Giorgio Jano. Tra rappresentazione e documentazione interpretativa in fotografia d’architettura.

Di fotografia d’architettura ho parlato in passato in un articolo su queste liquide pagine. Torno a parlarne, è un argomento assai vasto che comprende la tecnica e, importantissimo, il modo di rappresentare e documentare fotograficamente l’architettura, il segno più importante che l’uomo abbia lasciato e continui a lasciare del suo passaggio nello scorrere del tempo.

 

© Giorgio Jano.

 

A partire forse dalla “Porta dei leoni”, 1300 a.C  Micene, sino ad arrivare ai nostri giorni. Lo scorrere di epoche , ognuna ha avuto i suoi modus vivendi, il suo sociale, la sua spiritualità, la sua cultura, la sua religione perché l’architettura è anche questo, la posizione dell’uomo, la sua percezione del sé rispetto al divino. L’avanzare  della scoperte scientifiche, e tecnologiche, di conseguenza i materiali usati per erigere architetture, tutto ciò si riflette nel costruire. L’architettura nelle sue diverse espressioni è anche il tema preferito di molti fotografi, a livello professione, a livello amatoriale. Siamo credo tutti d’accordo nel dire che la fotografia non può riprodurre la realtà in modo adeguato, può però rappresentarla. La rappresentazione in fondo è messa in scena, spettacolo. Per esempio in molte processioni avviene una rappresentazione, in questo caso il fotografo nel riprendere dovrebbe conoscerne i significati se vuole interpretarli cogliendoli in una serie di scatti fotografici.

Credo che rappresentazione fotografica e documentazione/interpretazione siano campi dell’agire fotografico, sottilmente diversi anche se contigui. Cercare di evincere dove finisca la rappresentazione, dove inizi la documentazione interpretativa può non essere semplice. In ogni caso, almeno secondo me, la rappresentazione lascia più libertà all’autore. Non ha bisogno di acculturarsi, può seguire una spinta emozionale nel rappresentare un’architettura. Non è sbagliato scattare così, però ovviamente sono foto che rimangono nel novero dei ricordi personali, possono essere postate come si posta una pizzata tra amici, sono tuttavia inadatte per venire pubblicate su una rivista di architettura o su un libro che entri nello specifico, approfondendo una tematica di architettura.

 

© Giorgio Jano.

 

Assai diversamente, quando si opera fotograficamente nel campo della documentazione interpretativa di soggetti architettonici il bisogno di acculturarsi c’è.

Ovvio che ci deve essere una tecnica di base, però una basilica paleocristiana, come per esempio Santa Prassede a Roma una pieve come quella del Corsignano a Pienza, databile al XII sec. una chiesa barocca, una chiesa moderna, sono state costruite in epoche assai distanti tra loro.

Riflettono quelle epoche, perché la costruzione architettonica è il riflesso del rapporto che l’uomo ha con la scienza e conoscenza, col mondo che lo circonda, col suo universo percepibile e con il divino.

 

© Giorgio Jano. Duomo di Carignano

 

Quindi è necessario documentarsi se si vuole interpretare correttamente una architettura, quale essa sia, e se le foto devono servire a qualcosa di concreto, sia per studio di altri che per pubblicazioni. Per esempio la Pieve del  Corsignano mostra asimmetrie tipicamente medioevali, le  due navate hanno un diverso numero di colonne, ciò deve essere evidenziato fotograficamente, non può passare inosservato.

Venendo al barocco, per lo più lo abbiamo studiato assai male a scuola nelle lezioni di storia dell’arte, sempre che ci sia qualcuno che ha seguito tali lezioni.

Spesso si ha ancora una concezione del barocco del tutto errata, non a caso nel linguaggio comune si definisce barocco quello che è ridondante ed eccessivo. Fortunatamente tale movimento è stato ampiamente rivalutato dalla critica odierna:

Il Barocco è stato un movimento estetico, ideologico e culturale sorto in Italia tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, e dall’Italia propagatosi in tutta Europa nel mondo delle arti, della letteratura, della musica, e in numerosi altri ambiti, fino alla metà del XVIII secolo.… Lo storico francese Fernand Braudel individua nell’epoca barocca il punto di massimo irradiamento della civiltà italiana, indicando nel Barocco “una nuova forma di gusto e di cultura, una ‘civiltà’ che rivestirà l’intera Europa” e darà vita a “una serie di creazioni moderne”, come l’opera, il teatro moderno e la scienza moderna.”

Giulio Carlo Argan arriverà a definire il Barocco “una rivoluzione culturale in nome dell’ideologia cattolica”; non solo uno stile artistico, dunque, ma un’autentica fase della civiltà… L’acuto senso della teatralità (come si è detto, il teatro moderno vede la luce proprio in quest’epoca) spinge gli artisti a concepire le proprie opere come scenografie drammatiche, ricorrendo a tutti gli espedienti necessari per creare il necessario pathos e suscitare lo stupore del pubblico…

 

© Giorgio Jano. Chiesa della Madonna del Carmine (Torino)

 

Forse per comprendere il barocco bisogna ascoltare attentamente Bach. Per esempio le variazioni Goldberg. Che ti ha fatto questo Bach? E niente di che, ha preso una manciata di note e le ha rivoltate come un calzino.

“L’opera è stata concepita come un’architettura modulare di 32 brani, disposti seguendo schemi matematici e simmetrie che le conferiscono tanta coesione e continuità da non avere eguali nella storia della musica”

Dai, fate i bravi,  mentre continuate a leggere ascoltatevi le Goldberg! Serve anche questo per fotografare, è importante come quello che mangiate.

 

 

La matematica ce l’hanno insegnata come arida a scuola, può, al contrario, essere invenzione, poesia visionaria, e altro. La musica può essere solidissima architettura, un urlo della creatività che tende all’abbraccio, si innalza al divino, una estasi cosciente e consapevole. Un orgoglioso monumento alla centralità dell’intelligenza umana.  Magari poi procedete concedendovi un assaggino dell’Arte della Fuga.

L’opera “esplora sistematicamente tutte le possibilità offerte da un semplice tema in re minore elaborato secondo diverse tecniche compositive… è riconosciuta come una delle opere più complesse e articolate mai scritte…”

Lo scienziato, direi l’era moderna, nascono nel periodo Barocco.

 

© Giorgio Jano. Grignasco

 

Ho parlato con Giorgio Jano, del modo di fotografare l’architettura Barocca, dei diversi intenti possibili. Nel 2020.

In occasione della mostra “Sfida al Barocco” alla Reggia di Venaria, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, Jano ha partecipato all’esposizione Vedere (il) Barocco: lavori in corso, a cura di Barbara Bergaglio e Pierangelo Cavanna, insieme ad altri celebri autori, tra i quali Gianni Berengo Gardin, Pino Dell’Aquila, Mimmo Jodice, Roberto Schezen, solo per dire di alcuni.

L’esposizione intendeva porre l’attenzione sui diversi modi di descrivere fotograficamente le architetture barocche. Uno sguardo che è mutato nel corso degli anni: dalla semplice intenzione descrittiva a fini documentari fino all’elaborazione di raffinati strumenti interpretativi, segnando il passaggio dal semplice “fotografare barocco” a un effettivo “vedere barocco

 

© Giorgio Jano

 

Per Jano è stata una sorta di rimpatriata, dato che le sue fotografie erano state già pubblicate per illustrare “Architetture Barocche in Piemonte” edito da Alinari nel 1988.

Giorgio Jano all’Università ha studiato Matematica, esami di analisi I, analisi 2, meccanica razionale, fisica I, fisica 2, geometria, algebra moderna ecc, poi ha sposato Adriana, laureata in Storia dell’Arte. Ha lavorato negli anni ’80 nel Dipartimento di Archeologia dell’Università di Torino, portando nel contempo a termine un lavoro sperimentale sull’Architettura barocca in Piemonte, utilizzando 30 anni or sono il famoso obiettivo Hypergon del quale ha scritto recentemente il nostro Marco Cavina.

