La fotografia sta soffrendo? È colpa degli smartphone?

“Certamente è colpa degli smartphone!” afferma il catastrofista e magari per supportare la sua tesi tira fuori immediatamente un grafico tipo questo, delle vendite di fotocamere e smartphone dal 1933 al 2016 o fino al 2019. Ok, è poco ma sicuro, nel 1933 sono state vendute solo fotocamere, gli smartphone non esistevano. Ma per il resto, è giusto mettere a paragone un grafico di vendita di fotocamere con quello degli smartphone? Non è come paragonare pere e mele?

Se si mettesse a paragone il trend di vendite del salmone affumicato con quello degli spritz magari si appurerebbe che gli spritz vendono assai e sono conosciuti e bevuti ormai in tutta Europa, mentre il salmone si mangia limitatamente, prevalentemente in alcune festività.

Cerco di analizzare la situazione con una veduta più ampia. A molti di voi sicuramente piace ascoltare musica. Com’è cambiato il modo di ascoltarla negli ultimi 50 anni?

Intorno al 1973 esce “Dark side of the moon” dei Pink Floyd. Su vinile.

Era anche l’apice della diffusione e forse della perfezione del Hi-fi. Molti comperarono un megasuoperstereo impianto per deliziare le orecchie degli amici con il tintinnio delle monetine in “Money”, praticamente nella loro discoteca personale avevano solo quel disco o pochi di più.

L’edizione su CD arrivò circa 10 anni dopo nel 1984 e fu di nuovo un successo. In mezzo ci fu il boom della musicassetta, e del walkman sony. Chi amava la musica desiderava ascoltarla ed averla con se anche mentre faceva footing. Non c’era stereo auto che non avesse un lettore cassette, poi soppiantato dal lettore cd….

Ora come si ascolta la musica? Assai spesso in formato mp3. Si crea qualche playlist personale Spotify, si ascolta collegando in Bluetooth lo smartphone allo stereo auto o a un piccolo player con casse acustiche incorporate. Si è passati dal “possedere” la musica al semplice ascoltarla senza possederla. Tuttavia curiosamente rinasce l’interesse per il vinile. Due modi diversi di ascoltare, solo a volte complementari, entrambi sicuramente validi. Il rapporto fotocamera/smartphone è assai simile.

Le fotocamere digitali tra il 2009 e il 2011 hanno avuto un boom di vendita mai ripetuto, in quegli anni le fotocamere digitali hanno iniziato ad essere mature ed affidabili anche per un uso “pesante”, continuato nel tempo, professionale.

Certo ci sono state ulteriori importanti evoluzioni ma la risoluzione e la qualità generale delle immagini raggiunta in quegli anni da alcune fotocamere top di gamma era ed è ancora sufficiente ad un uso professionale, possono essere stampate ottimamente e pubblicate senza problemi su riviste o libri.

Il professionista in genere è restio a cambiare una fotocamera se funziona ancora bene, la spesa per l’acquisto deve essere più che ammortizzata. Per il fotoamatore al contrario la fotocamera è prima di tutto un piacere, e se ha piacere a seguire passo passo le evoluzioni cambiando modello o marca, benissimo, è una sua scelta.

Però lo smartphone è tutt’altra cosa. Una fotocamera, uno strumento per ascoltare musica sono mono funzionali, progettati per assolvere bene ad una sola funzione. Lo smartphone permette di ascoltare musica, fare fotografie, connettersi a internet, telefonare, scrivere testi, inviare messaggi, comandare in remoto altre apparecchiature elettroniche, ma il futuro del 5G promette ancora molto altro.

© Renato Greco. Mestre. iPhone XR back camera 4.25mm f/1.8 1/35

Sino a qualche anno or sono fa le fotografie ottenibili con lo smartphone non avevano una resa sufficiente, ora la hanno. Inutile cercare la scusa che dai file di uno smartphone non si possono trarre buoni ingrandimenti in stampa, non è vero, comunque non di rado si acquista una full frame quasi solo per postare immagini nei social.

È più che dimostrato e tecnicamente inoppugnabile che in situazioni di ripresa difficili, come per esempio la fotografia notturna, con gli attuali smartphone top di gamma si possono ottenere facilmente ottimi risultati ed una profondità di campo assai superiore di quella di una fullframe.

Con Michael Christopher Brown nel luglio 1913 la Magnum ha sdoganato lo smartphone come “fotocamera” della quale si può fare un uso professionale. Vai a sapere se poi Michael sia stato effettivamente assunto in organico nel 2017, o se non sia stata una abile mossa orchestrata dai produttori di Smartphone.

Sta di fatto che come fotografo pare lavorare e che in parte, sicuramente non tutte, le sue fotografie sono state scattate con uno smartphone.
Comunque è uno che ce l’ha fatta, ma ve lo immaginate un fotografo di wedding, o per dirla in italiano, matrimonialista, che si presenta a fare un servizio solo con uno smartphone?

Sta di fatto che quando si verifica un evento, catastrofico o meno, le prime immagini che arrivano nelle redazioni dei giornali, i primi video trasmessi in televisione, assai spesso sono realizzati con uno smartphone. A volte meglio una persona qualunque, che con uno smartphone per caso è nel momento giusto nel luogo giusto, di un fotografo professionista, abilissimo e con ottima fotocamera e obiettivi, che arriva sul posto in ritardo.

