Fotografia: tanti percorsi, un percorso. Di e con Angela Regina

Sono sempre curioso dei diversi percorsi che ognuno di noi segue attraverso gli anni con la sua fotografia. Io  iniziai ad interessarmene un poco quando in occasione di una gita scolastica in Svizzera uno zio mi regalò una Kodak Brownie. Avevo13 anni, ero l’unico in gita ad avere una fotocamera. Mi piacque molto il risultato, tre piccoli album in B/N stampati da un fotografo. Poi però il mio percorso nella fotografia si interruppe per moltissimi anni, forse anche perché in casa non c’era nessuno che praticasse la fotografia.

Mia mamma faceva filmini con una Bolex Paillard 8 mm, una noia mortale dover stare lì a fare ciaociao con la manina insieme ai miei fratelli davanti a un qualche paesaggio. Mio papà era del tutto negato per ogni cosa tecnica, essendo medico sapeva misurare la pressione e usare lo stetoscopio in modo egregio, per il resto non avrebbe nemmeno saputo cambiare una lampadina fulminata.

Precedentemente in famiglia solo mio nonno paterno aveva praticato assiduamente la fotografia. Così un altro input mi venne da lui, quando anni dopo trovai in un sottoscala le diapositive su lastrine di vetro stereoscopiche che aveva scattato durante la prima guerra mondiale.

 

© Angela Regina

 

Solo anni dopo, seguendo l’amico Piero, imparai i primi rudimenti di tecnica. A quei tempi era così, non esistevano i social, se non si aveva qualcuno di vicino, un papà, un parente stretto o un amico, era raro che si iniziasse a fotografare. L’apprendimento era sempre diretto, si imparava vedendo un altro fotografare, almeno inizialmente, poi ovviamente iniziando ad appassionarsi c’erano libri, riviste, circoli fotografici. L’apprendimento osservazionale è sempre stato utilissimo, specie nella prima infanzia, certe cose sono più facili da fare che da spiegare. Provate a spiegare a parole a un bambino come si allaccia una scarpa!

Tuttavia per allacciare le scarpe più che altro si apprende una semplice e utile tecnica. In fotografia è diverso, non si apprende solo la tecnica, indirettamente si apprende anche un modo di vedere, di prestare attenzione alle persone e all’ambiente che ci circonda. Però in Italia e credo nel mondo in generale, almeno sino a qualche anno or sono ma penso tutt’ora, sono più gli uomini delle donne ad interessarsi alla fotografia.

Di conseguenza per lo più ragazzini e ragazzine apprendevano guidati dagli insegnamenti del papà. Lo sguardo femminile in fotografia esiste?

 

© Angela Regina

 

Non credo ci sia una risposta definitiva a proposito, credo sia abbastanza assodato che per lo più le ragazzine abbiano appreso i rudimenti della fotografia e molto altro dal papà.

Di conseguenza mi pongo la domanda se esista una “identità di genere’ in fotografia, e in particolare se una ragazzina, apprendendo la fotografia dal papà,  parta, diciamo così, svantaggiata dato che il suo genere è per lo più sotto rappresentato e/o svantaggiato in ambito fotografico. Se insomma fatichi di più a trovare una sua identità, una sua strada, e non rischi di essere troppo influenzata da quella del genitore paterno.

Probabilmente anche qui non esiste una risposta definitiva, non so nemmeno quanto gli strizzacervelli si siano impegnati in tal senso.

 

© Angela Regina

 

Indubbiamente la fotografia al femminile è un mondo assai variegato, interessantissimo, basta osservare l’opera fotografica di alcune famose fotografe italiane. Ognuna trovò la sua strada egregiamente, però se sia stata influenzata dal papà o dalla mamma non è dato sapere.

Carla Cerati nacque nel 1926, iniziò ad interessarsi alla fotografia intorno al 1950, iniziando a esplorare il mezzo  in ambito famigliare, ritraendo i suoi bambini e la sua cerchia di amici. Riconoscendo il suo talento, il padre le vendette  una delle sue macchine fotografiche professionali – una Rollei – che Cerati pagherà a rate e con la quale scatterà le sue prime pellicole professionali. Insomma fece la sua scelta da grandicella e a quanto pare  suo papà non la incentivò più di tanto.

Credo che iniziare a fotografare da bambina sia alquanto diverso. In occasione del recente Live che con Semplicemente Fotografare abbiamo organizzato alla Rocca di Dozza, ho avuto modo di conoscere meglio Angela Regina, abbiamo esposto un suo lavoro fotografico: Ex Voto Suscepto.

Si tratta di una serie fotografica realizzata con pellicole Polaroid 600 dipinte e cucite a mano con filo di cotone rosso.

 

 

La locuzione latina “Ex Voto Suscepto” ovvero “secondo promessa fatta”, indica una formula apposta su oggetti offerti nei santuari per ringraziare il destinatario del dono (Dio, la Madonna, un santo) di aver esaudito una preghiera.

Questi “oggetti” legati alla devozione, il cui significato ha profonde radici antropologiche, rappresentano nella grande maggioranza l’organo malato attraverso forme anatomiche, ma la malattia non è l’unico evento che può spingere a offrire un ex voto. Il pericolo non è solo esclusivamente fisico ma, a rischio a volte, può essere addirittura la salvezza dell’anima.

In questa serie fotografica l’artista indaga questa tematica realizzandone una visione alchemica del tutto personale suggerendo un’illusorietà sospesa tra luminosità e ombre, tracciando una poetica personale fatta di onirismo e realtà.

 

 

Sapevo poco di lei, del suo percorso nella fotografia, mi incuriosiva e le ho chiesto di parlarcene:

Le mie prime fotografie le ho scattate quando ero solo una bambina, frequentavo le elementari, con una Yashica 35 mm di mio padre, appassionato di fotografia, a cui sottraevo la macchina fotografica per realizzare dei veri e propri servizi fotografici interamente dedicati alle mie Barbie. Avevo imparato ad usare la macchina fotografica osservando la gestualità di mio padre, così anche per la messa a fuoco, caricare la pellicola, farla scorrere con la levetta di avanzamento, tutte cose che ho appreso in maniera del tutto naturale.

Di questi “set” con le mie bambole curavo tutto, esattamente come oggi, cucendo anche i vestiti con degli avanzi di stoffa che recuperavo da mia nonna Lina.

 

© Angela Regina

 

Inizialmente il mio sogno da bambina era quello di diventare una stilista per cui per anni ho acquistato la rivista “Vogue” Italia seguendo le sfilate ma soprattutto ciò che più attirava la mia attenzione erano i servizi fotografici e credo di aver “allenato” il mio occhio e il mio gusto guardando con interesse le composizioni fotografiche. Dalle Barbie pian piano le mie modelle sono diventate le mie cugine e così a poco a poco la mia visione fotografica ha preso una forma diversa. Adesso il mio interesse era quello di cogliere anche le espressioni, la gestualità e il corpo.

La mia formazione è da sempre artistica, dalle superiori fino al conseguimento della laurea in decorazione presso l’Accademia Di Belle Arti di Lecce, ed è qui che, da autodidatta, ho deciso che la fotografia sarebbe stata la mia espressione artistica. Inizialmente ritraevo le mie modelle scrivendo delle parole sui loro corpi e gestendo lo scatto con le doppie esposizioni dando vita così a forme indefinite che divenivano decorazioni sul corpo. Un netto riferimento alla Body Art ma anche alle forti fotografie di Shirin Neshat.

 

© Angela Regina

 

Per un lungo tempo ho lavorato a questo progetto portando anche all’estero le mie fotografie facendole interagire con delle azioni performative che eseguivo in prima persona.

Nasco come performer ispirata dalla scena artistica degli anni ’60 –‘70 per poi gestire la fotografia come un’azione performativa che mi permette di imprimere su pellicola un determinato momento, un’azione. Per questo la scelta della fotografia istantanea, come dice la parola stessa, cogliere l’istante così com’è senza alcuna manipolazione digitale.

Lo sviluppo stesso della pellicola per me rappresenta una sorta di rituale, per la sua lentezza che pian piano da vita all’immagine. Alla base della mia ricerca c’è sempre stato l’autoscatto per vivere l’opera, essere dentro l’opera.

Le mie fotografie nascono quasi tutte nel silenzio tra le mura domestiche e per un lungo periodo ho utilizzato un lenzuolo bianco quasi a definire un perimetro cerimoniale, che rappresenta un forte richiamo antropologico che riporta al Tarantismo.

 

© Angela Regina

 

L’Interesse per la moda mi ha permesso di fare esperienze su importanti set cinematografici come aiuto costumista, spesso le mie fotografie sono state definite  Felliniane e cinematografiche. La scena artistica e musicale che va dagli anni’60-’70, come ho già detto prima, mi ha sempre affascinata, ho amato molto artisti come Robert Mapplerthorpe e guardato con forte interesse l’arte performativa di Marina Abramovic.

Mi pare quasi inutile e scontato citare fotografe come Vivien Mayer e Francesca Woodman per la loro ricerca dedicata all’autoritratto. Tra i fotografi di moda che seguo c’è Tim Walker per il suo onirismo che è anche la condizione presente nelle mie fotografie in bilico tra sogno e realtà.

Per alcuni musicisti e artisti sono stata definita musa, la cosa mi lusinga molto, sono stata la protagonista di un video musicale del singolo “Amore senza fretta” di Dino Semeraro in arte Iucca e soggetto di alcune serie fotografiche, io però preferisco essere musa di me stessa perché mi permette di essere totalmente libera di potermi esprimere senza alcuna “ansia da prestazione”, ma collaboro volentieri con artisti che incontrano il mio gusto.

Non sono molto brava ad appartenere a gruppi fotografici è proprio il “senso di appartenenza” che non mi appartiene, devo sempre sentirmi libera di potermi esprimere senza dover rientrare in nessun tipo di canone specifico. Ammetto di essere molto solitaria, agisco senza per forza “fare gruppo”, non aspetto consensi ne pretendo approvazioni, non inseguo situazioni che potrebbero “agevolarmi” preferisco essere autentica.

 

© Angela Regina

 

Mi lascio ispirare da tutto, qualunque cosa può dare vita a un nuovo scatto, una nuova serie.

Le pellicole Polaroid mi permettono anche di intervenire in modo creativo sulla pellicola attraverso cuciture e interventi pittorici, non riesco a pensare alla fotografia solo come scatto fine a se stesso, per me la fotografia è arte che va oltre lo scatto, oltre la stampa, oltre la tecnica che deve esserci ma non esserne protagonista.

 

 

Lascio che il caso possa intervenire generando qualcosa di interessante, senza un eccessivo controllo, e questo con la fotografia istantanea è assolutamente possibile.

Lavoro con la fotografia istantanea da molto tempo ed ho partecipato a svariate esposizioni e anche festival dedicati, non gli elenco, sono tanti, troppe mostre e spero ovviamente di poterne fare tante altre ancora.

 

 

Le mie ultimissime esposizioni sono state Semplicemente Fotografare Live 2023 alla Rocca di Dozza a cui ho partecipato con molto piacere perché è un festival curato sempre benissimo e da poco sono rientrata da Parigi dove una mia Polaroid è stata esposta alla Galerie Joseph Le Palais  per la mostra “That Magic Moment” curata da Francesco Sambati in occasione di ImageNation Paris 2023, una prestigiosa rassegna fotografica a cui ho partecipato con forte emozione.

Non ho progetti futuri definiti, continuo a sperimentare e creare secondo il mio sentire e  lascio che le cose accadano.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

© Angela Regina

 

 

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