Bevo Jägermeister perchè… me lo ha offerto Jean-Pierre Maurer, un eccezionale fotografo

Ambientalisti imbrattano ‘Il seminatore’ di Van Gogh a Roma: identificate 4 ragazze. Rischiano condanna da due a cinque anni”

La notizia è di qualche giorno fa, è stata pubblicata in modo assai distorto su molti giornali. In realtà il Van Gogh era protetto da un vetro e le dimostranti sapevano benissimo che non avrebbero prodotto alcun danno al dipinto. Mi hanno fatto tenerezza. Eh ok c’è chi, travisando i fatti, grida all’orrore… possibile condanna a 2/5 anni!!! Ripenso ai mitici anni 60 che in realtà sono stati un periodo assai più lungo, oltre un ventennio, sino alla fine degli anni 80. Un ventata di rivolta che ha sorvolato tutto il pianeta, l’ultimo movimento artistico, musicale, politico, culturale, filosofica, sociale e quant’altro.

Non fu solo la rivalità tra Beatles e Rolling Stones, non fu solo amore libero, droga, rock & roll. A quei tempi i giovani non chiedevano il permesso, dalla protesta contro la guerra in Vietnam, iniziate nel 1964, alla rivolta dei Naxaliti comunisti in India, nel maggio del 1967, alla primavera di Praga, 1968, alla protesta di piazza Tienanmen,1989

I giovani prendevano coscienza a Berkeley, come testimoniato dal film Fragole e sangue (The Strawberry Statement) del 1970.

Nel 68 scoppia il maggio francese, un movimento studentesco e un movimento operaio insieme,  «Il est interdit d’interdire» (Vietato vietare)

La battaglia di Valle Giulia (1º marzo 1968) è il nome con cui è noto uno scontro di piazza tra manifestanti universitari e polizia.

Tano d’Amico documentò le occupazioni nelle fabbriche, le proteste studentesche, le lotte per la casa, i cortei femministi.

Gli anni Settanta segnano l’irruzione sulla scena politica delle donne come soggetto sociale, diventano corpo visibile in un universo sino ad allora segnato esclusivamente al maschile. Le donne non rivendicano solo parità giuridica, ma iniziano a riconoscersi in un progetto di libertà e autodeterminazione.

Paola Agosti, in “Riprendiamoci la vita” documentò quegli anni con le sue fotografie.

Poi anche tanto altro, dal festival di Woodstock del 69

Al primo Festival Internazionale dei poeti di Castel Porziano, al quale partecipano circa 30.000 persone. Renato Nicolini, lo inserisce all’interno della manifestazione “Estate romana” nel 1979.

Fernanda Pivano traduce i grandi poeti della beat generation, Ginsberg, Corso, Kerouac, Ferlinghetti introducendoli al festival e nei salotti della Milano bene.

Anche io, nato nel 1950, prendevo gradualmente coscienza, assaporavo quell’aria capendo in realtà, almeno inizialmente, assai poco di quello che stava accadendo. Però ecco, oggi ripensando a quegli anni, col senno di poi, penso che se fossero studiati a scuola, in un approccio interdisciplinare, forse staremmo socialmente e culturalmente in modo un poco migliore. Poi che dire, se non ci ricordiamo quello che ha detto un politico qualche mese or sono e quello che dice oggi, contraddicendosi ogni due giorni, beh penso che di coscienza storica in Italia non esiste la minima traccia.

Al Semplicemente Fotografare Live che abbiamo organizzato a Dozza il 21 ottobre ho incontrato Jean-Pierre Maurer, me lo ha presentato Cristiano Vassalli che è stato suo assistente anni or sono. Maurer ha attualmente intorno agli 80 anni, portati benissimo. Negli anni di cui ho accennato era attivissimo e assolutamente consapevole di quello che stava accadendo. Ha lavorato negli anni d’oro della pubblicità, in Svizzera e a Milano, ha un curriculum davvero enorme alle spalle!

 

© Jean-Pierre Maurer

 

Al “Live” ha esposto delle fotografie di jazz realizzate a Zurigo nel 1964 quando ancora studiava alla Hochschule für Gestaltung und Kunst di Zurigo. 5 anni di studio per una formazione eccellente, interdisciplinare e approfondita.

Teoria, pratica, storia dell’arte, grafica e quant’altro aprivano le porte ad una attività professionale di altissimo livello.

Di conseguenza ha lavorato per 5 anni come fotografo presso una delle maggiori agenzie pubblicitarie di Zurigo, la Gisler e Gisler, prima di spostarsi nel 1969 a Milano.

 

 

Al live Maurer ha esposto alcune bellissime foto del gruppo sudafricano The Blue Notes, di cui fecero parte, tra gli altri Chris McGregor, Mongezi Feza, Dudu Pukwana, Nick Mayake, Johnny Dyani e Louis Moholo. Ha però un archivio sconfinato di ritratti dei grandi del jazz, mi ha detto:

Ho in progetto di raccogliere in un video tutto questo materiale, una raccolta di tutti i bei momenti vissuti nei concerti di Jazz a Zurigo. Ho l’impressione che possa nascere qualcosa di interessante e di diverso, credo che il libro fotografico sia ormai un po’ limitativo per via della quantità di fotografie che può contenere,    mentre il video potrebbe dare un risultato migliore.”

In seguito, al ristorante Jean-Pierre mi ha presentato il suo libro “Morgan Is Sad Today”, una serie di fotografie realizzate in collaborazione con Robert Müller che fu mostrata solo una volta al Kunstgewerbemuseum di Zurigo nel 1968, accompagnata da un testo introduttivo di Ettore Sottsass. Il libro è un’istantanea della cultura pop e dello stile di un periodo ben definito, realizzata come se fosse fuori dal tempo. E’ anche la conferma che i cosiddetti swinging sixties non furono solo a Londra.

 

 

Le foto del libro mi riportano alla mente il clima della copertina di “Their Satanic Majesties Request” dei Rolling Stones, opera del fotografo Michael Cooper che in precedenza si era occupato delle foto per la copertina del Sgt. Pepper’s dei Beatles.

Il libro è anche un esempio interessantissimo della grafica di quei tempi, perciò consigliabilissimo. Si può ordinare su Amazon.

A quei tempi tutta la cultura era interconnessa anche senza il web, come se scorresse in un fiume sotterraneo ma pronto ad emergere ovunque. Ogni luogo era capitale e piccolo paese di provincia al tempo stesso. La chiamavano “controcultura” perché non viaggiava su canali consueti o istituzionali. Era il “Movimento”, perenne e irrequieto.

Non a caso l’introduzione fu scritta da Ettore Sottsass e non a caso il famosissimo architetto e designer ebbe una profonda storia d’amore con Fernanda Pivano.

 

 

La GGK Svizzera apre poi una succursale a Milano, dalla quale nasce poi la STZ che vince molti premi per le sue campagne stampe per le sue idee molto creative e particolari.

“Era la “bibbia” dove venivano pubblicate le migliori cose, i pubblicitari si formano su questa bibbia, lì si guarda cosa succedeva, chi aveva fatto cosa, e magari si copiano idee, essere in quel libro era di grande prestigio.”
Tornando agli inizi, quando Maurer era iscritto all’ultimo anno della scuola di Zurigo conobbe Oliviero Toscani che essendo più giovane si era iscritto al primo anno. Oliviero iniziò a introdurre Jean-Pierre nell’ambiente della pubblicità a Milano, grandi elogi per il portfolio di Maurer, molte promesse, poco di concreto. Tuttavia Jean-Pierre trasferendosi a Milano, prima di aprire un suo studio, iniziò la lavorare appoggiandosi per qualche mese al piccolo studio del padre di Fedele Toscani, a suo volta fotoreporter.

In seguito Jean-Pierre, Oliviero, sua sorella Marirosa (sposa di Aldo Ballo con il quale aprì lo studio Ballo+Ballo, altro studio importantissimo per la storia della fotografia pubblicitaria di architettura e design) collaborarono insieme a una campagna fotografica importante  per Artemide nella famosa villa “ Savoye” di Le Corbusier in Francia.

 

 

Il lavoro di Jean-Pierre iniziò a decollare grazie all’intervento di Sottsass, conosciuto col libro “Morgan Is Sad Today”. Lo fece lavorare per Olivetti, fotografare macchine da ufficio e sistemi arredamento per uffici sviluppati da Sottsass, e gli stand delle loro mostre. Poco dopo, come detto, cominciò a lavorare per le agenzie di pubblicità su nominate.

Attualmente quando si parla di made in Italy si pensa alla moda e all’alimentare, ma in quegli anni era legato all’architettura e al design.

 

 

 

Ettore Sottsass fu una figura chiave, nel suo studio ha formato designer che dopo sono diventati conosciuti, aveva una visione 360 gradi: «il design è un modo di discutere la vita. È un modo di discutere la società, la politica, l’erotismo, il cibo e persino il design».

 

 

Iniziò da lì una sconfinata serie di campagne pubblicitarie poi, come detto, portate avanti nelle agenzie GGK e STZ e altre: Jägermeister, Artemide, B&B Italia, iGuzzini, Flos, Merloni, Alessi, Microsoft, IBM, Olivetti, Citroën (cataloghi di tutte le autovetture e annunci), Volkswagen, Audi, Honda, Subaru, KIA, Fiat, Suzuki, Nissan, orologi Lorenz, Bulgari e molti altri importanti nomi.

 

 

Tuttavia è importante approfondire attraverso il racconto di Maurer come si lavorava a quei tempi nelle agenzie pubblicitarie importanti.

C’era  l’account che cercava i clienti,  l’art director per la parte creativa, il copy  scriveva il testo, era la struttura base dell’agenzia di pubblicità. Nella STZ  per la quale ho lavorato  c’era Fritz Tschirren, un art director molto creativo, che sviluppava  idee anche estreme, vinsero molti premi per le sue campagne stampa pubblicate poi negli “Art directors Handbook. Oggi una pubblicità è diluita in un clip video, a quei tempi un racconto anche complesso era condensato in una pagina di pubblicità, il più delle volte in una foto. Fortunatamente avevano l’account Hans Sutter che riusciva spesso  a vendere tali idee  al cliente, non andava sempre bene, ma bisognava osare per essere al top. Le agenzie di pubblicità avevano cassetti piene di cose interessanti che il cliente aveva bocciato, loro erano fuori di serie, le altre agenzie guardavano con invidia a loro lavoro.

 

 

Io non sono mai stato in senso stretto un grande creativo, mi facevano vedere i layout e mettevo tutto in moto per realizzarli al meglio. A quei tempi, anche se già esisteva Photoshop non veniva impiegato, la fotografia era totalmente analogica ovviamente e tutto era costruito in studio. Per esempio ho fotografato tutte le auto produzione Citroën, la sottolineatura delle linee, i riflessi della CX rossa sono tutti realizzati a studio. In alcune pubblicità, come per esempio Rossetti, c’era un vero lavoro d’equipe anche per creare l’ambientazione. Oggi si è facilitati perché si ha a disposizione Photoshop. 

 

Ciliegina sulla torta fu la campagna pubblicitaria dello Jägermeister, durò 13 anni e più di 1500 ritratti.

 

 

 

Ulteriori notizie su questa campagna le ho trovate in un interessante articolo di Domus;

“Così fan tutti” è il nome con cui era nota la campagna che tra il 1974 e il 1987 generò un entusiasmo sino ad allora mai visto nella storia della pubblicità italiana, sovvertendone per sempre i canoni anche oltre i confini nazionali.

Concepita dall’agenzia pubblicitaria GGK su commissione dell’imprenditore Karl Schmid, importatore italiano del liquore alle erbe, e realizzata assieme al fotografo Jean-Pierre Maurer e alla art buyer Giusi D’Orsi e tanti altri, la campagna pubblicitaria era costruita sullo slogan ‘Bevo Jägermeister perchè…’ e ruotava attorno al casting di persone comuni, di ogni età, sesso ed estrazione sociale. I ritratti – in cui i soggetti mettevano orgogliosamente in mostra una bottiglia di Jägermeister – erano poi accoppiati a frasi ironiche o maliziose che illustravano la loro passione per la bevanda.”

Tutto quello che vi ho raccontato è stato difficile da ricostruire anche per il semplice fatto che l’idea del World Wide Web è nata nel 1989, presso il CERN. Quindi quello che è successo in quegli anni in fotografia pubblicitaria è stato pubblicato qua e la sul web, solo recentemente.

A quei tempi le campagne pubblicitarie comparivano su carta stampata, a tutta pagina nelle riviste, in  manifesti stradali, e in un angoletto da cercare con la lente d’ingrandimento, scritto in corpo 9, c’era il nome dell’agenzia, assai raramente quello del fotografo.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

© Jean-Pierre Maurer per Rossetti

 

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