© Renato Greco. Mestre. iPhone XR back camera 4.25mm f/1.8 1/35

Un professionista normalmente esce di casa con una fotocamera, quasi ogni giorno, è il suo lavoro. Un dilettante ( dilettante è colui che si diverte, nulla di spregiativo nel termine, anzi) quante concrete occasioni ha all’anno di uscire di casa con una fotocamera?

Uno smartphone invece lo può usare ogni giorno, anche per fare fotografie. Se sa scattare buone/belle fotografie le farà quasi indifferentemente con la fotocamera o con lo smartphone. Inoltre sempre perché è dilettante non è detto che non si diletti a tornare indietro sui passi evolutivi delle tecnologie, riscoprendo o scoprendo ex novo la pellicola, esattamente come succede a chi oggi ri/scopre il giradischi e i vinili.

L’interesse attorno alla fotografia non è mai stato più vivo di oggi, mai prima di oggi gli strumenti e materiali per praticarla sono stati più diversificati.

Se è diventato difficile vivere di sola fotografia non vuol dire che non sia possibile o che la fotografia versi in stato comatoso.

Di certo lo smartphone è solo uno strumento, non ha alcuna colpa.

Ah per inciso, last but not least…il mio vetusto cellulare Samsung è privo di fotocamera, insomma non sono di parte.

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

© Renato Greco. Mestre. iPhone XR back camera 4.25mm f/1.8 1/35

4 Comments

  1. Luca Scaramuzza

    Ciao Giorgio, sai, ho l’impressione che la fotografia stia soffrendo non tanto per l’uso dello smartphone o della reflex da 10000 euro quanto piuttosto per 2 forme di educazione.
    La prima forma riguarda proprio l’educazione alla fotografia intesa come basi storiche, tecniche, di reiterazione allo scatto fatto tanto per far conoscere agli amici cosa si sta mangiando o quanto si è fighi con la nuova borsa di Prada o con i jeans da 250 euro.
    Ma a questa mancanza di “cultura” si può sopperire leggendo oppure osservando le foto di chi ha fatto e sta facendo la storia, è soltanto questione di avere voglia di conoscere il proprio hobby.
    È nella seconda forma di educazione che vedo un muro quasi invalicabile e mi riferisco al termine “educazione” nella più conosciuta accezione. L’uso dei social autorizza ad essere sgarbati, autocelebrativi del tipo “ma come ti permetti di criticare questa foto che ha vinto il concorso all’oratorio di pescopagano?”. Quando ci sono commenti ad una foto il più delle volte leggo “mi piace”, “bella”, “che colori meravigliosi”, “io avrei usato un diaframma così o cosà”..cosa lasciano questi commenti? Il nulla assoluto!!
    Ma scrivimi pure che la mia foto fa schifo (mica me la prendo tanto so che non conosci l’educazione) però, se vuoi essere credibile, aggiungici anche il motivo per il quale la mia foto fa schifo e già che ci sei aggiungici anche una spiegazione di come l’avresti fatta tu questa foto.
    Educare ed educazione vanno a braccetto e servono a tutti, a quelli bravi, a quelli cattivi e azzardo anche che sono termini che servono ai maleducati per imparare qualcosa di sensato.
    Buona giornata Giorgio.

    Luca S.

  2. Davide Tambuchi

    @luca “far conoscere agli amici cosa si sta mangiando”… lo faceva già Stephen Shore nel suo lavoro American Surfaces negli anni ’70! Chi lo fa con lo smartphone è arrivato decisamente in ritardo. E poi, se confronti una foto del grande maestro americano (che ha anche un account instagram) con le foto pubblicate da un utente medio, la differenza si nota, eccome. C’è sempre qualcosa in più da leggere nella foto di Shore. La cultura fotografica, lo studio della pittura, del disegno, e della storia dell’arte è la base per ottenere buone foto. Che poi Shore sia anche lui passato dalla Rolleina al grande formato allo smartphone è marginale. La fotografia è in crisi per mancanza di cultura. Per fortuna ci sono siti come questo, in cui puoi confrontarti ed imparare umilmente dai grandi maestri e dai professionisti che collaborano alla stesura degli articoli.

    1. Giorgio Rossi Post author

      Grazie per il commento Davide Tambuchi. Non credo sia solo questione di cultura, altrimenti basterebbe studiare e si sarebbe tutti grandi fotografi. Il che non è. Conosco persone che hanno grande cultura e una approfondita conoscenza della fotografia, eppure non riescono a fare alcuna foto degna di nota. Social e comunicazione internet mettono a disposizione di tutti tutto il mondo, tutto il sapere, è possibile farsi conoscere ed evadere facilmente dal proprio ristretto ambito socio/geo/culturale cosa che prima non era alla portata di tutti, però forse è anche una illusione. Senza avere doti molteplici nessuno può diventare veramente qualcuno, e tali doti non attengono solo alla cultura fotografica e alla capacità di produrre foto valide.

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