce grandi eventi espositivi con una struttura organizzativa composta da professionalità altamente specializzate.

Questo know-how e questa autorevolezza sono di fondamentale importanza. Se per esempio per organizzare una mostra fotografica fosse necessario chiedere in prestito alcune fotografie di autori importanti al MOMA di NY, l’Electa potrebbe averle in prestito, se ci provaste voi non credo.

Quanto sopra è giusto per circostanziare l’ambito organizzativo entro il quale è stata concepita l’esposizione in oggetto, comprendo bene che per vari lettori possa essere ininfluente. Meglio soffermarsi sul “come”, che è quello che può interessare ai visitatori.

 

 

Il progetto espositivo è stato curato da Nunzio Giustozzi. Archeologo e storico dell’arte, è autore di saggi di scultura classica in riviste specializzate, di contributi sulla fortuna dell’antico nelle arti visive, di guide museali, di pagine critiche su artisti contemporanei. Tra le numerose esposizioni curate la retrospettiva su Mario Dondero presso le Terme di Diocleziano a Roma nel 2014. Dal 2001 è editor di Electa, assumendo il coordinamento scientifico delle pubblicazioni delle principali soprintendenze italiane, di cataloghi di mostre e di altre collane della casa editrice.

Ovviamente non mi permetterei mai di obiettare alcunché in merito alle sue competenze. Però è importante rilevare l’attenzione che ormai, da anni, ha acquisito la fotografia in ambito culturale ed artistico. Chi si arrovella ancora sul dilemma se la fotografia possa o non possa essere considerata arte può dormire sonni tranquilli, la fotografia è stata da tempo sdoganata come arte, facciamocene una ragione. Il che naturalmente non vuol dire che ogni fotografo possa essere automaticamente considerato un artista.

 

 

Il fil rouge della mostra è esattamente quello del titolo dell’esposizione: “NARCISO. LA FOTOGRAFIA ALLO SPECCHIO

«Le mostre fotografiche e, più in generale, sull’arte dei nostri tempi alle Terme di Caracalla acquistano un fascino e una suggestione tutti particolari – riflette Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma – grazie alla dialettica con le maestose vestigia romane che danno al contemporaneo una dimensione di eternità. Così come è senza tempo il tema del doppio, dello specchio, dello specchiarsi e del rispecchiarsi, eternato da Narciso, come dimostrano le infinite versioni del mito. Qui lo riscopriamo attraverso gli scatti dei grandi fotografi del Novecento, con immagini dal forte valore simbolico e aperte alle interpretazioni, speriamo le più diverse, dei visitatori»

Circa due mesi fa avevo scritto per Sensei un articoletto, letto pare da circa 2400 anime: “La fotografia non esisterebbe senza proiezioni, riflessi specchi”. Avevo anche citato il mito di Narciso. Il fatto mi conforta, si vede che i miei pensieri non sono poi così sbilenchi, o che nell’essere sbilenco sono in buona compagnia.

Come detto praticamente qualsiasi fotografo, sìsì anche tu fotografo che mi stai leggendo, ha avuto a che fare col mito di Narciso e con specchi o riflessi. Dunque per l’occasione alle Terme di Caracalla sono esposti 35 autori e 78 fotografie. In media fa 2,228571429 per autore. Un numeraccio, spero che abbiano arrotondato in qualche modo!

Mi avvedo che praticamente nessuno dei fotografi che avevo citato nell’articolo è in esposizione. Il che conferma che le possibilità di scelta tra fotografi da esporre, quelli che hanno avuto a che fare con gli specchi sono quasi infinite. Basta tuffare ad occhi chiusi una mano nella sacchetto buio della  storia della fotografia e qualcosa di buono ne esce, è come giocare a tombola. Trovare una giustificazione culturale, intellettuale o quant’altro per l’inclusione di un fotografo per un critico d’arte è assai facile. 78 fotografie , 35 autori, 78 fotografie , 35 autori, il numero mi ronza in testa.

 

 

Ricordo un’intervista rilasciata a Fabio Fazio dal mai troppo compianto Philippe Daverio, nel corso della trasmissione televisiva “Che tempo che fa”. Disse: “la gente va nei musei, guarda 400 quadri in un’ora e mezza, torna con dei piedi gonfi e va alla ricerca di una Coca-cola tiepida per dimenticare l’esperimento e dicendo: mai più!”  il tutto è riportato in un interessante articolo.

