Troppo spesso leggo chi si lamenta che su Facebook si trovano sempre le stesse cose, che pagine social ruotanti attorno alla fotografia sono noiose, non ci trova niente di nuovo. Una volta ad uno che si lamentava di tutto ciò gli sono entrato a gamba tesa: “Scusami, ma tu cosa porti, cosa offri, cosa condividi? Eh perché è facile prendere ma è assai meno facile dare, i social, il web, sono fatti per una condivisione globale continua!” Non ebbi risposta.

Il web è fantastico, una rete sconfinata che risucchia, mi spinge alla ricerca quando mi sveglio di mattino presto e tutto intorno è silenzio.

 

© Alexey Kljatov

 

Qualche giorno fa scorrendo la home di FB mi sono imbattuto in un post di un fotografo russo che pubblicava immagini stupende della struttura cristallina di fiocchi di neve. Mi sono appuntato il suo nome: Alexey Kljatov, ripromettendomi di andarlo a cercare, spinto dal desiderio di saperne di più.

Questo incontro casuale è stato come un sasso gettato nello stagno dei miei pensieri sbilenchi. “Se una farfalla batte le ali a Pechino, a New York si scatena una tempesta”, dicono… può apparire assurdo ma l’effetto farfalla, o ali di gabbiano ha anche un valore scientifico, racchiude in sé la nozione più tecnica di dipendenza sensibile alle condizioni iniziali, presente nella teoria del caos.

L’idea è che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema. Il che potrebbe portare ad andarsi a cercare tale teoria per vedere se abbia o possa avere una qualche influenza sulla nostra vita. Oppure può portare in tutt’altra direzione.

 

© Alexey Kljatov

 

La faccenda della fotografia di fiocchi di neve mi ha riattivato una catena di ricordi, a volte è necessario oliarla un poco. Me la ricordo a malapena la nevicata a Roma, nel ‘56. Avevo 6 anni, la neve non l’avevo mai vista.

Franco Califano la descrisse in una bellissima canzone, interpretata poi (cambiando molto il testo) anche da Mia Martini. Personaggio non facile, controverso, Califano, qui trovate il video della sua versione e stupende fotografie dell’Istituto Luce.

Passarono molti anni prima che l’evento si ripetesse, i sette colli non sono così alti. Però accadde, un regalo della befana, il 6 gennaio del 1985, Roma si svegliò imbiancata da una spessa coltre di neve. Ne cadde per circa 15cm. una cosa ridicola per chi è abituato alle nevi in trentino ma sufficiente a isolare il rione Trastevere per circa una settimana. Però ditemi voi che siete bravi, come avreste fatto a far passare uno spalaneve per le viuzze di Trastevere? Sale? Ma quale sale, la neve scende!

In quegli anni abitavo a Tre Pini/Villaggio Azzurro, ai margini della Cristoforo Colombo, verso Ostia. Andare a vedere cosa accadeva in città non era facile, mezzi pubblici sospesi. Così non sapendo cosa fare ma essendo già fotografo da alcuni anni mi venne in mente, per passare il tempo, di fotografare in macro quei fiocchi di neve, per carpirne i segreti. Avevo letto a proposito un articolo su una rivista di fotografia, insomma ero sufficientemente al corrente delle problematiche che avrei incontrato e dovevo pure metterle in relazione con i mezzi tecnici che avevo a disposizione.

 

© Giorgio Rossi

 

Si fa presto a dire “Macrofotografia”,  per lo più quello che si fa con obiettivi macro è della sub-macro. La vera fotografia macro si spinge al rapporto 20:1 e inizia da un rapporto 1:1, il che vuol dire che un soggetto  di 1 cm viene riprodotto grande 1cm  sulla pellicola o sul sensore. In questo articolo trovate delucidazioni tecniche importanti.

Non sono che la punta dell’iceberg perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, anzi un piccolo ghiacciaio che tende a sciogliersi. Non c’era il tempo per fare grandi calcoli, l’unica certezza era che non mi sarebbe stato facile avere altra neve a disposizione a Roma.

Così ci provai. Pentax spf, soffietto di prolunga che esteso a massimo permette un ingrandimento di circa 2x con il 50mm, pellicola FP4, cavalletto. I risultati li potete vedere dal negativo che ho scansionato, polvere inclusa. Ne ho anche ingrandito un particolare. Avrei dovuto avere un cavalletto stabile come una roccia , si vede del micromosso. Avrei dovuto avere anche un soffietto a doppia slitta per fare avanzare o retrocedere millimetricamente la fotocamera, a distanze così ravvicinate la profondità di campo anche a diaframma completamente chiuso è tremendamente ridotta.

Chiudendo il diaframma si deve allungare il tempo di scatto, e inoltre molta luminosità si perde con l’allungamento del soffietto. Insomma avrei, avrei, avrei…nel particolare del  fotogramma si inizia a vedere la struttura cristallina, era impossibile isolare un unico cristallo, si possono però intravvedere due distinte strutture cristalline, una “stellare” una esagonale.

 

© Giorgio Rossi

 

Sì. lo so benissimo il risultato è una vera schifezza. Serve solo ad illustrare un poco le problematiche che si incontrano, sicuramente saprete fare di meglio. Ovviamente non sono l’unico ad essere stato attratto dal cercare di immortalare fotograficamente i segreti nascosti in un cristallo di neve. Però prima di tutto come si formano tali cristalli? Santa Wiki, trova una risposta ad ogni domanda!

La storia della fotografia ci racconta che il primo ad essersi addentrato nei misteri dei fiocchi di  neve pare essere stato Wilson A. Bentley (1865–1931) che grazie a studi ed esperimenti protratti per 40anni ottenne il soprannome di Wilson “Snowflake” Bentley. Piccola riflessione personale: evidentemente non sapeva che cippa di meglio fare del suo tempo libero, se abbia  seriamente lavorato qualche giorno dalla sua biografia non si evince.

Tuttavia è importante per la storia della fotografia, quanto sono stati importanti molti altri che come lui si dilettarono  avendo tempo e immagino anche disponibilità economiche. Sta di fatto che il fotografo vero, quello duro e puro, è mediamente un sognatore o, a raccontarla meno romantica, uno che sa fare solo fotografie, nient’altro.

 

Wilson Bentley

 

Bentley iniziò seriamente a fotografare fiocchi di neve nel 1885, quando gli regalarono un microscopio al quale applicò una fotocamera, continuò a fotografarne sino alla morte, a soli 66 anni.

Fotografava portando fotocamera, microscopio ed ammennicoli vari all’esterno, mica detto che al freddo ci si conservi meglio. Fotografò più di 5000 cristalli di neve, scoprì che non ce n’era uno uguale ad un altro.

Nel 1904 donò alla Smithsonian Institution 500 delle sue fotografie di fiocchi di neve per salvaguardarne la sopravvivenza  a vantaggio delle future generazioni. In ogni caso gettò le basi di una ricerca scientifica.

Tutti i cristalli di neve hanno una struttura geometrica che parte dall’esagono, mai dal pentagono o dall’ottagono.

 

 

Pubblicò “Snow Crystals” per McGraw/Hill nel novembre del 1931, morì nel dicembre dello stesso anno. Il libro si trova ancora in vendita. Chi fosse interessato ad approfondire la biografia di Wilson Bentley può farlo senza alcun problema, leggendola rinfresca il suo  inglese (due piccioni con una fava) ed apprende che fu uno dei primi ad interessarsi delle misure di una goccia di pioggia e di molteplici cose che riguardano l’acqua nei suoi vari stadi, solida, liquida, gassosa.

Da quel lontano 1885 delle prime buone fotografie a cristalli di neve sono passati molti anni, di conseguenza progressi tecnici hanno messo a disposizione una strumentazione sempre più sofisticata.Quanti tipi di fiocchi di neve esitono?

Nei primi studi degli anni ’30 i cristalli di neve erano classificati in 21 categorie diverse basate sulla forma; negli anni ’50 la classificazione è stata ampliata a 42 categorie, negli anni ’60 a 80 categorie e, più recentemente, nel 2013, a ben 121 categorie. Dalla bio di Wilson Bentley si apprende che di fotografia all’inizio sapeva assai poco, d’altronde era una invenzione recente. Cosa accade ai nostri giorni, com’è progredita la tecnica di fotografare cristalli di neve?

