La Fotografia e la AI Intelligenza Artificiale… Intelligenza Artificiale?!?

Mi viene in mente l’espressione ebete di Verdone…

 

 

Sei progressista o conservatore? Secondo wikipedia i progressisti pensano che avanzamenti negli ambiti della scienza, della tecnologia, dello sviluppo economico e dell’organizzazione sociale siano vitali per il miglioramento della condizione umana.

I conservatori preferiscono lo status quo, meglio vivere tranquilli senza scossoni destabilizzanti. Interessante notare che progressi in ambito scientifico o tecnologico inducono conseguenze nell’organizzazione sociale, interessante quanto ovvio.

 

© Dennis Ziliotto. Tripofobia

 

Ricordo che da piccolo il Friuli c’era un mobile di legno lucido in salotto. L’aspetto era grosso modo quello di una faccia sorridente. Al centro dei tasti che sembravano denti di avorio di un qualche animale enorme e sconosciuto. Sopra  c’erano scritte tutte le città del mondo, più in alto ancora sopra troneggiava una scritta: TELEFUNKEN. Poi c’era una griglia con dietro una tela a maglie larghe. A destra e sinistra, come fossero due guance, c’erano delle manopole nere. Quando si accendeva si illuminavano da dietro i nomi delle città e si illuminava un occhiolino verde.

Mi dissero che l’insieme si chiamava radio, non compresi bene cosa significasse il nome ma imparai ben presto a farla funzionare. Una volta con mio cugino svitammo il retro per vedere cosa ci fosse dentro ma non ci capimmo niente. Mai avrei potuto immaginare che circa 60 anni dopo mio figlio seguisse in diretta video una partita dei mondiali sullo schermo di quello che tutti chiamano smartphone, come fosse la cosa più naturale del mondo. Ovviamente la maggior parte di chi lo usa non sa minimamente cosa ci sia dentro per farlo funzionare.

Siamo probabilmente la specie più adattabile dell’intero pianeta.

 

© A.Gottardi. Nike

 

L’adattamento è movimento, cambiamento e soprattutto flessibilità. L’adattarsi ai cambiamenti non deve tradursi obbligatoriamente in un trauma, possono ottenersi straordinari vantaggi. Si parla speso di adattabilità in relazione all’ambiente, meno in relazione a un progresso tecnologico. Il passaggio dalla tecnologia meccanica ed elettronica analogica a quella elettronica digitale ha richiesto non pochi anni. La prima introduzione pratica del telefono.

in Italia ebbe luogo a Milano il 30 dicembre 1877, eppure oggi c’è qualche sacca di ritrosia nell’accettare i telefoni 5G. È entrato nella nostra vita a tal punto che basta vedere un qualsiasi film dove appare un telefono per stabilire quando è stato girato.

Divenne uno status symbol con “il cinema dei telefoni bianchi” un sottogenere cinematografico della commedia in voga in Italia tra il 1936 e il 1943.

Attualmente in vari settori c’è una grande distanza, almeno apparente, tra la ricerca scientifica e la percezione e diffusione del suo utilizzo pratico. Così per esempio l’arrivo nelle nostre vite di prodotti derivati dalla AI, l’intelligenza artificiale, può risultare destabilizzante.

Dalla nascita effettiva della AI come disciplina (1956) ad oggi gli anni sono volati. Specie negli ultimi anni la crescita, grazie alla potenza dei sistemi di calcolo è stata rapidissima.

Nel 2017 a seguito del convegno di esperti mondiali di intelligenza artificiale promosso dal Future of Life Institute è stato redatto con ampissimo consenso un vademecum con 23 principi per affrontare le problematiche etiche, sociali, culturali e militari dell’IA. Il documento è stato sottoscritto subito da oltre 800 esperti e in seguito da altre migliaia

 

 

Se in futuro i principi di Asilomar verranno rispettati vai a sapere. Nell’aprile 2021 l’Unione Europea ha elaborato una proposta di legge che prende il nome di Artificial Intelligence Act. C’è già chi nutre dubbi.

Sta di fatto che noi ci arrovelliamo nella scelta se acquistare un auto a benzina, ibrida o elettrica mentre gli scienziati del settore sono concordi negli step di evoluzione da raggiungere entro i prossimi 20 anni. L’auto non sarà più di proprietà, sarà on demand, ne circoleranno assai meno e sarà guidata non da noi ma grazie alla AI.

Futuribile???  Naaa, già possibile, lo potrete constatare nel video.

“A Parma i ragazzi di Vislab, uno spin off dell’Università, già vent’anni fa avevano ideato un sistema di guida autonoma…”.

Della Intelligenza Artificiale, di come usarla con programmi specifici per generare immagini più o meno foto-realistiche si è parlato assai poco sino a circa un mese fa.