L’arte dev’essere un godimento, fisico e mentale, non un tour de force. Allora meglio vedere 399 opere in meno, e fermarsi su una sola, una soltanto, e trarne un piacere infinito. Se poi, tornando a casa, avremo visto meno opere, pazienza. Almeno ne sarà valsa la pena e i nostri piedi, così come tutto il nostro corpo, ce ne saranno grati.

 

© Aldo Larosa. Letizia Battaglia.

 

Quindi tranquilli, per fortuna l’esposizione è visitabile dal 15 maggio al 3 novembre 2024, fanno quasi 7 mesi, potete benissimo vedere anche una sola fotografia a visita, e tornare a rivisitare l’esposizione un bel po’ di volte. Meglio informarsi, forse è  possibile fare un abbonamento, l’ingresso è a pagamento, il biglietto intero al costo di 13€, quello ridotto al costo di 7€. Fortuna che sono pensionato, credo di aver diritto allo sconto.

Indubbiamente un buon business, anche considerando che sarà quasi obbligatorio comperare il catalogo, così tornati a casa potrete rivedervi con calma le opere esposte e leggere tutte le note possibili. Perché ovviamente nessuno in una esposizione si sofferma a leggere le note accanto alle opere. Il vostro cervello andrà comunque in tilt fermandosi ad osservare un attimo una foto di Lisetta Carmi e l’attimo dopo una di Duane Michals, sono entrambi artisti in identico modo, o quasi. Per lo più è una sorta di retrospettiva d’autore dato che la maggior parte dei fotografi esposti non sono più in grado di intendere e volere.

Ah è esposta anche Claude Cahun un’artista, fotografa e scrittrice francese, esponente del surrealismo ed impegnata politicamente. La madre venne internata per disturbi psichiatrici. Il padre sposò la madre di Suzanne Malherbe (fotografa chiamata Marcel Moore), con la quale Claude appena quindicenne si legò sentimentalmente per tutta la vita. Foto che se le andasse a vedere il generale Vannacci minimo minimo gli prenderebbe uno sturbo, quindi benissimo.

Un’altra cosa mi ha colpito osservando l’allestimento della esposizione. Le stampe realizzate sono di dimensioni enormi, è di gran moda stampare gigantografie. Ho visto gigantografie davvero orrende in esposizione, maschere di contrasto ad aureola, e altri difetti. Uno scatto a pellicola 24×36 non può essere ingrandito a tali misure senza perdere molto.

 

 

Innanzi tutto si perde il contatto con la fotografia che si sta osservando, bisogna allontanarsi troppo per osservarla nel suo insieme, se ci si avvicina i difetti emergono. L’allestimento non fa differenza tra un autore e un altro, non ha alcuna motivazione specifica, non serve per farvi entrare meglio nello spirito del fotografo.

In altri termini le fotografie di Letizia Battaglia, come è già successo in altre esposizioni della famosissima fotografa, sono divelte dal loro essere documentazione, sono assolutamente decontestualizzate, diventano arte e sopratutto spettacolo. Così accade ovviamente per tutti gli altri fotografi in esposizione.

Del resto non si può chiedere a Letizia Battaglia o a Bisetta Carmi se è d’accordo con questo modo di esporre le sue fotografie, quindi bene così.

 

 

Sono convinto che “NARCISO. LA FOTOGRAFIA ALLO SPECCHIO” sarà una mostra di grande successo. Tutti i visitatori che pensavano che Vivian Maier fosse tra i pochi fotografi veramente importanti, saranno assai delusi nel constatare che, sebbene si sia ritratta molte volte allo specchio, è stata esclusa dall’esposizione.

Molti ricorderanno con nostalgia la fila fatta per entrare a vedere “La ragazza con l’orecchino di perla” per la prima volta in Italia nel 2014 a Bologna fu un boom di prenotazioni! Sono passati 10 anni, finalmente qualcosa di nuovo e finalmente in ambito fotografico, che delle mostre di McCurry ci stavamo abbondantemente annoiando.

Per chi non potesse venire a Roma consiglio di non perdere uno dei “Candlelight concerts”  in atto  in molte città, per accrescere il proprio bagaglio culturale in ambito musicale. Fortunati i romani e milanesi che sono riusciti ad accaparrarsi in tempo il biglietto ( 22€) per godersi un concerto degli Abba senza Abba ma a lume di candela!

Sono buono e vi do il link per trovare il concerto Candlelight più vicino.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

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