La Fotografia e i buchi. Di e con Massimo Carrano

Sono sempre stato affascinato dalla cultura dell’antica Grecia, forse perché al liceo classico me l’hanno insegnata bene. Forse perché successivamente all’Università, facoltà di psicologia, ho avuto modo di verificare l’importanza del mito greco. Sigmund Freud, padre della psicanalisi accostò i desideri incestuosi inconsci alla narrazione delle vicende mitologiche di Edipo e di Elettra. Non fu il solo accostamento interessante.

Wittgenstein arrivò a considerare la psicanalisi come “potente mitologia”. Il carattere mitologico i una spiegazione risiederebbe nella “sua capacità di imporsi immediatamente come interpretazione universalmente valida, quella della quale siamo convinti a priori, per delle ragioni basate sul desiderio piuttosto che sulla riflessione.

Quanto siano state importanti le tesi freudiano lo vediamo credo anche oggi.  La letteratura, la filosofia, l’architettura, la scrittura,  la musica… La fotografia.

Eh quante parole importantissime per la crescita dei  popoli  sono ancor oggi al  femminile nella nostra società maschilista!

Le Muse sono nove divinità femminili della religione greca. Erano tutte sorelle, in quanto figlie di Zeus e di Mnemosine (la “Memoria”) e la loro guida era Apollo. L’importanza delle muse nella religione greca era elevata: esse rappresentavano l’ideale supremo dell’Arte, intesa come verità del “Tutto” ovvero l’«eterna magnificenza del divino»

Già qui ci sono ulteriori interessanti riflessioni da portare avanti. Le nove divinità che rappresentavano tutte le arti erano sorelle. Vuol dire, mi sembra evidente, che tutte le arti hanno qualcosa che le accomuna e tutte sono figlie di Mnemosine, la Memoria. Euterpe, colei che rallegra, era la musa della poesia lirica e della musica.

 

 

Anche la fotografia ha a che vedere con la memoria, lo sappiamo bene.

Nacque alquanto dopo le altre arti, ed ancora non è da tutti condiviso il fatto che possa essere un’arte. Forse nell’immaginario dei filosofi ne era in qualche modo prefigurata una possibile futura esistenza. O più probabilmente percepiamo attualmente  la fotografia avendo in memoria, come conoscenza storica , il mito della caverna.

In effetti la rappresentazione fotografica è un po’ come la parete della caverna di cui parla Platone nella Repubblica, una parete sulla quale vengono proiettate delle ombre e che gli schiavi incatenati all’interno della caverna, non potendo vedere nient’altro che quella, pensano che sia la realtà. Se pensiamo alla fotografia non possiamo fare a meno di pensare alla luce…

La luce e il suono sono onde di tipi diversi. La luce è un’onda elettromagnetica che si propaga anche nel vuoto (per esempio dal Sole alla Terra), mentre il suono è un’onda di pressione che si propaga nella materia (aria, acqua…), ma non nel vuoto.

 

© Giorgio Rossi. La Cosa

 

Tutto ciò ha una qualche rilevanza, può aiutare a realizzare fotografie migliori?  Vai a sapere… cosa può essere utile a realizzare fotografie migliori? La tecnica? Indubbiamente è utile ma non basta. Sono stati scritti innumerevoli testi sulla fotografia, per comprenderne l’essenza, la peculiarità, l’ambiguità irrisolta e irrisolvibile.

Insomma avere una qualche idea anche concettuale della fotografia non fa davvero male a nessuno. Sono in ogni caso convinto che riflessioni interessanti sulla fotografia si trovino sempre altrove, mai in libri che trattano molto strettamente di fotografia.

Semplicemente fotografare live 2018, dal 21 al 23 settembre, fu una full’immersion negli eventi più disparati. Il 21 al Teatro Sociale di Novafeltria avvenne la presentazione con lettura artistica del libro di Roberto Carlone  “L’autre Vivian”. Un viaggio inedito nella Francia di Vivian Maier.

Era già arrivato e presente allo spettacolo Massimo Carrano, percussionista, amico di Lia Alessandrini.  Aveva precedentemente collaborato, prestandosi come “modello fotografico musicista”, con un’altra amica del nostro gruppo Corine Veysselier, bravissima fotografa, molto creativa.

Le ho chiesto di raccontarci quella esperienza fotografica:  “Eeeh Massimo è amico d’infanzia di Francesco, mio marito.

Ha accettato subito quando gli ho chiesto se voleva essere “la mia musica terra” per il mio progetto su musica ed elementi. L’ho portato in Toscana, e per 2 giorni c’è stata una fusione totale. Terra Musica. Scattando avevo brividi e lacrime agli occhi.

Cosa dire di più ?”

Dunque immaginatevi Massimo Carrano contornato da amici fotografi,  in una full immersion nella fotografia. Gli avevamo chiesto di suonare per noi a teatro, e se aveva in mente qualcosa, di dirci qualche suo pensiero intorno alla fotografia.

Così salì sul palco, inizialmente forse un poco timido.

Per un percussionista, musicista, parlare di fotografia a un pubblico di fotografi non è una passeggiatina, eppure i suoi pensieri furono profondissimi, molto interessanti.

Li riportiamo di seguito e nel video originale del suo intevento.

 

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

© Corine Veysselier

 

 

Il ruolo del Fotografo.

Alla conferenza di ieri mi è venuto in mente una cosa importante. Importante per me, perché c’ho pensato tutta la mattina.

Il fatto che il fotografo, come ruolo, è un ruolo femminile ed ha un rapporto col soggetto che è un rapporto da femmina a maschio.

Non importa se il fotografo è alto 2 metri, ha la barba e ha fatto anche la palestra, il ruolo del fotografo è un ruolo madre nell’incontro col soggetto così come avveniva per gli esemplari di essere umano della preistoria nel contatto tra uomo e donna.

 

© Lia Alessandrini

 

La donna rimaneva incinta e gestava un figlio per nove mesi e poi lo cresceva e immediatamente dopo il rapporto sessuale, quello che doveva essere poi il padre, spariva e andava via.

E quanto è uguale questo elemento alla condizione del fotografo che fotografa la realtà intorno a sé e porta lui l’ovulo della visione, porta lui l’immagine di quello che potrebbe essere uno scatto.

Incontra un soggetto e lo fotografa.

Il soggetto lo guarda, osserva, forse non si accorge neanche di essere osservato e va via.

 

© Lia Alessandrini

 

È nella natura del soggetto quella di andare e di rimanere come eredità dentro la pancia del fotografo, che è questa (indicando una Rolleiflex): il fotografo porta con se il frutto di questa unione fra il suo occhio e il soggetto e la gesta.

La fa diventare grande nella sua idea e poi la cresce, la partorisce (ormai non ci sono più i chimici da sviluppo) dentro un luogo fatto per poterla far crescere bene e molto spesso gli diventa adulta presto e in altri alcuni casi gli diventa adulta molto dopo.

Quanti di voi hanno scoperto una foto che hanno scattato dieci anni prima e che quel giorno è diventata la loro fotografia e che prima invece era uno scarto magari.

Ed è strano perché ieri mi è venuto in mente non guardando una macchinetta fotografica di oggi, ma guardando queste macchine che c’hanno il pozzetto (indicando la Rolleifelx) e che dentro sono vuote come le scatole di un tempo.

Ed è bello che questa vita che l’istante prende, fecondato dal passaggio del soggetto, questa vita che l’istante prende nella pancia del fotografo, avvenga in definitiva dentro una cavità.

Tutta la musica prende vita dentro una cavità.

Tutte quelle che vedete qui (indicando strumenti musicali presenti sul palco) sono cavità.

E chi fa il mio mestiere, chi fa il percussionista di un certo tipo, impara a riconoscere la cavità e sapere quali sono quelle che possono suonare e a volte suonano cavità che uno non si aspetta.

Massimo Carrano.

 

© Corine Veysselier

 

 

 

Massimo Carrano, tra i musicisti italiani più attivi ed eclettici, svolge una intensa attività concertistica, come solista e con prestigiosi organici italiani e non.

Inizia gli studi di percussione frequentando per due anni il conservatorio “A.Refice” dell’ Aquila, sotto la guida del M° Antonio Striano. Si rivolge ben presto allo studio delle percussioni etniche  con insegnanti del calibro di Luis Agudo, Roberto Evangelisti, Gregorio”el Goyo” Hernandez, Angel “Chino” Chang, Reinaldo Hernandez, Glen Velez, Abdallah Mohammed.

 

© Corine Veysselier

 

Nel corso della sua carriera ha collaborato,tra gli altri,  con Teresa De Sio, Mimmo Locasciulli, Ornella Vanoni, Fabrizio de Andrè, Karl Potter, Massimo Moriconi, Mauro pagani,Mariapia De Vito, Rita Marcotulli, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Lucilla Galeazzi, Giovanna Marini Antonello Ricci, Liliana Gimenez, Tony Esposito, Michele Ascolese,, Eric Daniel, Elio e le storie tese, Indaco, Elsa Poppin, Prem Joshua, Rodolfo Maltese, Francesco di Giacomo, Pierluigi Balducci Quartethno, Umberto Sangiovanni, Tamburi del Vesuvio, Evelina Meghnagi.

E’ collaboratore abituale di compositori come Luis Bacalov (Oscar per le musiche de ”Il Postino”), Germano Mazzocchetti, Nicola Piovani (Oscar per le musiche de ”la vita è bella”), Tony Carnevale, Ambrogio Sparagna, Alessio Vlad, Armando Trovajoli. Nel campo della musica barocca ha Militato in importanti ensemble internazionali sotto la direzione di Renee Jacobs ed Alessandro De Marchi. Ha suonato con Concerto Kolln ,Ensamble Arpeggiata, Shizuko Noiri.

Ha composto e suonato musiche per le coreografie di Felix Ruchert, Lucina De Martis, Choronde, Hal Yamanouchi, Aurelio Gatti, Paolo Proietti, Gisella Speranza Johnson, Caterina Genta. Ha suonato per gli stages di danza tenuti da Jean Godin, Finola Cronin, Felix Ruchert, Dominique Mercy, Bob Curtis, David Parsons.

E’ stato più volte membro dell’Orchestra della RAI di Roma. Nel ’96, nella trasmissione “Mi manda Lubrano” è stato il primo percussionista in Italia a gestire, da solo, il tessuto musicale di un programma televisivo. Nel 2001 ha fatto parte dell’orchestra di Massimo Ranieri nella fortunata trasmissione “Citofonare Calone”.

 

© Corine Veysselier

 

E’ stato ospite della trasmissione radiofonica “RADIO3 Suite”. “SKY cult”gli ha dedicato una puntata della trasmissione “l’ospite” per la regia di Filippo Carli.

In campo teatrale ha lavorato, tra gli altri, con Attilio Corsini, Alessandro Fersen, Mario Missiroli,Giorgio Albertazzi, Leo De Berardinis, Fabio Cavalli, Edoardo Siravo.

Ha composto ed eseguito le Musiche del video di animazione” Il cerchio e la soglia” diretto dal fratello Leonardo Carrano vincitore al concorso V-ART di Cagliari e menzione speciale al Fano film festival è stato responsabile musicale della compagnia dei mimi del Teatro dell’opera di Roma.

Insegna Multipercussioni Presso la scuola Percentomusica ed è titolare del corso di percussione afro-cubana presso il conservatorio Tito schipa di Lecce. Ha insegnato Multi-percussioni presso il ”Timba” di Roma ed è stato direttore dei corsi di percussioni presso l’Accademia di Musica moderna nelle sedi di Milano, Verona, Modena. È stato coordinatore della facoltà di percussione presso l’Università della Musica di Roma.

 

© Corine Veysselier

 

 

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