 

© Dennis Ziliotto

 

É spesso così, “la prima versione di Adobe Photoshop risale al 1990 ad opera dei fratelli Thomas e John Knoll, figli di un fotografo, che idearono il programma per agevolare il lavoro del padre”.

Ci vollero anni per diffondere Photoshop a livello di massa. La stessa cosa sta succedendo con programmi di AI, però assai più rapidamente dato che attualmente Internet, social, ecc. sono alla portata di tutti.

Enzo dal Verme nel settembre 2019 scrisse su Sensei un primo articolo: “I fotografi sono obsoleti?

Il mese dopo, sempre Dal Verme. pubblicò un secondo articolo: “Dai ritratti di persone che non esistono in poi

Sono entrambi articoli interessantissimi, a livello tecnico, etico, e per quanto riguarda il futuro del fotografo come professionista. Da notare che i ritratti generati in AI già anni or sono, come si può ben vedere nell’articolo, avevano raggiunto livelli di foto-realismo davvero notevole. In queste ultime settimane si stanno diffondendo a macchia d’olio nel web vari programmi per realizzare immagini più o meno foto-realistiche. C’è chi grida allo scandalo: “vade retro satana, non è fotografia!”

Certo, ovvio, non è fotografia, sono immagini. Dimmi che vuoi fare, vuoi scendere i piazza?  Vuoi indire una manifestazione nazionale?

Già immagino gli striscioni “NO AI, NO AI! — LA AI NON È ARTE”.

 

© A.Gottardi. Volpona

 

Non è arte… e invece ogni foto laqualunque , ogni ennesima copia della copia di una rappresentazione del reale è Arte solo perché è vera fotografia? Tuttavia capisco, si ripropone le stesso meccanismo mentale dei pittori  che pensavano che i fotografi gli rubassero l’arte e sopratutto il pane quotidiano. È un meccanismo retrogrado, dettato dalla paura. Paura del diverso, non accettazione di una evoluzione che avverrà comunque. Ovviamente dipende molto dall’ambito fotografico che si è abbracciato. Per me, per molti altri che fanno fotografie per divertimento personale o forse aspirando all’Arte non è poi così esiziale l’arrivo della AI per creare immagini “simil-fotografiche”, tuttalpiù potrà essere motivo di sperimentazione.

Immagino la solitudine degli artisti Burri e Fontana davanti a una tela ancora vuota, sulla cui superficie può accadere di tutto, solo lui è responsabile di quello che può accadere. Il taglio netto di Fontana, non per improvviso moto di rabbia, è un taglio pensato, cercato, un taglio col passato. Un andare oltre la tela, oltre lo squarcio, incontro a un infinito, imprevedibile.

Siamo sempre soli di fronte all’oggetto che stiamo per rendere soggetto, siamo soli con le nostre scelte, anche se siamo in compagnia di altri. Tutto avviene grazie a un click sul tramite, la macchina fotografica, non credo che l’AI possa toglierci nulla. Per quanto riguarda l’ambito strettamente professionale suggerisco di leggere con attenzione quanto ha scritto Dal Verme nei due articoli citati.

 

 

Penso che senza praticamente accorgercene siamo passati da una “civiltà delle fotografie” a una “civiltà delle immagini”. Su una fotografia ci si sofferma, c’è tutto il tempo per osservarla con attenzione, sta lì fisicamente, immobile, sia che sia stampata su carta fotografica, o su ink-jet ed appesa a un muro, sia che sia stampata su una rivista o su un libro. Sul monitor, in un social, scorrono migliaia di immagini, se dopo qualche ora ne ricerchiamo una spesso non la troviamo, è affondata. Gradualmente stiamo perdendo sempre più la capacità di soffermarci e prestare attenzione, capire cosa effettivamente c’è di interessante in una immagine, nella sua inquadratura, nel suo contenuto non solo estetico. Non ci poniamo domande su  quale sia  effettivamente il contenuto della scatola. Ci colpisce solo superficialmente e in modo assolutamente emozionale, il che forse non sarebbe sbagliato se tale  (blanda) emozione non venisse ben presto dimenticata a favore della prossima emozione.

Ho un poco cincischiato, roba di una manciata di secondi, con un programma di AI, solo on-line: Stable Diffusion.

In pochi secondi con un breve prompt testuale ho ottenuto l’immagine di una teiera di peltro e un vaso in ceramica con dei tulipani. Orrenda e poco foto-realistica, in ogni caso poco rispondente alle mia idea mentale, tuttavia è piaciuta. Colpa mia ovviamente, non conosco il linguaggio dei prompt.

