Gratuito o Open Source?

Intorno al 2011, passeggiando a Venezia dalle parti di Riva 7 martiri, mi sono imbattuto nell’Octopus ormeggiato. Beh imbattuto è un parolone, più che altro ho incontrato un ampia zona completamente transennata e salvaguardata da militari.

L’Octopus era la bagnarola di Paul Allen, ex braccio destro di Bill Gates, Microsoft. 126 metri di lunghezza, 2 piste di atterraggio per elicotteri, una piscina, due sottomarini uno mini per giocare e un altro più grandicello, in grado di ospitare 10 persone, cinema, un campo da basket, una discoteca e anche uno studio di registrazione con vista sull’oceano. Lì hanno inciso le loro tracce Mick Jagger e Dave Stewart (Eurythmics). Allen, poveretto è deceduto, lo yacht è stato messo in vendita, acc. non sono stato informato.

 

 

Tuttavia passando vicino a quello yacht mi sono sentito soddisfatto di non contribuire da molti anni all’arricchimento, monopolistico ed arrogante, della Microsoft. Sul mio PC da oltre 20 anni ho installato Linux, uso unicamente software “open source” anche per la post-produzione di fotografie.

L’open source, e come qualcuno ci possa guadagnare, non è facile da spiegare in due parole. È anche una sorta di filosofia di vita: la condivisione del sapere, e nello stesso tempo la distribuzione a moltissime persone dei guadagni che si possono ricavare dalla modifica di sistemi operativi e produzione software, per usi specialistici, dato che il codice è liberamente a disposizione e modificabile di tutti. Può sembrare assurdo ma se i vaccini non fossero di proprietà di pochissime case farmaceutiche, se ne fosse concessa liberamente la produzione a molte case farmaceutiche minori, oggi saremmo tutti vaccinati. Forse non è esattamente così ma è abbastanza così. Condivisione del sapere… tutta la comunità scientifica, a partire dalle università, condivide questo principio etico e adotta sistemi e software open source.

 

GIMP. Sfumatura Gaussiana

 

Magari sembra una cosa assai lontana da noi, però non lo è, chi non ha mai consultato Wikipedia? È gratuita, anche se forse sarebbe il caso di pensare a donarle il nostro 5×1000.

Apparentemente il monopolio della Microsoft è totale, il realtà lo è assai meno.

Il mondo server viaggia su Unix-GNU/Linux

Se al vostro sito Internet è necessario un database lo dovete specificare al contratto con Aruba o altra azienda di web hosting, il data base sarà MySQL, altro Open source.

Avete uno smartphone? Beh Android ha il 74,13% del market share e iOS è montato dal 24,79% dei dispositivi mobile: Google e Apple possiedono insieme il 98,92% del mercato, entrambi sviluppati partendo dall’open source. Microsoft con Windows Mobile ha fatto flop. Il mondo dei sistemi operativi per smartphone è in costante evoluzione, ha sempre all’origine una base open source, anche se poi magari il sistema operativo finale è proprietario. In pratica Microsoft detiene ancora il monopolio solo nei PC per uso domestico. Praticamente tutti i PC che trovate in vendita , in megastore oppure online, hanno Windows pre-istallato, lo pagate compreso nel prezzo d’acquisto, anche se poco, sono strategie di mercato. Se volete installare Windows su un PC senza sistema operativo, scaricate Windows 10 Home e lo installate. Vi costa 145€. È il motore del vostro PC, poi vi serve la benzina, il software. Volete la suite di Word? Costa 135€. Il negozietto di PC vi può venire in aiuto, con circa 50€ vi fate installare

Windows con il software che preferite e passa la paura. Quanto effettivamente il negozietto sia proprietario di licenze vai a sapere, siamo italiani. Fatto sta che vi funziona e va bene così. Naturalmente non voglio persuadervi a installare Linux come sostituto di Windows o accanto a Windows. Anche Linux ha dei pro e dei contro, almeno per i prossimi anni il monopolio di Windows continuerà. Tale monopolio è legato ad altri monopoli. Per fare solo un piccolo esempio anche i font che si usano su Word sono proprietari. Da questo e da altre cosucce poco apparenti deriva che le suite OpenOffice e LibreOffice, ambedue open source, scaricabili e installabili gratuitamente su Windows, non siano un perfetto sostituto di Word. Tuttavia molti di voi le hanno installate e le usano senza alcun problema.

