Nel precedente articolo avevo scritto che mi aspettavo qualcuno che se ne uscisse col dire “prima di sovvertire le regole bisogna conoscerle”. È un poco da furbetti italiani. Conosco il codice della strada quindi, se non se ne accorge nessuno o per semplice distrazione, lo infrango, vado contromano in autostrada! In alcune spiagge della Spagna occidentale, affacciate sull’Oceano Atlantico, è entrata in vigore un’ordinanza che vieta di fare pipì in mare. A Vigo, in Galizia l’amministrazione ha stabilito che il reato sarà punito con una multa di 750 €.
Il problema è come sempre il controllo, finiremo in uno stato militarizzato? Se fosse, chi controlla il controllore? Come al solito anche sulla faccenda del divieto di fare pipì in mare ci sono anche studiosi che affermano l’opposto, spiegano che al contrario potrebbero esserci effetti benefici per il mare. Il rispetto per l’ambiente non è un problema del tutto secondario dato che in Brasile sono stati trovati squali positivi alla cocaina.
Ad ogni buon conto pare si stiano studiando appositi costumi da bagno che in presenza dell’urea del plin plin, attraverso una semplice reazione chimica rilasciano nell’acqua una vistosa macchia rosso intensa che circonda chi minge, denunciando l’atto. Chi è in vacanza al mare può fare autonomamente l’analisi grazie a cartine di tornasole per test diagnostico del PH delle urine disperse in acqua facilmente reperibili in farmacia
Vi ho raccontato tutto ciò immaginando molti di voi in vacanza, seduti su una sdraio sotto un ombrellone in riva ad uno splendido mare. La legge non ammette ignoranza, non pensate solo alla consapevolezza in fotografia, è necessaria una consapevolezza più ampia.

La faccenda delle regole da conoscere per poterle sovvertire salta sempre fuori a (s)proposito della regola dei terzi. In fotografia non ci sono regole, per fortuna. Tuttavia le nostre fotografie, a meno che non ce le teniamo nel cassetto, verranno viste da osservatori, possono avere anche una valenza sociale se vengono diffuse.
È perfettamente inutile dire “a me piace così”. O funzionano e comunicano qualcosa a qualcuno o non comunicano niente. In fotografia non esistono regole, esistono principi di funzionamento. Sono molteplici, si può decidere di adottarne alcuni ed altri no, in ogni caso non si sovverte niente. Se per assurdo tutti, nel comporre una inquadratura, rispettassero la griglia della cosiddetta “regola dei terzi” avremmo fotografie molto ripetitive, tutte con i soggetti principali centrati sulle linee e punti forti.

Tutto da buttare in questa maledetta griglia? Penso di no, ci sono cose interessanti da considerare. Mi piace pensare che la griglia suddivida lo spazio inquadratura in 9 rettangoli di identiche dimensioni nei quali è più o meno armoniosamente distribuito il contenuto della inquadratura.
Ci possono essere spazi vuoti, privi di elementi importanti, come per esempio un pezzetto di cielo senza nuvole, fanno da contrappunto a spazi pieni. Ci possono essere inquadrature troppo piene, possono risultare caotiche e incomprensibili, forse per questo ci attirano stimolandoci cercarne il senso. Ci possono essere fotografie solo apparentemente caotiche, osservandole con attenzione magari si arriva a percepire che è un disordine organizzato e voluto. Talmente voluto che a volte può sembrarci poco credibile.
Può capitare di osservare in non poche fotografie che nella griglia dei terzi i tre rettangoli centrali, orizzontali o verticali, racchiudono la parte più interessante dell’inquadratura. I tre rettangoli inferiori sono la terra, il primo piano, i tre superiori il cielo, e una parte dello sfondo. Però da qui a consigliare di mettere la linea dell’orizzonte sempre sulla prima o seconda linea orizzontale ce ne passa. Si può fare, ma bisogna considerare anche la valenza emozionale della linea dell’orizzonte. Orizzonte basso, poca terra, molto cielo = sensazione di libertà, serenità. Orizzonte alto, molta terra = cupezza, angoscia, oppressione.

L’orizzonte può essere altissimo o bassissimo e dà sensazioni emotivamente diverse. Basta osservare a proposito certi Paesaggi di Sieff. In una splendida fotografia dell’amico Giuseppe Toffoli, “Saint Florent, Corsica”, l’orizzonte è posto quasi in coincidenza del margine inferiore dell’inquadratura. In alto ci sono solo le delicate sfumature del cielo al tramonto, punteggiato dalla luna. Non è un vuoto, è un suggestivo pieno.
Molte inquadrature del genere si basano su “elementi primigeni”, elementi fondamentali o primordiali da cui ha origine tutto ciò che esiste, sia nel mondo fisico che in altri ambiti, come quello mitologico o alchemico. Come primigeni spesso si intendono i quattro elementi classici: terra, acqua, aria e fuoco.

