Introduzione alla fotografia stenopeica. Con il prezioso aiuto di Luigi Gesi

Introduzione alla fotografia stenopeica. Con il prezioso aiuto di Luigi Gesi

Il 28 gen 2022 si è spento Paolo Gioli, artista fotografo sperimentatore. Ricordo bene quanto rimasi affascinato da certe se stampe ottenute da micronegativi inseriti in bottoni automatici usati come fotocamere stenopeiche.

 

Paolo Gioli

 

Furono pubblicate in vari articoli sulle riviste fotografiche di quei mitici anni ‘70 nei quali mi stavo iniziando a intrigare di fotografia. Scrisse di questa sperimentazione: “Ho assunto il foro stenopeico come “punto di vista” sia plastico che ideologico. L’immagine fotostenopeica mi è sorta perché non avevo una macchina fotografica. Più tardi si è trasformata, questa immagine, in una vera e propria fissazione della raffigurazione totale. Mi affascina la purezza del gesto del riprendere “povero” e la restituzione altrettanto pura ma per niente povera, anzi clamorosa.

 

 

La mia non vuole essere breve azione scolastica, ma un risoluto modo di capire lo spazio attraverso proprio un punto nello spazio. Così il ribaltamento come quinte di scena; le magnifiche figure che ci circondano portate da raggi purissimi; senza sbarramenti ottici, senza mirino, niente chiusure e distanze ne altezze”. Andò anche oltre, giunse ad eliminare del tutto la fotocamera, stringendo un pezzetto di pellicola nel pugno, facendo entrare appena uno spiraglio di luce per impressionare la pellicola. Infondo l’essenza della Fotografia è questa. Un piccolo ambiente scuro, un buco, un materiale sensibile capace di trattenere memoria. Della camera oscura, del foro stenopeico ho parlato in un articolo precedente.

Già Leonardo da Vinci e probabilmente i pittori fiamminghi prima di lui avevano intuito che un vero e proprio strumento ottico munito di lenti avrebbe migliorato la visione della camera oscura. Si potrebbe pensare che fotocamere a foro stenopeico siano davvero strumenti troppo primordiali per realizzarci qualcosa di fotograficamente interessante, e sopratutto immagini tecnicamente almeno decenti, nelle quali si riconosca bene il soggetto rappresentato. Tuttavia, per quanto apparentemente strumenti primordiali, le fotocamere a foro stenopeico seguono  pedissequamente le leggi dell’ottica. È quindi bene soffermarci sia pur superficialmente su alcuni argomenti utili anche a comprendere alcune cosucce delle nostre amate fotocamere ed obiettivi. Parliamo abitualmente di lunghezza focale degli obiettivi, definiamo il 50mm un normale, 20mm un grandangolo, ecc. ma non di rado ci sfugge cosa sia questa benedetta lunghezza focale. Non è cosa del tutto intuitiva.

 

© Luigi Gesi

 

Senza addentrarci in calcoli matematici non semplici, la lunghezza focale è la distanza, espressa in millimetri, della lente dal piano focale. Dato che gli obiettivi fotografici sono composti da più gruppi di lenti, tale distanza si misura dal “centro ottico dell’obiettivo” che solitamente si trova vicino al diaframma. In sostanza in un 50mm (il così detto obiettivo normale) il centro ottico dell’obiettivo dista appunto 50 mm dal piano focale. Il tiraggio di una fotocamera 24x36mm, cioè la distanza tra il bocchettone di innesto dell’ottica e il piano della pellicola è appunto assai prossimo ai 50mm.

Però meglio non addentrarci troppo in approfondimenti fisico/matematici sulle ottiche, anche perché le fotocamere stenopeiche non hanno obiettivi, hanno solo un buco, ops un diaframma in genere ad apertura fissa ma comunque calcolata con precisione. In pratica esistono in commercio dei tappi con buco atti a chiudere l’innesto dell’ottica e permettere la fotografia stenopeica con qualsiasi fotocamera, analogica o digitale è ininfluente. Potreste addirittura prendere un qualsiasi tappo di chiusura del corpo macchina, farci un buco col trapano ed ottenere una pinhole, una fotocamera a foro stenopeico. Potreste… perché appunto il foro va calcolato con precisione ed eseguito in modo perfetto, addirittura eseguito al laser. Ogni sbavatura del foro produce un deterioramento della fotografia. In sostanza non si può andare a casaccio. I tappi con foro stenopeico corrispondono in genere ad un obiettivo 50mm. Volete un supergrandangolare ? O costruite un accrocco che rientri nel corpo macchina per accorciare il tiraggio o comperate un tappo rientrante.