 

© Nathan Myhrvold

 

Dobbiamo moltissimo a Nathan Myhrvold, un genietto. Ex Chief Technology Officer di Microsoft, co-inventore di 17 brevetti, ha ideato e costruito una macchina fotografica con la più alta risoluzione al mondo, per poter catturare la bellezza dei cristalli di neve.

Ha realizzato la fotocamera in fibra di carbonio – materiale che non si dilata o restringe a temperature estreme – con una obiettivo in zaffiro artificiale. Per l’illuminazione usa luci LED ad alta velocità pulsante sul microscopio, per eliminare il trasferimento di calore e le vibrazioni sulla neve.

Scatta con una velocità dell’otturatore di soli 500 microsecondi. Nathan non è solo un tecnico è anche un fotografo  molto creativo, ha praticamente inventato la Food & Drink, Modernist Cuisine Photography.

 

 

È una trovata non da poco, dopo aver lasciato la Microsoft desiderava fare il fotografo, ma in che campo? Reportage, nudo artistico ecc. sono campi sin troppo frequentati da altri fotografi, difficile camparci. Quindi si orientò verso la fotografia food & drink, portandola oltre ogni limite tecnologico precedente, elevandola ad arte.

Se si osservano le molte foto di cristalli di neve ripresi da Nathan emerge agli occhi che nessuna delle foto è ambientata, lo sfondo nero o colorato è uniforme e dipende dai metodi di illuminazione. Sì può fare di meglio, si possono ambientare i fiocchi di neve e conferire una poetica aggiunta?  E sopratutto si può farlo con una strumentazione alla portata di tutti?

Alexey Kljatov fotografo/artista russo, ci spiega che è possibile. Si può fare con una economicissima Canon powershot, montando davanti allo zoom fisso della fotocamera il mitico 58mm Helios-44M-5, però montato al contrario, lente frontale dietro, come si fa abitualmente per minimizzare distorsioni e altri problemi ottiici.

 

 

A osservare l’insieme fotocamera-obiettivo sostegno sembra un poco un accrocco. Avendo un poco provato a realizzarne so quanto è importante la stabilità dell’insieme con il quale si fotografa.

Se non riuscite a mettere insieme un mezzo tecnico di questo genere, o se non vi vengono bene le fotografie potete sempre scaricarle dal suo sito, dove a pagamento si trovano altri stupendi gadget fotografici. Del resto anche Nathan Myhrvold vende on-line e foto dei suoi cristalli di neve.

 

 

Per mio conto oscillo tra lo scettico e il possibilista, propendo a credere più possibili gli scatti di Nathan. Potrebbe anche darsi che sia tendenzialmente più portato a credere a tecniche che mi sembrano più scientifiche.

Però ecco il problema sta proprio qui. La AI ed elaborazioni spinte in Photoshop rendono praticamente tutto possibile, tutto realistico. Che differenza c’è tra il realistico e il reale? Ovviamente non solo per le foto di fiocchi di neve, il discorso è valido per qualsiasi fotografia, per qualsiasi immagine, per qualsiasi notizia o informazione che ci arriva attraverso il web.

Gillo Dorfles molti anni or sono scrisse un saggio interessantissimo sulle “Oscillazioni del Gusto”. Parafrasandone il titolo si può forse dire che il reale, o quello che percepiamo tale oscilla tra l’essere credibile e il non esserlo affatto, sta solo a noi formarci una opinione, sempre del tutto personale.

Ci possiamo solo basare sul nostro intuito, su esperienze pregresse, non abbiamo e non avremo quasi mai certezze assolute, gli strumenti fisici e/o mentali a nostra disposizione sono scarsi e spesso inaffidabili, mai come in questo periodo siamo come su una bachetta con la vela sottoposta a venti forti e mutevoli che non conosciamo affatto.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

© Alexey Kljatov

 

 


Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo sito web può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milano. info@newoldcamera.it
All rights are reserved. No part of this web site may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milan, Italy. info@newoldcamera.it

©2024 NOC Sensei – New Old Camera Srl

 

 

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here