 

 

Potete sperimentare anche voi, è solo un piccolo esempio per capire cosa sia un prompt e come possa venire usato per produrre un’immagine. Non meravigliatevi se la qualità dell’immagine è alquanto scarsa. Non vuol dire  che Stable Diffusion sia un giochino, è probabilmente uno dei migliori programmi in questo ambito, tuttavia per ottenere risultati all’altezza è necessario installarlo e come per tutti gli altri programmi del genere, imparare a dialogare con la “macchina” attraverso il “linguaggio” dei prompt.

L’installazione è gratuita, su Windows, Mac ed ovviamente Linux, esistono versioni per smartphone. Necessita di grafica Nvidia. Si tratta di un programma realizzato in open source quindi mi sembra etico che non sia a pagamento. Vi chiedono se volete contribuire con un’offerta, magari visto che lo usate potreste anche darla. Altri programmi come Midjourney o DALL-E2 sono a pagamento non essendo open source.

Stable Diffusion è un generatore di immagini AI open source “non filtrato”. In parole povere, anche per via dell’approccio open source, viene meno ogni barriera. Sta alla vostra etica il non farci qualcosa di illegale o dannoso, comunque le responsabilità sono vostre non di chi ha creato il generatore AI, al contrario gli altri due hanno delle restrizioni.

 

 

Riguardo al copyright in pratica, per quanto ne so, le opere prodotte grazie all’utilizzo della AI non sono attualmente protette, possono essere protette solo se vengono successivamente elaborate in modo “pesante” grazie ad altri interventi artistici.

Quanto ai risultati ottenibili con diversi programmi di AI, è possibile confrontarli, solo molto parzialmente perchè uno stesso prompt può dare risultati assai diversi in differenti strumenti di generazione di immagini AI.

A prescindere di come cappero funzionino, cos’è questo prompt necessario per farli funzionare?

 

“A semantic cue is a prompt that contains semantic information, and is given to facilitate word retrieval. Semantic information is knowledge that is related to the meaning of the word.”

“Un segnale semantico è un comando che contiene informazioni semantiche, e viene dato per facilitare il richiamo delle parole. L’informazione semantica è la conoscenza correlata al significato della parola.

 

Semplice ed esaustivo direi!

Madeleine de Proust (a volte anche sindrome di Proust) è un termine francese che può designare nella vita quotidiana un oggetto, un gesto, un colore e in particolare un sapore o un profumo, che evocano in noi ricordi del passato.

Con un sapiente scritto Proust evocava ricordi lontani, con un prompt si “evoca” una immagine. Si può usare la scrittura anche per stilare la lista della spesa, il che non vuol dire essere scrittori.

 

 

In pratica chi scrive un prompt “evoca” una immagine che ha già chiara in mente. In era analogica chiamavano tutto ciò pre-visualizzazione. Il sapere ancora prima di premere il pulsante di scatto, quello che si desiderava ottenere da una immagine mentale, diventata fotografia e portata al suo step finale, che sia una stampa, la condivisione su un social o altra diffusione. Nella civiltà delle fotografie era necessario che davanti all’obiettivo ci fosse un qualcosa di reale da riprendere, nella civiltà delle immagini non è indispensabile.

Tuttavia contano le idee chiare di chi è dietro un prompt, come contava chi era dietro una fotocamera e premeva il pulsante di scatto

Penso che la AI in questo campo sia più vicina ai lavori di illustrazione che di a quelli di fotografia (anche se con i progressi  della AI le immagini prodotte potranno diventare sempre più foto-realistiche). Mi vengono in mente le illustrazioni realizzate da Achille Beltrame per la prima pagina della Domenica del Corriere.

Erano una sorta di storytelling in una sola immagine, l’illustrazione in seguito fu sostituita nei giornali da reportage fotografici.

 

 

Molto interessante un articolo a proposito di Midjourney: “…Qual è il nostro contributo artistico nella realizzazione dell’illustrazione? Ritengo si trovi proprio nella comunicazione con l’intelligenza artificiale il contributo umano: nella capacità di sintetizzare chiaramente e in parole chiave un concetto ancora inespresso visivamente…”

Porsi il problema se la AI possa essere o meno Arte direi che è un modo sbagliato di affrontare il problema. “Siamo viziati dal piattume della civiltà delle immagini che ci vuole convincere che tutto è rappresentabile, immediatamente comprensibile e che siamo tutti in grado di fare e capire tutto… Ma questo accade non solo per quel che riguarda l’arte, accade per tutti i settori della conoscenza: ci sentiamo tutti medici, giudici, allenatori di calcio… Vedere è vedere con la mente, con la conoscenza, con la sensibilità, con le proprie passioni, con la curiosità…

Sta di fatto che, per esempio, la pagina Fb AI Art sta avendo un rapidissimo successo, decine di iscritti al giorno. Vengono postate immagini, commentati i particolari tecnici, si discute sull’utilizzo di programmi, si condividono prompt, è  una  sorta di comunità basata anche sulla condivisione del sapere, non solo una postare immagini per ricevere dei like.

