Il progetto fotografico: un Link!

Di Giorgio Rossi.

 

E lo so che siete in vacanza, sotto l’ombrellone a godervi questa estate, finalmente arrivata dopo un inverno che si è mangiato la primavera. Non ci sono più le mezze stagioni! …. un modo di dire, un luogo comune…siamo praticamente soffocati dai luoghi comuni, specie nel web. Nel virtuale tutto corre veloce come le nuvole nel cielo quando tira vento. Un esempio? “C’è troppa fotografia è colpa del digitale!”. Eh può essere, ed allora che fare?

Si potrebbe smettere di occuparsi di fotografia, non scattarne più. Ma chi inizia? Non è che perché c’è traffico ed inquinamento atmosferico si possa convincere la gente a non guidare. Ci si lamenta della stupidità dilagante su Facebook, scrivendolo su Facebook. Si rimane delusi da qualcuno, si litiga? Si sbatte la porta dichiarando che si lascia Facebook, per poi tornare al massimo una settimana dopo, in crisi di astinenza. In fondo il postare sui social è una sorta di certificato di esistenza in vita. Se non posti un qualcosa non esisti, essere vivi e conosciuti nel virtuale è altrettanto importante per noi che esserlo del reale.

Certi che ci sanno fare hanno scelto il virtuale come trampolino di lancio nel reale, e ci sono riusciti assai bene. Salvo che il tempo ( altro luogo comune) è galantuomo. Ti da ma anche ti prende. Basta accettarlo serenamente.

Però nel postare foto spesso perdiamo la banderuola, ammesso di averne avuta una. Si va per lo più per singole foto, quanti like? Ok è andata benino, scavo nell’hard disk e ne cerco un’altra. Mi è capitato di dirigere varie volte delle collettive, per lo più a tema, riguardanti la fotografia di paesaggio. Non sapete quante volte mi sono state proposte fotografie tirate fuori spulciando nell’hard disk. Penso che la cosa bella e coinvolgente dovrebbe essere cercare di calarsi in un tema, realizzare ex novo scatti attinenti, non cercarli nell’hard disk e magari infilarli per forza, tirandoli per i capelli, in un tema. È bello avere dei paletti, un tema da svolgere, se nessuno da un tema, provare a darselo. Come si fa?

Semplicemente guardandosi attorno, magari iniziando da un temino e svolgendolo in 5 massimo 10 scatti. Mano a mano si acquisisce consapevolezza di cosa si vuole esprimere, di cosa sia o non sia in tema, di come lo vogliamo svolgere tecnicamente. È nel fare che si impara a fare. Però un poco si può imparare a fare anche osservando come hanno fatto altri. Non fosse che di solito si vedono sempre gli stessi fotografi, gli stessi temi.

Così provo a proporvi un fotografo e il suo tema, forse non lo conoscete: Link…

“Link? vuoi dire un link qualsiasi sul web???” mi pare sentire qualcuno tra il sonnacchioso e lo sconcertato esclamare. “Nooo, voglio dire un Link assai preciso”: Ogle Winston Link.

Fotografo. Vabbè dice uno, col sopracciglio alzato, “ma chi era questo Link?”

 

© O. Winston Link. Ogle Winston Link and George Thom with Part of Equipment Used in making Night Scenes with Synchronizer Flash March 16, 1956

 

Dunque dunque, questo Link nacque dalle parti di Brooklyn il 16 dicembre 1914, smise di fare click il 30 gennaio del 2001. Iniziò a fotografare con una Autographic medio formato della Kodak, e quando fu alle superiori si costruì il suo ingranditore. Si iscrisse in seguito al Politecnico di Brooklyn laureandosi in ingegneria civile, ma poi si dedicò alla fotografia.

Nel 1955 è a Stauton, Virginia, per un lavoro di fotografia industriale, qui nasce il suo amore per le ferrovie, seguendo i binari della Norfolk and Western Railway. Ecco, nasce e si sviluppa l’idea, la consapevolezza. Quante fotografie belle facciamo, ma senza un filo conduttore, solo per portare a casa un bello scatto, senza di fatto dire nulla, solo parole, belle di per sé ma nessun discorso.

 

© O. Winston Link
Ghost Town, Stanley, VA, 1957

 

Ecco in quegli anni le sbuffanti macchine a vapore stavano per essere messe in pensione, sostituite da motrici diesel. Link fotografa questo, la sostituzione di una vecchia tecnologia per l’arrivo di una nuova, il futuro. Ma non basta.

