Fotografia tra Still Life, Favole e raccontini intimi. Di e con Niluka Laura Telli

Mia mamma dipingeva da ragazza, era  allieva di Virgilio Tramontin a San Vito al Tagliamento. Prediligeva ritratti e nature morte, nell’arte certe rappresentazioni pittoriche da moltissimo tempo vengono chiamate nature morte. Nella casa dei nonni c’erano vari quadri del genere, non di mia mamma. Li osservavo attentamente da bambino, spesso veniva rappresentata anche cacciagione, pesci, vasellame, frutta e ortaggi.

Erano a volte impressionanti, mi sono rimasti dentro, fanno parte del mio bagaglio visivo. In fotografia si parla più spesso di Still Life.

L’espressione inglese still life indica un genere fotografico utilizzato per descrivere, rappresentare,  oggetti inanimati attraverso la tecnica fotografica. Apparentemente è semplice, in realtà è più complicato di quello che può sembrare, tutto deve sembrare in foto assai naturale, ma è sapientemente costruito, l’uso appropriato delle luci non è facile. Ci sono anche strumenti appositi, gabbie di luce, limbo e molto altro. È una fotografia molto tecnica, usata per lo più professionalmente in pubblicità, ci possono volere ore prima di riuscire ad illuminare bene una bottiglia.

Possono sembrare fotografie assai fredde e comunicare poco dal punto di vista emozionale, però sono fatte per veicolare per lo più in messaggio promozionale, raramente hanno altra funzione.

 

© Niluka Laura Telli

 

Vi sono autori che amano fare nature morte fotografiche con intenti per lo più artistici, molto diffusa a proposito di still life è la tecnica del light painting.

Imita soventemente lo stile del Caravaggio, il dialogo tra ombra e luce, l’emergere dei soggetti dal buio. Ahimè anche questa tecnica non produce risultati che mi colpiscono molto, spesso è ben eseguita ma è il contenuto dell’inquadratura a essere carente, difficile è coglierne un senso profondo, una elaborazione mentale che vada  molto oltre la tecnica e colpisca emotivamente.

Da anni con la mia “Piccola Fotografia  Domestica” faccio qualcosa di un poco simile allo still life, sulle tracce di Sudek. É una fotografia, almeno dal mio punto di vista più emozionale, non sono racconti, sono brevi incontri con oggetti che ho intorno e mi respirano e vivono accanto.

 

© Niluka Laura Telli

 

Questo per dire che a un certo genere di fotografia non sono del tutto lontano e che pochi esempi mi colpiscono e attraggono. Non è che ho l’occhio annoiato, atrofizzato dall’aver visto troppe fotografie, probabilmente ormai fanno parte del mio bagaglio visivo, insomma sono diventato più esigente, almeno credo, desidero qualcosa di a me nuovo o poco conosciuto.

Giorni fa ho visto su New Old Camera, la presentazione di un nuovo NOC WALL, il muro rosso dove per qualche tempo vengono esposte fotografie di autori ancora poco conosciuti.

Mi ha immediatamente colpito il lavoro di Niluka Laura Telli, sarà in esposizione sino al 20 gennaio. Prima di tutto per i colori vivi delle composizioni inquadrate. Mi hanno immediatamente riportato alle fotografie di David laChappelle.

 

© Niluka Laura Telli

 

Anche se il senso delle inquadrature è molto diverso, ma c’è quello studio del colore, vivo, acceso, sebbene meno provocante, più intimo ed equilibrato, spesso tone sur tone. Non di meno l’inquadratura è studiatissima, nulla è lasciato al caso, anche se apparentemente a prima vista è un caos, o forse meglio una eruzione che viene da dentro, ed esce fuori , in modo naturale e studiato al tempo stesso.

Sono inquadrature che sembrano sceneggiature di racconti, viste in prospettiva centrale da chi è seduto in prima fila al centro di un teatro. Ogni inquadratura è una nuova scena, un altro racconto, Niluka le chiama  appunto  “tales”, racconti, favole.

 

© Niluka Laura Telli

 

Le scene  non sono collegate tra loro in ordine temporale, non c’è evoluzione storica nel racconto, sono punti fermi, cannocchiali puntati su un tema di volta in volta diverso.

Mi viene in mente a proposito una parte del testo di  “Sempre” una meravigliosa  canzone di Gabriella Ferri:

 

Ognuno ha tanta storia

Tante facce nella memoria

Tanto di tutto tanto di niente

Le parole di tanta gente

Tanto buio, tanto colore

Tanta noia, tanto amore

Tante sciocchezze, tante passioni

Tanto silenzio, tante canzoni.

 

 

© Niluka Laura Telli

 

Ho sentito l’impulso di conoscere Niluka Laura, di sapere di più di quello che mi sembrava di intuire, Giordano Suaria ha fatto cortesemente da tramite. Ho parlato un poco telefonicamente con l’autrice, a volte non occorre parlare a lungo, ci si capisce al volo.

Se le fotografie parlano, parlano per noi, quello che ci si dice a voce è una conferma. Le ho chiesto di raccontarci il suo lavoro, per precisare quello che nelle fotografie si intuisce più che bene ma che è comunque meglio approfondire e precisare:

Tales of Laura: un viaggio alla scoperta delle proprie immagini interiori.

 

© Niluka Laura Telli

 

L’onda sulla battigia correva verso di me, inseguiva i miei piedi per bagnarli e fare conoscenza. Mi ero sempre sottratta a questo legittimo rito di congiungimento, ma il tempo per riconciliarsi era davvero giunto, ed era giusto farmi raggiungere proprio lì dove gli elementi naturali si incontrano. Un percorso di memoria emozionale o di un sentimento, fotografarlo e poi collocare questo nuovo mondo nello spazio fisico.

Tales of Laura è un progetto nato nel 2018 grazie alla collaborazione con Giorgio Barrera ed Emiliano Biondelli. Il mio lavoro di ricerca fotografica nasce prima nella scuola d’arte e successivamente durante gli incontri universitari con Giovanni Chiaramonte, Filippo Romano, Antoine d’Agata, Renè Burrì, Denis Curti, Maurizio Montagna, Maurizio Galimberti, Emiliano Resmini, Mario Govino.

 

© Niluka Laura Telli

 

Mi sono ispirata e formata insieme agli autori della fotografia italiana contemporanea che ho avuto la fortuna di incontrare lungo il mio percorso di studi. Successivamente, durante il confronto con Barrera in BAUER e Biondelli, il lavoro ha preso la sua forma migliore diventando la base di un lavoro sempre in divenire.

Gli scatti fotografici in questa serie di immagini, raccolte nel libro Tales of Laura, vogliono rappresentare le immagini custodite dentro di noi, il nostro mondo interiore.

 

© Niluka Laura Telli

 

Un percorso di circa otto anni, risultato di più viaggi sia nella terra d’origine che nelle comunità dello Sri Lanka presente in Italia, come un Pollicino moderno che, esiliato dalla sua terra d’origine, si ritrova adulto a girovagare per quella possibile vita alternativa, uno ‘slining doors’ multiplo che ritrova ispirazione anche nella città di Milano e nelle sue periferie post-esotiche.

Il progetto si genera in seguito all’ispirazione avuta da Francesco Iodice riguardo il tema delle Fiabe che vengono qui rappresentate ricostruendo delle storie in una sorta di romantico mini plastico.

 

© Niluka Laura Telli

 

Un modo intrigante di spiegare emozioni e di creare una narrazione fotografica anacronistica che assorbe lo spettatore in mondi di sogni e di infinite possibilità dove il tempo diventa nostalgico e circolare. La fiaba, diventa un modo per rappresentare un ricordo, una ferita del passato e la ricerca di un’identità propria.

Le tavole sono dei quadri, degli altari votivi fatti di stoffe, oggetti simbolici, cornici, disegni, piccoli cimeli di famiglia e fotografie.

Il risultato finale delle installazioni vuole creare un percorso visivo, un viaggio nella storia che potrebbe essere quella di ognuno di noi, un percorso che esplode in colori e fantasie.

 

© Niluka Laura Telli

 

L’idea nasce dalla voglia di raccontare le seconde generazioni e la storia dei figli adottivi che vivono la loro doppia radice come qualcosa che non possono raccontare e che rimane marginale ed isolato ma che è nella realtà un baule dal contenuto prezioso.

Al momento attuale il tessuto sociale italiano è arricchito dalla compresenza di immigrati di prima, seconda e terza generazione. Per seconda generazione si intendono i figli di migranti e tutte le persone scolarizzate in Italia come i figli adottivi.

Tales of Laura racconta un tempo spesso sofferto che viene superato attraverso e un’attenta ricerca di elementi del passato, utilizzando lo spazio fisico del teatro che diventa insieme terrà di oblio e di memoria.

 

© Niluka Laura Telli

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

© Niluka Laura Telli

 

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