Gratis per molti vuol dire: OK gratuito ma tutto quello che è gratuito vale poco, altrimenti non ve lo regalerebbero. Però il software open source è gratuito solo per voi piccoli utenti finali, chi lo sviluppa in qualche modo ci guadagna. Quindi può essere un software di altissima qualità. In passato si risolveva piratando. Volevi Photoshop? O lo chiedevi a un amico, che ti dava il suo seriale per installarlo, oppure lo comperavi craccato davanti al supermercato, dal negretto che aveva ampia scelta di CD di programmi craccati. Word, Photoshop, Nero, antivirus…

Tutto ciò è diventato più difficile, trovare un programma craccato e aggiornabile è una corsa ad ostacoli. In più le strategie di vendita sono cambiate. Ora tutto il software importante si acquista a rate, del resto anche la casa si compera col mutuo e l’auto si acquista a rate, che differenza fa se al mese paghiamo qualche decina di euro di rate per software?

“Crea. Credi in te. Fidati di Photoshop. Accedi a Photoshop su PC e iPad a soli 9,75 €/mese.” questo è quello che ci appare sul sito di Adobe.

In pratica con la “modica” spesa di 117€ all’anno avete Photoshop e Lightroom.

Molti sono abituati a questi programmi, li usano da anni, e in fondo se ne fate un uso professionale è una spesa giustificata e ammortizzabile, dopo tutto nessuno vi regala una fotocamera, obiettivi e altri accessori. Vai a sapere se in un momento perdurante sino a non si sa quando, nel quale gli introiti professionali diventano spesso esigui sia davvero una necessità spendere in software. Vai anche a sapere se per un fotoamatore che deriva il suo stipendio più o meno sicuro dall’esercitare altre professioni, sia un problema spendere in software. Bisognerebbe anche valutare se effettivamente tali software siano insostituibili e indispensabili. Indubbiamente fa figo averli. Spesso si usano Photoshop e Lightroom al 10% delle loro possibilità, anche meno.

Spesso nell’usarli non si sa esattamente quello che si sta facendo, non di rado si usano a tutta manetta come se si fosse su una pista automobilistica. I poveri file fotografici ne escono torturati, sviliti, ma piacciono così. L’alternativa è usare software open source di sviluppo raw e di post- produzione. Possono essere software di altissima qualità, del tutto gratuiti. Funzionano altrettanto bene dei software a pagamento? Secondo me al 98-99% la risposta è sì. Una piccola differenza può esserci nel preparare i file per la stampa tipografica. Il più famoso software di post-produzione open source, GIMP, lavora con lo spazio colore SRGB e non supporta nativamente il metodo colore CMYK.

 

Gimp 2.10. Curve di colore

 

La faccenda è aggirabile in vario modo ma comunque circoscritta sopratutto alla stampa tipografica tradizionale.

Le stampanti inkjet in genere (quindi non solo Epson) utilizzano inchiostri Cyan Magenta Giallo e Nero, però non esattamente quelli calibrati per l’uso tipografico. Per non parlare delle stampanti che oltre ai classici CMYK usano altri due colori: Cyan chiaro e Magenta chiaro. Per questo motivo se invii le informazioni direttamente in CMYK la stampante produce immagini cromaticamente sbagliate. Gli inchiostri delle cartucce infatti sono molto più brillanti, questo per poter stampare anche tonalità che sono visibili a monitor ma non sarebbero riproducibili con il CMYK tipografico

Tra parentesi, anche usare appropriatamente una stampante ink-jet da casa non è del tutto intuitivo. Occorre un monitor di alta qualità, calibrato, profili colore, l’uso di inchiostri della stessa marca della stampante, e sempre la stessa carta, dato che marche e tipi di carte diversi danno risultati diversi. Tutto ciò richiede impegno mentale e anche economico. Chi fa il fotografo per professione, se lavora veramente come fotografo preferisce spesso delegare la preparazione per la stampa tipografica e la stampa, anche ink-jet ad altri. Anche il fotoamatore sceglie il più delle volte uno stampatore di fiducia o ordina le stampe on-line. Dopotutto è sempre stato così, anche in era analogica il lavoro di sviluppo e stampa il professionista lo delegava ad altri. Ovvio che c’erano eccezioni, anche importantissime. Ovvio che da sempre e tutt’ora anche il fotoamatore, specie per il B/N si dilettava e si diletta in camera oscura.

Sta di fatto che Gimp può in genere sostituire egregiamente e gratuitamente Photoshop, almeno se si deve torturare un jpeg non si spende nulla per farlo.

Certo che nella Gui, la Graphical User Interface, ci sono differenze, alcuni strumenti hanno altri nomi o i cursori sono tarati in modo diverso. Il risultato qualitativo può essere identico, anche se l’abitudine a usare Photoshop può farvi credere che la qualità ottenibile sia superiore.

L’ultima versione di Gimp funziona ovviamente su Linux ma è inter-piattaforma , si può installare su Windows e su Mac, gratuitamente. Spesso chi usa Mac o lo fa in modo professionale, o gli piace o è un fighetto, insomma per varie plausibilissime o buone ragioni difficilmente chi usa Mac installerebbe Gimp.

“L’unico vero problema di questa applicazione lo vogliamo dire subito: non è affatto semplice da usare. La curva di apprendimento, infatti, è piuttosto ostica e, come d’altronde per Photoshop, bisogna applicarsi con impegno per riuscire a superarla.

D’altronde GIMP – il cui nome sta per GNU Image Manipulation Program – è un software professionale, che consente di fare moltissime cose ma che allo stesso tempo bisogna essere in grado di usare. Quindi al suo interno troverete i layers, le maschere, le curve e decine di altri strumenti che vi permetteranno di perfezionare i vostri scatti.

Si possono inoltre apportare correzioni anche automatizzate, creare i propri pennelli personalizzati, modificare la prospettiva degli scatti e isolare aree dell’immagine con strumenti di selezione intelligenti. Insomma, ci si può fare tantissima roba e di anno in anno, anzi, il software migliora grazie all’ampia comunità di sviluppatori.

Però grazie alle guide in Rete si impara in fretta. GIMP può leggere una miriade di formati, tra cui anche i PSD di Photoshop, le icone di Windows (ICO), file PS ed EPS, file PDF e FLIC di AutoDesk.

Infine, due chicche: da un lato, come forse avrete già intuito, GIMP è un software open source, e questo dovrebbe far contenti quelli di voi che fanno il tifo per il software libero; dall’altro è possibile installarvi anche i plugin pensati per Photoshop.

Su Amazon o in libreria è facile trovare libri per imparare a usare GIMP così come è facile reperire sulla rete una infinità di video-tutorial, anche su Youtube.

Per esempio, volete imparare a usare le maschere di livello su Gimp? Ecco qua.

 

RAWtherapee

 

Come deve fare chi “lavora” in raw? Scrivo “lavora” vigolettato perché molte volte chi usa il raw non lavora, si cincischia perché ha tempo da perdere… ( beh lo so , mi arriveranno sassate, ho già indossato l’elmetto).

Comunque anche in questo caso ci sono software di sviluppo raw eccellenti.

 

RAWtherapee

 

Con Rawtherapee (ovviamente anche in italiano) e Darktable (quest’ultimo ha una interfaccia un poco più intuitiva) è forse più facile compiere i primi passi.

Ambedue consentono di inviare direttamente a Gimp il file per ulteriori modifiche, o possono essere richiamati direttamente da Gimp quando si cerca di aprire un Raw.

 

Darktable 2.4.4

 

Naturalmente come c’è chi afferma che Lightroom è infinitamente superiore a Capture One e chi afferma l’inverso, ci sarà chi è sicuro che Rawtherapee e Darktable siano immondezza rispetto a Lightroom. Del resto le cose stanno così, o fate un confronto diretto e scientifico, e non è facile dato che per una stessa correzione con un medesimo strumento quello che andate a impostare con un cursore può avere un valore diverso con software differenti e tuttavia dar luogo al medesimo risultato. Oppure vi fidate dei test che trovate qua e la.

 

 

C’è anche la possibilità di aprire un raw direttamente in Gimp tramite nufraw-gimp, un fork di UFRaw che però da molto tempo è in stallo e non viene aggiornato. Come plugin funziona perfettamente. Vi compare un piccolo riquadro con poche opzioni tra le quali scegliere, in funzione della qualità che desiderate, e dato l’OK dopo poco avrete sul desktop di Gimp il vostro Raw aperto e modificabile. Ne esce un bel file che salvato in Jpeg è di oltre 10mega contro quelli nativi della mia fotocamera che sono intorno ai 4,6/ 6 mega.

Infine per chi volesse comunque continuare a usare Photoshop e/o Lightroom c’è un software non open source ma totalmente gratuito.

 

Irfanview.

 

Irfanview è più che altro un rapidissimo visualizzatore di foto, ma ha anche tutta una serie di funzioni nascoste che possono aiutare gli appassionati di editing. Tra le caratteristiche avanzate più utili c’è quella di modificare il formato del file immagine in qualsiasi altro formato esistente. Consente anche un poco di post-produzione, non può essere un sostituto di Gimp o Photoshop ma, sebbene abbia 20 annetti sulle spalle e l’interfaccia sia old-style, è utile anche in Windows 10.

 

 

In ogni caso di software per postproduzione “freeware” sul web se ne trovano una marea, non tutti solo validi, e tra quelli validi molti non sono veramente free, o non sono open source, ovviamente scartate a priori il “trial”, che si possono provare ma quando scadono bisogna acquistarli, spesso non ne vale la pena.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

GIMP. Preferenze vista

 

 

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