Effetti “secondari” del Covid-19… proprio perché vengono dati dei limiti cresce in molti il desiderio di superarli, di evadere. Il che può portare ovviamente chi ci governa a un ulteriore giro di chiave, a dare limiti più severi e fare di tutto perché vengano effettivamente rispettati.

Nonostante tutto la voglia di “documentare” quello che sta accadendo dilaga, tra professionisti e fotoamatori. Non di rado si spalleggiano a vicenda, se lo può fare il professionista perché non lo può fare il fotoamatore? Che differenza fa?

 

© Giorgio Rossi

 

Recentemente un articolo su Artribune ha suscitato una levata di scudi.

Il titolo dell’articolo: “Andare in giro a fotografare le città deserte durante la quarantena è da imbecilli”…

“Molti tra i nostri concittadini non hanno ancora chiaro il concetto della parola “pandemia” e non hanno ben capito che l’unica arma che abbiamo per combattere una situazione difficilissima, oggi, è restare a casa. E non importa se esci e sei da solo, perché se tutti lo facessero pensando “tanto sono da solo”, la città sarebbe affollatissima.”

L’articolo non piace affatto, molti si appellano al diritto all’informazione, ma cos’è?

“Tale diritto, seppur non espressamente menzionato nella carta costituzionale repubblicana, è strettamente legato alla libertà di manifestazione del pensiero, definita dall’articolo 21 della Costituzione italiana.

Il diritto all’informazione è un diritto sociale relativamente recente, tant’è che, nell’ordinamento italiano, solo dal 1994 si ha una definizione data dalla giurisprudenza della Corte costituzionale della Repubblica Italiana, su cui peraltro tuttora si discute. La corte, con la sentenza n. 420 del 7 dicembre 1994, dichiarò infatti che è necessario “garantire il massimo di pluralismo esterno, al fine di soddisfare, attraverso una pluralità di voci concorrenti, il diritto del cittadino all’informazione…

 

© Renato Greco.

 

In generale, il diritto all’informazione va collegato con “la libertà di coscienza e di opinione, la libertà di ricerca e insegnamento, il diritto allo studio, la libertà di creazione artistica, il diritto-dovere di partecipare alla vita politica e sociale”. Per certi versi, esso confligge con il diritto d’autore e, in particolare, con la tutela dei diritti economici legati alla produzione delle opere dell’ingegno.” Da questa irrisolta ambiguità possono nascere infiniti problemi ed interpretazioni.

Eh sì perché se viene confutata una informazione, se qualcuno si azzarda a dire che è faziosa e poco veritiera, si può sempre obiettare che è una affermazione autoriale, siamo tutti liberi pensatori ed artisti. Certo l’informazione proviene da un giornalista iscritto all’albo dovrebbe seguire una deontologia professionale, e se l’infrange il giornalista reo potrebbe essere depennato dall’albo.

Ok, questo vale, o dovrebbe valere per i giornalisti, ma per i fotografi? Non esiste un vero albo dei fotografi, e ovviamente non esiste una deontologia alla quale attenersi, non esiste a dire il vero nemmeno una distinzione tra chi è professionista e chi non lo è. Quali sono i requisiti per poter essere fotografi professionisti? Come mettersi in regola?

Ok da quanto sopra si evince chiaramente che tutti, professionisti e fotoamatori possono o potrebbero andare a zonzo a fare fotografie della città vuota, tutti possono appellarsi al diritto di informazione. La scelta di farlo o meno è demandata a un senso etico, sociale, civico, del tutto personale. Ci sono regole che prevedono una autocertificazione per motivare i propri spostamenti? Beh uno si può fare una autocertificazione più o meno falsa, affermando che è inviato speciale. Se gli va di strafare può anche inventarsi un Press Pass. Anche se poi chi controlla non è scemo. In ogni caso nessuno troverebbe un giornale o una rivista che lo incarica ufficialmente. Da molti anni funziona così, si propone un servizio a una rivista o un giornale, se sono interessati lo comperano, il più delle volte a servizio già realizzato.

Questo in generale, ma per la situazione in oggetto? Per servizi sulle città vuote per effetto del coronavirus? Provate a digitare in Google sulla stringa ricerca immagine: Milano deserta coronavirus, Firenze deserta coronavirus, Roma deserta coronavirus… di immagini ne trovate a pacchi. Senza contare che se non avete già instaurato bene un rapporto di collaborazione con qualche testata non le guarderebbero nemmeno. E dunque il reportage sulla città vuota che volete fare dove lo pubblicherete? Un amico fotografo mi ha scritto giusto oggi:
“Sto litigando con un imbecille che ha postato una foto con il Duomo senza persone e invita ad andare a vedere le sue foto su FB , al mio commento stai a casa mi ha risposto che chi doveva a controllato la sua autocertificazione. Ecco a questo volontario Capa, io l’inviterei ad andare a sostituire un operaio in fabbrica magari uno anche nero , sai che servizio ne verrebbe fuori!”

 

© Giorgio Rossi

 

Ecco la verità sta tutta qui, a quanto pare si vuole “documentare” la città vuota per fare uno scoop su FB. È una motivazione valida per infrangere regolamenti e magari ricorrere alla truffa?

Intendiamoci si possono anche realizzare bei servizi, avendo la competenza e il “taglio” adatto a produrre qualcosa di interessante.

Così ha fatto Marzio Toniolo, via Reuters par la CNN. Per lo più immagini emblematiche che spiegano come è cambiata la vita nelle famiglie, pochi scatti esterni assolutamente ligi alle regole vigenti. Finita lì, ottimo servizio senza andare troppo sconsideratamente a zonzo. Idee chiare già prima di iniziare a scattare.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

 

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