È questo modo di vedere ad avere spinto due cari amici fotografi Dennis Ziliotto e Andrea Gottardi ad interessarsi.

 

 

Dennis Ziliotto:

“Chiunque si approcci al mondo dell’arte o più in generale della creatività si è trovato, almeno una volta nella vita, a porsi questa domanda: quanto è imprescindibile la mano umana nella creazione di opere d’arte?

La questione è si è riaffacciata di prepotenza sul panorama mondiale nelle ultime settimane grazie a una Intelligenza Artificiale assai particolare: Midjourney.

 

© Dennis Ziliotto. Tripofobia

 

È uno strumento dalle potenzialità infinite, per quanto mi riguarda é un passatempo molto stimolante e molto divertente ma finisce lì, questa nuova “tecnologia” trovo sia qualcosa di incredibile da sfruttare (nel mio caso a scopo ludico) proprio perché ti permette di inventare cose persone o mondi che non esistono e questo mi affascina, l’umano in questo caso é praticamente un committente, l’AI chi esegue la commissione…

 

© Dennis Ziliotto. Tripofobia

 

Tutto il resto va preso come uno meglio crede…

Io di sicuro preferisco sempre sporcarmi le mani d’argento”

 

 

Ritratti, Studio Fotografico, Trýpaphóbos.

La tripofobia è la paura dei buchi.

Più nel dettaglio, chi soffre di questo disturbo è terrorizzato dalla visione di pattern ripetitivi, costituiti da piccoli fori ravvicinati e profondi.

 

© Dennis Ziliotto. Tripofobia

 

Andrea Gottardi:

“Siamo finalmente giunti nell’epoca delle AI. Intelligenza artificiale applicata in campo artistico-visivo. Molti sono ormai i programmi (bot) con cui è possibile dialogare e tramutare i propri pensieri attraverso le parole, in immagini generate da un Bot, che andando alla ricerca di parole chiave e metadati in tutta la rete, ha acquisito la capacità di generare immagini più o meno precise, più o meno artistiche, se di arte artificiale si può parlare.

Il mio approccio a questo mondo è stato quello di unire l’AI con la fotografia di ritratto.

Come? Generando abiti nei più disparati stili, attraverso i miei “prompt” (frasi descrittive di ciò che vedo nella mia mente) ed elaborando successivamente le immagini generate in Photoshop.

 

 

Unire la fotografia, il mio ramo di fotografia ovvero il ritratto, è nato dall’esigenza di non accontentarmi di un’ immagine generata prima di tutto dai miei pensieri, e realizzata da una fotocamera digitale.  Ho proseguito con elaborazioni al ter, mi sono così spinto ad unire reale ed irreale, esistente ed inesistente, fotografia e computer, persone e pixel.

La sessione di ritratto viene concepita per pose, dettate dagli abiti generati, e unite poi tra color grading, fluidificazioni, ritocchi e ritagli, aggiunte e stravolgimenti, per rendere meno visibile possibile l’unione tra persona e abito, luci reali e luci artificiali.

 

 

Nasce così questa serie di ritratti che unisce due epoche adiacenti ma distanti davvero un bel po’.

Dopo un primo momento di dubbi etici sull’uso commerciale e dubbi sui vari diritti d’autore, sono convinto che l’uso dell’Ai sia solo un plus, un altro strumento innovativo, che come ogni altro strumento se usate con intelligenza e etica, possano essere utili a far progredire la società e l’arte.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

 

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo sito web può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milano. info@newoldcamera.it
All rights are reserved. No part of this web site may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milan, Italy. info@newoldcamera.it

©2023 NOC Sensei – New Old Camera Srl

 

 

 

 

2 Comments

  1. enzo dal verme Reply

    Grazie, Giorgio, per avermi citato nel tuo bell’articolo.

    Io, qualche giorno fa, ho cominciato a preparare un seguito pubblicando sul mio profilo FB un’innocente burla.

    L’argomento merita parecchie riflessioni, le mie sono in arrivo…

  2. Giorgio Rossi Reply

    Ti ringrazio moltissimo per l’apprezzamento. Ovviamente i tuoi articoli sono assai più approfonditi ed era doveroso citarli. Questo mio è una sorta di infarinatura , chiamiamola così, destinata a chi della AI nel campo della creazione di immagini, ha sentito parlare poco o nulla. Secondo me è anche inutile esprimere giudizi, ancora peggio se non si conosce l’argomento. L’Ai esiste ormai da anni in vari settori. Possiamo, nel campo della produzione di immagini, rifiutarne l’esistenza, possiamo benissimo farne a meno , ma è una scelta del tutto personale. un poco come rifiutare l’esistenza del vino perché siamo astemi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *