Spesso nei dialoghi tra fotografi ricorre la citazione di un famoso aforisma di Ansel Adams:
“Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta: se la devi spiegare non è venuta bene”… si discute se sia il caso di spiegare con parole una fotografia, un progetto. Credo dipenda dai casi.

 

© Ansel Adams. Moonrise, Hernandez, New Mexico

 

Le fotografie di Ansel Adams sono spesso per così dire auto-evidenti. A volte c’è una breve nota, un titolo che serve a localizzare un po’ lo scatto. Ma poi cosa vi importa di sapere dove cappero esattamente sia Hernandez, New Mexico, e come sia oggi la chiesina? Nessuno andrebbe a controllare. Le sue foto sono ovviamente splendide, un meraviglioso inno alla bellezza della Natura, ma a volte sono come una donna anche troppo perfetta, distante, non ti suscitano domande.

Dunque le parole servono per descrivere le fotografie? Nei reportage assolutamente sì, è più che evidente, avete mai visto un reportage senza alcuna parola a corredo? Spesso avviene l’inverso, sono le foto ad avvalorare il reportage. Ma in ambito di fotografia diciamo così “artistica”, concettuale o altro? Assai spesso i progetti fotografici sono corredati da fiumi di parole. Inizio a vedere le fotografie, non ci capisco nulla, allora leggo il testo esplicativo, e ci capisco ancora meno, torno a vedere le foto, cerco corrispondenze tra le foto e il testo che spiega il progetto, ma mi perdo.

Non riesco a trovare il nesso, e torno ad osservare le foto, la sequenza. Non ci trovo nulla di interessante, ma proprio nulla e per di più le vedo come foto mal collegate anche tra loro. Salti di modalità espressive, ora è uno slavaticcio colore, ora è un B/N assai forte, senza che io capisca il motivo, venga rapito da un ritmo, mi senta preso da una pregnanza o affascinato da un mistero.

Mi viene da urlare, come un bambino ingenuo: “il re è nudo!”… sì ma chi sono i sarti imbroglioni che hanno tessuto la trama del vestito? Cosa veramente pensano alcuni critici che intessono auliche e incomprensibili trame di parole su un progetto fotografico? Oppure è l’imperatore stesso, il fotografo, che mi sta prendendo in giro? Se effettivamente mi sta prendendo in giro, ok, è bravissimo, lo ammiro, se invece sta facendo sul serio bah.

Allora mi capita di ripensare a certe serie di Duane Michals.

 

 

Non c’erano grandi spiegazioni, ma mi piacevano assai , sono rimaste impresse nella mia memoria fanno parte del mio bagaglio visivo.

 

© Athur Tress

 

La stessa cosa mi accade riguardando vari lavori di Athur Tress.

Se ne parla poco di questo autore, difficile trovare testi appropriati, meglio andare direttamente al suo sito ufficiale:

 

© Arthur Tress

 

Per una sua serie interrogò molti bambini a proposito dei loro sogni, delle loro paure. Registrò il tutto e poi mise in scena, rappresentò quei sogni fotograficamente. Un progetto in fondo assai semplice, nulla di cervellotico, di astruso, però a suo tempo il progetto, la realizzazione, mi presero e certe immagini sono lì fisse nella mia mente, me le ricordo perfettamente, una per una e non sono poche. Credo siano foto destinate a restare.

Forse allora soffiava un vento diverso, si era tutti onnicomprensivi, eclettici, quasi fruscianti ma uniti dalla musica, e da molto altro. Vivendo un poco contro addirittura si pensava di poter cambiare il mondo. Almeno così cantavano Crosby, Stills, Nash.

 

© Athur Tress

 

Non voglio passare per nostalgico, vero che ho qualche annetto ma credo di essere ancora con gli occhi e la mente ben aperti, ricettivo.

Mi chiedo, cosa resterà non dico tra trenta a quaranta anni, ma tra alcuni mesi, forse solo alcuni giorni, di molti progetti fotografici odierni.

 

 

https://www.semplicementefotografare.com/live-2019

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