Alcune fotografie di Giacomelli, finite su confezioni di patatine in commemorazione del centenario della nascita del famosissimo fotografo mi ha suscitato vari pensieri, a volte contrastanti. Per lo più la reazione di vari amici fotografi è stata tipo: “Povero Mario!”, “Non ci volevo credere!”

 

 

Mi sono chiesto: quand’è che una foto diventa una icona? Le foto dei pretini e altre famose di Giacomelli sono già icone o lo diventeranno? Perché tra tante fotografie da lui scattate solo alcune e non altre sono icone? A questa mia domanda ha risposto prontamente la IA (l’Intelligenza Artificiale). È pratico usarla, non si deve nemmeno cercarla, entra in campo da sola. La risposta in merito non è stata esaustiva, tuttavia sufficiente.

Ipsa dixit (se non sapete cosa voglia dire “ipsa dixit” domandatelo alla IA): “Una foto diventa un’icona quando acquisisce un significato che va oltre la semplice rappresentazione di un evento o di un soggetto, diventando un simbolo riconosciuto e significativo a livello culturale, sociale o storico. Questo accade quando l’immagine riesce a comunicare un messaggio potente e immediato, creando un’impressione duratura nella mente di chi la guarda.”

 

 

La IA ha specificato approfondendo: “Per essere considerata iconica, una fotografia deve possedere alcune caratteristiche fondamentali:

  • Autonomia: Deve essere capace di comunicare un messaggio in modo efficace e autonomo, senza la necessità di didascalie o contesto aggiuntivo.
  • Significatività: Deve rappresentare un momento storico, culturale o sociale rilevante, diventando un simbolo riconosciuto.
  • Potenza comunicativa: Deve essere in grado di suscitare emozioni, riflessioni o un forte impatto visivo nello spettatore.
  • Durata: Deve resistere alla prova del tempo, rimanendo riconoscibile e significativa anche a distanza di anni.

 

 

Se volete dare una ripassata alla vita di Mario Giacomelli, non c’è problema. Prendiamo per esempio “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” (1966/68) è una serie che prende il nome dall’omonima poesia di Cesare Pavese. Fu realizzata durante la seconda seduta fotografica di Mario Giacomelli nell’ospizio di Senigallia. L’autore la commenta così “Di tutte le cose che ho fatto penso che questa sia la ricerca più interessante; ho provato infatti più emozioni stando a contatto con questo ambiente che in tutte le altre ricerche messe insieme. Perché? Dopo avere lottato tutta la vita, perché la fine di una vita deve essere questa, perché deve finire in questi ambienti, in queste istituzioni sballate?”

Il messaggio della serie sicuramente risponde ai requisiti descritti a proposito della foto iconica, però è una serie, non una singola foto, una serie di solito non diventa iconica. Inoltre non fa parte del nostro vissuto quotidiano né delle nostre abituali sensazioni o percezioni. È difficile spiegare perché. Forse quella serie per noi evoca anche pensieri, riguardo al nostro futuro, che preferiamo tenere lontani.

 

 

Le foto scelte per “illustrare” le confezioni di patatine le vedo abbastanza simili per certi versi alla Pop art di Andy Warhol. Tuttavia in Warhol c’era una intenzionalità in prima persona, prendeva spunto dalla cultura di massa, dalla pubblicità, dai fumetti e dal consumismo utilizzando immagini e simboli familiari, colori vivaci e tecniche come la serigrafia per creare opere che riflettevano la società a lui contemporanea, spesso con ironia.

I suoi barattoli di Campbell’s Soup, le bottiglie di Coca-cola, come i ritratti di Marilyn Monroe e Mao Tse Tung diventano arte e nel contempo vengono denunciati come oggetti di consumo. Non esistono dualismi o contrapposizioni, ogni soggetto è a sé stante. La Campbell’s Soup è solo lei, nient’altro. Il set dei Barattoli di Zuppa Campbell’s che Andy Warhol inviò ad Irving Blum per la sua prima personale, era composto da 32 tele di 51×41 cm che raffiguravano ognuno dei gusti disponibili in commercio della minestra.

Non c’era alcuna intenzione di messaggio pubblicitario. Diversamente le fotografie di Giacomelli da bidimensionali diventano oggetto tridimensionale, contenitore per un contenuto, destinato alla vendita.

Quella delle attuali fotografie su confezioni di patatine non è stata la prima operazione del genere con le foto di Giacomelli. Nel 1997 l’autore aveva aderito ad una sorta di campagna della Illy caffè che continua tutt’oggi.

 

 

 

Da oltre trent’anni, illy Art Collection celebra la bellezza attraverso opere di artisti internazionali. Le tazzine di Matteo Thun diventano tele per Maestri e giovani talenti. Dal 1992, illy Art Collection racconta il mondo su piccoli oggetti d’arte, trasformando il caffè in un’esperienza estetica. Ogni collezione è un viaggio creativo che arricchisce il rituale del caffè con design unici e affascinanti.

Quella volta i “pretini” e altre sue foto molto grafiche andarono su tazzine da caffè, non c’era un diretto scopo pubblicitario. Il “messaggio” era indiretto. Si parla sempre di “messaggio” in fotografia pubblicitaria, anche se non è sempre insito ed esplicito nella fotografia stessa. Il messaggio scaturisce da collegamenti, anche a livello inconscio, di due o più elementi significanti, volti a suggerire un significato diverso, con una intenzionalità precisa. Il significante è la forma del segno. Il significato è il concetto o l’idea associata a quella forma, la rappresentazione mentale che evoca.

 

 

 

IA: In pubblicità, il messaggio è l’informazione chiave che un’azienda desidera comunicare al proprio pubblico per promuovere un prodotto, un servizio o un’idea. È la sintesi di ciò che si vuole trasmettere, spesso attraverso parole, immagini o suoni, con l’obiettivo di influenzare le percezioni e i comportamenti dei consumatori.

I creativi del connubio Giacomelli/Patatatas Nana così descrivono l’operazione: “In occasione del centenario della nascita di Mario Giacomelli, le iconiche chips Patatas Nana si vestono di arte, trasformando i loro pack in vere e proprie tele che raccontano la visione di uno dei più grandi fotografi del Novecento. L’arte è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, e questa collaborazione ne è la prova perfetta: le immagini di Giacomelli evocano la bellezza della natura marchigiana e il profumo del mare Adriatico, mentre il sapore autentico di Patatas Nana completa il viaggio sensoriale. Un incontro tra vista e gusto, tra memoria e innovazione, in un’armonia perfetta.

 

 

Le atmosfere lunari e i solchi profondi delle serie “Presa di coscienza sulla natura” (1976-’80) e “Metamorfosi della terra” (fine anni ’80) arricchiscono i pack delle confezioni da 50g e 140g. Sul barattolo dei Fiammiferi, invece, prendono vita i pretini che giocano nel cortile del seminario di Senigallia, tratti dalla serie “Io non ho mani che mi accarezzino il volto” (1961-’63), mentre uno scatto della serie “Per Poesie” (1958), che immortala la spensieratezza dei ragazzi al luna park, trova spazio sulla scatola.

 

 

La semplicità rivoluzionaria di Patatas Nana – una patatina artigianale con soli tre ingredienti, senza conservanti né aromi – incontra la potenza evocativa delle fotografie di Mario Giacomelli. Il risultato? Un dialogo perfetto tra contenuto e contenitore, significato e significante, come se arte e gusto fossero stati pensati da sempre per fondersi in un’unica, straordinaria esperienza.”

Indubbiamente ogni foto scelta è perfettamente ad hoc per il contenuto della confezione. La morbida sinuosità dei pack di patatine viene accompagnata dalle fotografie dei solchi tracciati sulla terra, richiamando il lavoro dei contadini nei campi che produce i suoi frutti, le patate.

Diversamente i pretini sul barattolino “Patatas Nana Fiammiferi Special Edition Mario Giacomelli” sono fuori dal tempo e dal luogo, nero su bianco, segni grafici con un significato simbolico. La neve non è più neve, in contrapposizione simbolica la scritta Patatas Nana fiammiferi è collegata alla firma di Mario Giacomelli.

 

 

 

I pretini si danno la mano, formano un circolo. Mi auguro che ognuno di voi almeno una volta nella vita si sia con amici seduto in cerchio attorno a un fuoco suonando e cantando. Sedersi e formare un cerchio attorno a un fuoco ha un significato simbolico che si ritrova in ogni cultura, unisce la comunità, allontana ogni inimicizia ogni guerra. Il cerchio rappresenta armonia e unità, il fuoco simboleggia calore vitale. Insieme, creano un rituale ancestrale che rafforza il senso di appartenenza a una comunità.

Passarsi il barattolino di patatina fiammiferi (evidente allusione al fuoco), consumarle insieme, è un perfetto equivalente del passarsi il calumet della pace. La scatola contenitore del barattolino è illustrata con la fotografia della giostra. È un anticipare quasi ridondante il significato connesso al barattolino. La giostra e l’altalena in molte società sono la prima inconsapevole droga da bambini. Non stupitevi se la chiamo “droga”.

 

 

In psicologia la giostra e l’altalena  simboleggiano la perdita di controllo attraverso cicli di instabilità e incertezza. La giostra rappresenta il caos e la confusione di sensazioni in costante movimento. L’altalena è l’alternarsi tra euforia e angoscia, è un loop di avvicinamento e allontanamento da una situazione reale o da una persona, con la sensazione di perdita dell’orientamento non avere la stabilità necessaria per governare la propria vita.

Se vogliamo il barattolino di patine è uno sottile e scherzoso riferimento al barattolino di “Merda d’artista” di Pietro Manzoni, o anche alle sue “uova sode” (firmate con l’impronta digitale del 1960),  che il pubblico avrebbe potuto mangiare, a dimostrazione che l’arte può davvero essere consumata.

A pensarci quel barattolino di patatine è anche un “meme”, esattamente come quei post, elaborazioni di una fotografia che documenta un evento reale, stravolgendone il contenuto con un testo satirico. Fanno ridere, non vedete l’ora di condividerli con gli amici. Sono battute ma possono essere potenti strumenti di marketing.

 

 

I meme sono figli della cultura pop e della quotidianità, sono contenuti che parlano la lingua di tutti. Il “meme marketing” è  un silenzioso apriscatole, è il modo meno invadente per avvicinarsi ai consumatori, sfruttando tendenze e linguaggi del momento.

Il barattolino di patatine è sigillato, sotto vuoto, esattamente come il barattolino di Pietro Manzoni, solo che un barattolino di Manzoni ha un enorme valore collezionistico. Una delle famose scatolette è stata aggiudicata nel dicembre 2016 per 275 mila euro, compresi i diritti d’asta, presso la casa milanese “Il Ponte”. Contengono effettivamente quello che sta scritto sulla confezione? Solo aprendo il barattolino si potrebbe verificare ma l’opera perderebbe totalmente valore.

Il barattolino di Patatas Nana Fiammiferi Special Edition Mario Giacomelli viene messo in vendita al prezzo unitario di 4.50€. Il contenuto questa volta è certo come è certo che se non lo aprite assumerà un valore collezionistico che nel tempo potrebbe diventare rilevante. Volenti o nolenti è arte e può entrare nel mercato dell’arte, qualsiasi cosa ne pensiate è così.

Rispetto a tutto ciò o siete in o siete out. Avviene comunque, in ogni campo di produzione o dell’informazione, siete consapevolmente o emozionalmente spinti a una scelta, a pensare che un “prodotto” sia migliore di un altro. Nikon o Canon? Roma o Lazio? Israele o Palestina? Ucraina o Russia?

 

 

Potete anche aprire il barattolino e mangiare le patatine, condividendole con amici. Quasi esattamente come ha fatto Justin Sun,  mangiando la “banana di Cattelan” dopo averla acquistata per 6,2 milioni di dollari. Durante una conferenza stampa a Hong Kong, ha dichiarato che il suo gesto potrebbe essere considerato parte dell’opera stessa. Magari voi lo farete in tono minore, condividendo su un social le fotografie che testimoniano l’apertura del barattolino di patatine.

Vi scandalizzate al solo pensiero che, senza una scelta volontaria da parte di Giacomelli, le sue fotografie vengano mercificate così? OK, però ditemi sinceramente, chi di voi ha sul frigo una calamita rappresentante una celebre opera d’arte o un suo particolare? Tali simpatiche calamite sono state realizzate col consenso dell’autore?

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

 

 


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