Nel fotografare usa una 4 x 5 Graphic, grande formato e flash, enormi ma a lampadine, di quelli che se sbagli qualcosa nello scatto sono dolori, le devi sostituire, anche 42 bulbi bruciati in un solo scatto! Fu un pioniere nell’usare i flash a questo modo ma ovviamente anche nel fotografare ferrovie e treni, genere fotografico che dopo di lui divenne un hobby.

 

© O. Winston Link. Birmingham Special, Rural Retreat, Virginia, 1957

 

Se tra le nostre file c’è un qualcuno che lo pratica, beh allora sappia che ha un padre o un nonno, anche se forse non lo conosceva. Ahimè, come spesso avviene, le pagine della storia della fotografia sono ingiuste, in quelle in italiano Link non compare, così chi vuole seguire ed approfondire deve dotarsi di vocabolario per capire. Oppure accontentarsi di guardare le figure.

 

Per sapere di più della sua vita.

Per vedere altre sue fotografie: qui oppure qui

 

Però ora osserviamole con attenzione. Che paletti si è messo Link nel seguire il suo progetto? Prima di tutto il formato di ripresa

Quando inizia il progetto, intorno al 1955, ci sono macchine fotografiche anche assai compatte, formato 24×36. Lui sceglie il banco ottico 4×5. Forse non esattamente la fotocamera più pratica per quel genere di riprese. Riprese solo in B&W, inizialmente.

 

© O. Winston Link Hawksbill Creek Swimming Hole, Luray, Virginia, 1956

 

Poi, quando la tecnologia dei materiali sensibili è matura, anche a colori, anche di giorno . Però in B&W solo di notte o sera. Perché solo nelle ore notturne? Perché gli interessavo lo sbuffo di fumo delle macchine a vapore, solo nelle ora buie, se ben evidenziato dalla luce, il fumo poteva emergere in tutta la sua bellezza. Come detto con bulbi flash, anche a decine bruciati in un solo scatto. Nemmeno la possibilità di esposimetrare con Flash meters, sempre che ce ne fossero. Con le lampade flash sarebbe stato impossibile.

Fotocamere a volte in coppia, appaiate, magari con un diaframma diverso per essere sicuro di non perdere lo scatto. Dunque una mostruosa capacità tecnica, messa servizio della sua creatività…. Poi ditemi se è il caso di dire, come dicono in molti, di “imparare la tecnica per dimenticarsela”. No no no, qui la tecnica alla base era fortissima e doveva essere impiegata ad ogni scatto, era acquisita e ben digerita. Non solo tecnica ovviamente. Anche una perfetta organizzazione di ogni scatto.

 

© O. Winston Link- NW1103 Hot Shot East Bound at Iaeger, West Virginia, 1956

 

Per fortuna che in America i treni passavano in orario, anche quelli a vapore. Dunque l’ora precisa dello scatto la sapeva a priori. Doveva trovare e organizzare la location, costruire in uno scatto una storia. Disporre fotocamera su cavalletto e flash sparsi qua e la, sincronizzati. Scene che sono a volte un film in un solo scatto.

I ragazzini che giocano nel fiume, la coppietta al drive-in d’estate. Capote della macchina aperta, proiettano un film, sullo schermo c’è un aereo che vola ( ok può averlo aggiunto anche dopo, altrimenti sarebbe davvero un mostro, a me piace pensare che l’aereo fosse davvero proiettato, e piace pensare che fosse un mostro)…. Passa sbuffando una locomotiva. Treno, aereo, auto. Poi un altra. Un interno.

 

© O. Winston Link Fringer’s Living Room and View, Hester Fringer’s living room on the tracks

 

Signora seduta sul sofà, cane sonnecchiante sul tappeto, fuori dalla finestra passa la locomotiva, il bambino saluta con la manina alzata… illuminazione a flash in casa, illuminazione a flash fuori, puntati sui binari dove deve passare la locomotiva a vapore e mi vengono i brividi a pensare a quando ha premuto lo scatto!

L’attimo nel quale la locomotiva passa dietro la finestra è davvero fuggente e i tempi di reazione per scattare sono a zero.

 

© O. Winston Link. Shaffers Crossing Roundhouse. Roanoke, West Virginia. 1958

 

Penso anche alla crudeltà della storia della fotografia. A. Adams tutti lo conoscono e lo citano in Italia come ovunque. Scrisse fotograficamente l’elegia della Natura in America. Elaborò e dettò le regole dello “zone system”.

Lui, O. Winston Link scrisse l’elegia delle motrici a vapore, è stato esposto al MoMa, non è del tutto sconosciuto in America… ora che ne conoscete il nome potete trovare sul web tonnellate di splendide foto… sì, però senza conoscerne in nome come le avreste potute trovare?

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

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