 

© Giorgio Jano. Chiari

 

Con materiali poveri ha costruito le fotocamere che ha utilizzato in tutti i suoi libri fotografici. Non ha trovato artigianiin grado di costruire con la precisione necessaria le fotocamere che gli servivano per riprese panoramiche. Attualmente con qualsiasi fotocamera digitale è possibile ottenere delle riprese anche a 360 gradi ma in ambito analogico le problematiche erano e sono enormi  e la qualità desiderata e ottenuta dalla ripresa alla stampa nei lavori di Jano è eccelsa.

Non fotografa per vendere prodotti inutili, ma per allenare la mente degli osservatori con  le vedute ultragrandangolari prodotte dall’Hypergon o con vedute panoramiche anche a 360 gradi con camere auto-costruite. Dietro tali scelte c’è anche una esigenza commerciale, Jano la spiega in una approfondita intervista realizzata da Tony Graffio.

“Avevo l’esigenza di trovare il mio mercato. La ripresa zenitale ultra-grandangolare ti permette di riprendere la planimetria della chiesa a livello delle cornici ed è in grado di dare molte più informazioni rispetto al rilievo grafico. Il rilievo grafico ti dà solo il profilo della cornice, mentre qui tu hai anche le informazioni sulle volte, sulle pareti laterali e sulla presenza di eventuali arredi.”

 

 

Laura Manione in un interessante articolo ha approfondito il rapporto tra visione ed fotografia.

“Visione, visionarietà e antichità convergono sia nella premessa che nelle tre citazioni proposte e mi pare possano far riflettere seriamente chi pratica la fotografia, a vario livello. Cominciamo da quell’essere “visivi” di squisita derivazione prospettica che, a lungo andare, ovviamente secondo il mio parere, si è trasformato da potere e consapevolezza dello sguardo a ingenua maniera fotografica, maniera che traduce, ma mai declina con incisività e consapevolezza, una quantità spropositata di immagini”

 

© Giorgio Jano. Santuario del Vallinotto

 

Ha definito Jano  un “visionario”, ma lui si considera un semplice uomo interessato alla visione, mescolando scienza e arte. Nella faticosa ricerca della tridimensionalità, ha anche costruito centinaia di strutture luminose e non, per ricercare l’origine dello spazio, anche grazie agli studi che ha fatto sui libri di Pauli sulla Relatività  ristretta e sul capolavoro editoriale di David Hilbert sulla Geometria intuitiva.

Sono state esposte alla galleria inARTtendu  nel novembre 2018

 

© Giorgio Jano Vicoforte

 

LA TECNICA:

dal punto di vista tecnico le mie foto dell’architettura barocca piemontese sono state fatte in questo modo: nel primo libro ho costruito 3 fotocamere. Una era una piccola fotocamera per il formato 13 x 18, con la quale ho fatto poche riprese. Poi ho costruito una camera 20 x 25 per il Super Angulon 90 mm.

Quando fortunosamente ho comperato l’Hypergon 90 mm ho costruito 2 camere, una formato 24 x 40 cm da usare con la pellicola per fotogrammetria da 9,5 pollici.  poi, comperandola in America, la pellicola piana 11 x 14 pollici per la quale, oltre alla camera, ho costruito anche gli chassis perché in Italia questo formato non era importato.

 

Giorgio Jano. Fotocamera

 

Nel secondo libro “Fotomorfosi del Barocco” ho utilizzato per le vedute zenitali anche il Super Angulon 47 mm XL da 120 gradi su film 20 x 25. Lo stesso obiettivo l’ho utilizzato per una camera anch’essa auto costruita, che produceva immagini panoramiche da 300 x 90 gradi angolari. Nelle vedute zenitali le camere erano messe in bolla e i negativi prodotti in bn erano sviluppati nel D23 per armonizzare i contrasti di luce e ombre degli interni. alcune di queste riprese spettacolari le ho postate su FB.

Un editore giapponese se ne è innamorato al punto di propormi la pubblicazione di un libro sul parco di Bomarzo che uscirà a breve sul mercato probabilmente entro fine anno o all’inizio del prossimo. Sono lavori commissionati  che non è facile avere in Italia, basta pensare che ogni giorno di ripresa costava 2000€ in permessi ”

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

© Giorgio Jano. Strutture luminose

 

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