Le mirrorless per la fotografia pinhole sono più adatte delle reflex, sopratutto in questo caso, dato che il tappo rientrante andrebbe a sbattere contro lo specchio della reflex.

 

© Luigi Gesi

 

Di fotografia stenopeica ho parlato a lungo con Luigi Gesi. Di professione conduce un azienda che monta schede elettroniche per conto terzi con macchine robot. Per amatissimo irrinunciabile hobby è esperto sia di pinhole che di fotocamere e obiettivi Russi. È anche un ottimo tecnico in camera oscura. Una di quelle persone di grande cultura, dalla mente libera e dai pensieri ampi che sono vivamente osteggiati in quei social dove regna il pensiero unico, spesso ottuso, dettato da un qualcuno che in quei social è considerato una divinità da non contraddire per nessun motivo.

Quelli che, come Gesi, chiamo scherzosamente “la feccia dei social”, i pluribannati, godono in genere della mia ammirazione, capiscono molto di fotografia, sanno che ci sono infinite strade diverse per arrivare a un risultato. Non è affatto detto che una strada acclamata sia preferibile ad un altra.

 

 

Mi fa vedere una deliziosa scatoletta di legno.

– “Che bella l’hai costruita tu?”

“Si, una 6×6 con pellicola su piano pellicola curvo”

– “Ah, e cosa serve?”

“ Il piano curvo serve per abbattere la vignettatura che si avrebbe normalmente agli angoli se la pellicola fosse piana. Con il piano curvo la distanza della pellicola dal foro è identica… nel caso di pellicola piana, la distanza del foro dagli angoli dell’emulsione è più lunga e si crea vignettatura. Vedi la foto delle barchette? Il piano pellicola è  curvo la fotocamera in bolla (niente vignettatura ne distorsione). Però la cosa si può applicare anche in modo creativo, per esempio nella foto dell’alberello  ripetuta stampandola  due volte in camera oscura, sempre nella fotocamera  piano pellicola curvo,  ma  la fotocamera non è in bolla, la distorsione è evidente. Può essere utilizzata a fini creativi, si può arrivare alla fotografia anamorfica. In questo altro esempio, un ponte di ferro e i binari che lo attraversano, ripreso con una 6×6 a pellicola NON su piano curvo… ovviamente c’è vignettatura, si nota pure che la zona a fuoco è limitata e degrada nello sfuocato, ove nei precedenti esempi invece si estende su tutta la superficie della pellicola. Con le fotocamere tradizionali a pellicola o sensore piano si può ottenere solo questo genere di “effetto”, che può essere piacevolissimo e diciamo creativo ma non è l’unico possibile”.

“Penso che sia importante uscire dal luogo comune che basti una scatola qualsiasi e un buco, vedo bene che approfondendo si aprono infinite porte alla creatività!”

 

 

“Hai ragione da vendere. In molti considerano il pinhole un gioco per bambini; in realtà è strapiena di possibilità creative… ma proprio tante. Tuttavia può essere anche un’attività  propedeutica all’insegnamento della fotografia nella scuola. In Svezia hanno fatto qualche anno fa un progetto bellissimo per le scuole primarie … hanno fatto migliaia di fotocamere pinhole usando i barattolini neri dei rullini e li hanno posizionati in diverse parti delle città svedesi … caricate con carta negativa. Ecco il mio barattolo pinhole per carta negativa.”

 

 

Praticamente si realizza un negativo su carta , poi stampandolo a contatto , illuminato da dietro, su un altro foglio di carta negativa ai sali d’argento si ottiene la stampa positiva.  La Ilford produce anche una carta HARMAN DIRECT POSITIVE, pensata per realizzare fotografie pinhole in copia “unica” senza bisogno del negativo.

 

Luigi Gesi

 

“Va bene, mettiamo che uno inizi a fare fotografia pinhole con la sua digitale, se poi vuole andare avanti, approfondire?”

“Un buon punto di partenza per gli utenti di Windows può essere scaricare e installare il “pinhole designerun programmino davvero ben fatto, nel sito ci sono, oltre a una bella galleria di immagini pinhole, molti suggerimenti. Poi comunque di siti che trattino le pinhole ce ne sono a centinaia basta cercare, il fatto è che spesso noi italiani siamo assai pigri”.

Effettivamente è così, basta cercare, preferibilmente in siti stranieri. Ho trovato un sito davvero carino,

c’è descritto come fare una spy camera con un vecchio orologio a cipolla. Più interessante, ci sono i piani di costruzione per una pinhole 6 x 17cm su pellicola a rullo. Con piano pellicola curvo.

Prima però ripassate il vostro inglese!

 

© Howard Arthur Moiser. Pinholeflash

 

“Ho conosciuto anche un simpaticissimo scozzese, Howard Arthur Moiser, costruisce fotocamere pinhole con soluzioni a dir poco geniali, me ne sono fatte fare 3 o 4,  è un ottimo fotografo riesce a fare fotografie pinhole macro  col flash e persino subacquee!”

Per chi avesse una stampante 3d ecco qua, è possibile anche stampare una pinhole!

Ci sono i file necessari a stampare ogni pezzo della fotocamera e istruzioni su come rifinirla.

 

© Howard Arthur Moiser

 

Tutto qui? Solo tecnica? Beh no, la tecnica deve essere sempre funzionale a un progetto, a un modo di intendere la fotografia. Quante volte avete sentito parlare di “fermare l’attimo fuggente” a proposito della fotografia? La fotografia stenopeica vi introduce in una dimensione di tempo diversa, palpabile, concreta. In uno stesso fotogramma  c’è impresso il ricordo del tempo che passa. Quanto tempo può passare per una esposizione? Dipende da voi, dal materiale sensibile che date in pasto alla vostra pinhole. Considerate che il foro stenopeico è piccolo… che nella fotocamera potete caricare, a seconda di come l’avete progettata, sia carta fotografica, che ha una sensibilità di circa 3 Iso, sia pellicola, che può arrivare anche a 1600Iso.

Diego López Calvín, Slavo Decyk e Pawel Kula si sono addirittura inventati la “solarigrafia”.

 

Solarigrafia

 

“This kind of images register the trail of the sun during its apparent movement on the horizon (Ecliptic). they are produced in pinhole cameras with the use of photosensitive materials in a way that they appear directly as a visible print without needing chemical processing. In order to achieve such a result it is necessary to have long periods of exposure that take up from one day to several seasons during the year.”

In pratica le fotocamere pinhole registrano la scia del sole durante il suo movimento apparente  che con l’uso di materiali sensibili appare direttamente come unastampa visibile, senza necessità di processi chimici di sviluppo. L’esposizione può durare da una giornata a diverse stagioni.

 

Solarigrafia dei binari dell’AVE nel quartiere di Manoteras . Un anno di esposizione.

 

Ovviamente c’è anche molto altro, potete fare riprese a 360 gradi,  doppie  esposizioni, stereoscopiche, con foro decentrabile per riprese di architettura…insomma di tutto e di più!

OK, OK, mi rendo conto di essere stato troppo superficiale e poco approfondito, tranquilli ho la vostra soluzione esaustiva, basta leggere.

Concludo con una dotta quanto profonda citazione:

 

“L’immagine è ciò che ti solleva e ti porta via.

Questo è l’ immagine.

Può essere in una musica, in qualsiasi cosa.

Non è necessariamente visiva.

Abbiamo scambiato l’ottica con l’immagine perché non abbiamo capito che cos’è, perché l’abbiamo ridotta alla sola sfera visiva.

Dal libro: L’ultima immagine”  di James Hillman, Silvia Ronchey

 

 

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

Luigi Gesi. Stenopeica anamorfica.

 

 

 

One Comment

  1. Luigi Gesi Reply

    un ottimo articolo all’introduzione dello stenopeico; come sempre del resto.
    La citazione alla mia persona è altamente immeritata … avrei dovuto darti molte più info come promesso.

    Grazie Luigi Gesi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

error: Alert: Contenuto protetto!
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: