Il Ferragosto nell’antica Roma era chiamato Feriae Augusti, era un periodo di riposo e festeggiamenti istituito dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. Cadeva a metà agosto e segnava la fine dei lavori agricoli e l’inizio di un momento di celebrazione per i romani con giochi, festeggiamenti e mercati. In altri popoli europei il termine ferragosto non esiste, viene chiamato mid-August in inglese, in modo simile altrove, sempre con la A di August maiuscola, per deferenza verso l’imperatore.
I popoli celtici avevano festività legate ai cicli della natura e del raccolto, come Lughnasadh, celebrata il 1° agosto, Era una festa di ringraziamento per il grano e il raccolto, dedicata al dio Lug. È interessante notare come praticamente tutte le festività di origine pagana con la diffusione del cristianesimo divennero festività cristiane. La Festa dell’Assunzione, celebrata in tutta Italia il 15 agosto spesso con processioni interessanti dal punto di vista fotografico, commemora la Assunzione di Maria in cielo, in anima e corpo, secondo la tradizione cattolica.

Il termine vacanza deriva dal latino “vacantia” neutro plurale sostantivato di vacans, participio presente di vacare essere vuoto, libero. La vacanza è, o dovrebbe essere un vuoto piacevolissimo, un vuoto che è libertà.
Quest’anno la percepisco come un tempo sospeso, un poco angosciante, mi sento impotente. Siamo usciti dal covid, dovremmo essere felici di essere sopravvissuti, invece siamo incattiviti, si uccide per un nonnulla, la vita sembra non avere più alcun valore. Siamo immersi più o meno direttamente in eventi bellici, assalti tanto alla nostra libertà personale quanto ai nostri portafogli. No non va tutto bene.
“Secondo le stime dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, tra rinunce e sacrifici, il 43,2% degli italiani andrà in vacanza quest’anno, ma non parliamo di vacanze tradizionali: la maggior parte di chi si prepara a partire (il 54%) opterà per un soggiorno “ridotto”, di 3-5 giorni, cercando ospitalità presso amici e parenti.I budget delle famiglie sono calati di 3mila euro.” L’esodo estivo in effetti c’è stato ma di brevissima durata, per il ponte Ferragosto, oltre 12 milioni di spostamenti tra partenze e primi rientri… Primi rientri.

Così questo articoletto è una sorta di ripensamento, di come erano e come sono oggi le nostre vacanze. È particolare, sulla home di Facebook da tempo compaiono pagine tipo “Sgurgola marsicana com’era” oppure “io negli anni 70 c’ero”, “Noi degli anni 70 80”, “Woodstock 69”, come se non sapessimo ipotizzare alcun futuro e fossimo tutti relegati al rimpianto di un passato, un’âge d’or che non tornerà più.
No non è surrealismo purtroppo. Si prova una stretta al cuore a rivedere alcuni film realizzati in passato non del tutto dimenticato: Domenica d’agosto, La famiglia Passaguai, Il sorpasso.

Siamo in vacanza… Le vacanze di massa, come le intendiamo oggi, hanno avuto un forte impulso negli anni ’60 e ’70. Erano gli anni del boom economico legato all’industrializzazione che portò un aumento del reddito disponibile e del tempo libero per ampie fasce della popolazione, rendendo il viaggio e il turismo accessibili anche a ceti sociali precedentemente esclusi.
Le mie prime vacanze me le hanno raccontate. Papà, medico, aveva preso in affitto un appartamentino a Soriano del Cimino, una 80ina di km da Roma. Aveva portato lì prima la mamma, per organizzare la casa. Il giorno dopo l’abbiamo raggiunta, papà guidava la Lambretta, mio fratellino maggiore in piedi tra le braccia aperte di papà che reggeva il manubrio, dietro mia nonna seduta elegantemente di lato, mi teneva in braccio, sul portapacchi della Lambretta una piccola valigia.
Anni dopo venne preso in affitto per due mesi un appartamento ad Ostia, papà faceva la spola tra il lavoro a Roma e Ostia. Ogni tanto, non tutti gli anni, c’era il grande viaggio, andavamo dai nonni in Friuli. Per me e fratelli erano mesi di vacanza, dalla chiusura delle scuole a giugno, sino ad inizio settembre. Penso che molte famiglie middle class abbiano trascorso le vacanze così. Le famiglie lavoratrici erano spesso in transumanza da nord a sud. C’erano i parenti del paesino natio ad accoglierli, magari in case in riva al mare. L’alternativa a Roma era costruirsi alla meno peggio, con materiali di ricupero, una villetta al mare, rigorosamente abusiva, a Isola Sacra o all’idroscalo di Ostia.

Intorno a metà anni ‘50 in Italia iniziarono ad aprire i primi campeggi. Uno dei primi fu l’Union Lido, aperto dai tedeschi al Cavallino (VE) per le famiglie della NSU e della Volkswagen. Allora si trattava quasi esclusivamente di piazzole attrezzate. Più o meno negli stessi anni si diffuse per i week-end estivi la consuetudine del pic-nic. Come testimonia “Le déjeuner sur l’herbe” di Édouard Manet (1863) l’elegante spilluzzicare a contatto della natura inizialmente era un piacere di nobili ed intellettuali.
Tra la fine degli anni ‘50 e metà anni ‘60 iniziarono a diffondersi attrezzature idonee al pic-nic. Bicchieri, piatti, stoviglie, le prime frigo ghiacciaie in plastica e il famigerato tavolino pieghevole con dentro 4 sgabellini anch’essi pieghevoli. “Il Laureato” (1967), durante la festa di laurea di Ben (Dustin Hoffman) il marito della signora Robinson si avvicina all’annoiato Ben e lo avvisa: “Ben, il futuro è nella plastica!”. Assunse un significato profetico nel film, riflettendo l’ottimismo e l’ingenuità nei confronti del progresso tecnologico e del consumismo. In seguito tale attrezzatura fu la base di partenza per vacanze in campeggio.

In campeggi vicini alla grandi città molti villeggianti lasciavano la tenda o una roulotte comperata usata tutto l’anno in rimessaggio a tariffe ridotte, e poi a tariffe vantaggiose restavano tuta l’estate, nonnetti e nonnette compresi. Erano i cosi detti “stanziali” croce e delizia per i gestori dei campeggi. Da un lato entrate sicure, dall’altro se il gestore alzava i prezzi i campeggiatori si costituivano in comitato e lottavano per ribassi. Era una categoria molto variegata quella dei gestori, ce ne erano, sopratutto in montagna di duri e puri, fedeli allo spirito di avventura e spartano che doveva essere quel tipo di vacanza. Altri giravano in Rolls Royce, non scherzo.
In ogni caso i campeggi si espansero in tutto il territorio nazionale, attualmente ce ne sono circa 3000. Molti hanno una cinquantina di storia alle spalle, si sono evoluti in camping-villaggio, con poche piazzuole per tende, bungalow, case mobili ( un trucchetto per scavalcare le norme edilizie, erano su ruotini ma inamovibili, portate in luogo con camion). Gli stanziali sono stati disincentivati.

Tra la fine degli anni ‘60 e inizio ‘70 in Italia vennero aperti veri villaggi turistici all inclusive, al bar gli extra si pagavano in perline colorate per perdere la concezione del valore dei soldi. Erano ispirati dal successo dei Club Med.
Interessante è vedere la attuazione di questi villaggi, la realizzazione del Valtur Nicotera (1968-1972) è un caso emblematico. Venne scelta una landa desolata, una vasta area adibita in passato a aeroporto militare.

Pietro Porcinai, uno dei più importanti architetti paesaggisti che abbiamo avuto, progettò un paesaggio elevando una doppia duna di sabbia sul fronte del mare per proteggere dai venti marini e dalla salsedine il villaggio e creare un ambiente piacevole con un microclima idoneo.
All’interno, altre dune contribuivano a movimentare la sistemazione paesaggistica dell’insediamento e a separare le varie zone (aree comuni delle piscine, aree di ritrovo, campi sportivi, residenze).

Si trascorreva l’intera vacanza in villaggio, fuori per chilometri non c’era assolutamente nulla. Non portarono soldi dove vennero aperti, gli unici a guadagnarci un minimo erano le manovalanze locali. Eppure villaggi del genere ebbero un buon successo, sino all’arrivo dell’imprenditore Ernesto Preatoni inventore di Sharm. In un viaggio in elicottero nel 1991 scoprì come racconta: “la baia dei miei sogni, quella fatta per me. Vi era, e vi è, una barriera corallina da tutte le parti, due spiagge sterminate, era terrazzata in modo da avere vista mare da ogni angolo di osservazione. Andai dal governatore del Sud Sinai, che mi rispose: ‘Fate quello che volete. Tanto è deserto’. Cominciò l’avventura”.
Fino al 2011, anno delle primavere arabe, l’Egitto accoglieva 15 milioni di turisti all’anno. Una delle loro mete favorite era la località balneare di Sharm el Sheikh, sul mar Rosso. Dopo l’allarme terrorismo l’Egitto è stato inserito tra le località a rischio e i turisti, che nel febbraio del 2015 erano stati 640mila, nel febbraio del 2016 sono stati 346mila: un calo del 45,9 per cento. La crisi di questo settore fondamentale per l’economia egiziana ha trasformato molte strutture alberghiere di Sharm el Sheikh in una sorta di città fantasma. Il fotografo Chris McGrath le fotografò nell’aprile del 2016.

Più o meno in quegli anni chiusero anche molti villaggi turistici in Italia, tra i quali Valtur Nicotera e Valtur Alimini. Nel frattempo però moltissimi campeggi italiani si erano evoluti in villaggi turistici, con molti bungalow e poche piazzuole. piscine, supermercati enormi, ristoranti ottimi quanto costosi, animazione, ecc. con prezzi destinati a lievitare sino a renderli attualmente inabbordabili per molte famiglie italiane.
Restano discreti i prezzi in alcuni campeggi montani, come il San Francesco, vicino al lago di Barcis. C’è stato mio figlio per ferragosto. Le piazzole con elettricità erano esaurite, un posto tenda igloo 10€, una persona 10€. Però fuori dal campeggio, al ristorante, un frico e una tagliata, 40€.

Tutto è cambiato, oggi il viaggio e il soggiorno si prenotano via internet anche mesi prima della partenza, non esiste più un percorso per arrivare, esiste un punto di partenza e uno di arrivo. Vai a sapere se un poco di colpa l’abbiano avuta i molti villeggianti che da soli non sanno muoversi e vogliono la massima comodità sia pure per una settimana, che attualmente pare essersi ridotta a 3-5 giorni.
Tutto quello che per mesi si era preventivato di fotografare non verrà fotografato, anche le spese fotografiche per migliorare la propria attrezzatura sono diminuite. Anni addietro c’era chi in previsione della vacanza estiva cambiava l’intero corredo per uno “superiore”, ora è più raro. Eppure ci sarebbe molto da fare fotograficamente anche in una brave vacanza. Sarebbe da documentarla minuto per minuto dalla partenza al ritorno, per ricordarci tra qualche anno dove e come siamo oggi.

Credo che dopo tutto sia questione di avere un minimo di ispirazione, quella che spesso langue durante l’anno lavorativo e non ricresce magicamente a ferragosto. A volte basta un piccolo spunto di partenza, come mi ha raccontato Anna Calabrese:
“Qualche giorno fa ho ricevuto in regalo per il mio compleanno la Instax Pal, una piccolissima fotocamera digitale; il breve racconto “dove vanno le tartarughe” è stato realizzato con questa fotocamera mentre mi trovavo al Parco 2 Giugno a Bari.

Usarla è stato divertente in quanto leggerissima, non ha un display, ha un anello con funzione di mirino, 5 MP di risoluzione insomma una sfida ad ottenere qualcosa di buono, successivamente collegandola al cellulare ho trasferito le immagini e realizzato il breve racconto.
Ho postato la sequenza nel gruppo Semplicemente Fotografare perché volevo condividere la gioia di una fotografia semplice in un momento di svago.
PS. la Instax Pal ha tante altre funzioni che io in questo caso non ho volutamente utilizzato”.

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