In psicologia, terra, mare e cielo spesso simboleggiano aspetti diversi della psiche umana e della nostra esperienza. La terra può rappresentare la stabilità, la concretezza, il radicamento e il corpo fisico. Il mare, con la sua fluidità e profondità, può simboleggiare l’inconscio, le emozioni, i cambiamenti e il flusso della vita. Il cielo, con la sua vastità e trascendenza, può rappresentare la spiritualità, la mente, l’aspirazione, la libertà e l’infinito.
Ora passiamo ad esaminare la griglia del disegno prospettico. Una delle prime cose che si apprendono è come squadrare il foglio sul quale si disegnerà. La squadratura del foglio nel disegno prospettico è una cornice rettangolare che delimita l’area di disegno, fornendo un riferimento per le linee perpendicolari, parallele o oblique. Serve a centrare il disegno, a delimitare l’area di lavoro, a fornire punti di riferimento per eventuali misurazioni. Permette di inquadrare in modo ordinato ogni disegno che viene realizzato.

La griglia prospettica viene spesso usata in fotografie d’architettura e arredamento, le sue linee forti guidano lo sguardo. Ho sovrapposto la griglia del disegno prospettico a quella della regola dei terzi. Si può osservare che le diagonali intersecano i punti di fuoco della griglia dei terzi, che il centro delle linee perpendicolari non trova alcun riferimento nella griglia dei terzi. Non è una cosa da sottovalutare.
Il punto centrale della griglia del disegno prospettico (se non si decentra l’obiettivo,) riprendendo in prospettiva centrale coincide col centro ottico di una inquadratura fotografica. L’autofocus delle digitali punta esattamente lì. Non è del tutto un caso se spesso si tende a posizionare il soggetto principale di una fotografia in coincidenza di questo centro o della mediana che lo attraversa.
Si deve considerare che mentre disegnando si parte da un foglio bianco e nulla ci condiziona, in fotografia non è così. Abbiamo una realtà tridimensionale davanti, la dobbiamo rappresentare su una superficie bidimensionale. A volte non siamo nemmeno liberi di posizionare come desideriamo il punto di ripresa, che come ben si sa influenza la resa prospettica.

Cartier Bresson fece una celebre fotografia con l’orizzonte storto, sicuramente era sdraiato in posizione scomoda. Possiamo osservare che i due soggetti in nero sdraiati sotto l’ombrellone rispettano quasi perfettamente una ipotetica linea orizzontale. È una cosa interessante, spiegabile dal punto di vista psicologico. L’autore ha focalizzato la sua attenzione e colto una orizzontalità nel soggetto principale, non ha tenuto mentalmente conto del fatto che l’orizzonte veniva in pendenza.
A partire da quella foto di Bresson ho compiuto un passo successivo, ho sovrapposto le due griglie ad alcune fotografie di autori noti, non le esamino tutte singolarmente, ognuno osservando le fotografie può arrivare a personali conclusioni. Interessante è anche come un stesso autore a volte tenga più o meno in considerazione la grigia dei terzi, altre volte la griglia prospettica, altre volte non consideri minimamente alcuna griglia.
Osserviamo la splendida foto di Gastel. La ragazza sembra fuggire sul lato destro, segue la lettura delle immagini che come per i testi va da sinistra a destra. Fugge dall’ombra, va verso la luce, inseguita dal drappo rosso che l’avvolge, la veste e la sveste. Il rosso, il nero. La sua schiena sfiora appena la verticale di destra della griglia dei terzi. Per un attimo si ferma, guarda maliziosa verso l’obiettivo, sorride.
Va detto che con tutte quelle linee di forza che si intersecano tra griglia dei terzi e griglia del disegno prospettico è assolutamente probabile, anche se magari non del tutto voluto dal fotografo, che un elemento dell’inquadratura cada più o meno precisamente in quella rete.

Ci sono addirittura fotografie con teste in parte tagliate, sacrilegio? No, rispettano la terza legge della Gestalt. Legge della Chiusura: Tendiamo a completare mentalmente forme incomplete o interrotte, percependo figure chiuse piuttosto che insiemi di elementi disconnessi
Ci sono inquadrature chiuse in se stesse in una sorta di microcosmo dove tutto è dentro e il fuori non esiste. Altre, attraverso frammenti che irrompono nel frame, ci portano a percepire che il frame è un ritaglio di una situazione reale più ampia.
Ci sono inquadratura costituite da pattern che si ripetono quasi all’infinito, come la celebre fotografia scattata da Weegee in un cinema dove veniva proiettato un film in 3D che gli spettatori seguivano con appositi occhiali bianchi.

Nella Gestalt, pattern si riferisce all’organizzazione degli elementi visivi in insiemi significativi, secondo principi che il cervello umano utilizza per interpretare il mondo. Questi principi, come la vicinanza, la somiglianza, la chiusura e la continuità, influenzano il modo in cui percepiamo forme, oggetti e relazioni spaziali.
Capita che ci piacciano fotografie ed autori diametralmente opposti, come modo di inquadrare, come soggetti e altro, non esiste il bello e il brutto, il giusto o lo sbagliato. Nessuno può dubitare del fatto che se ci piace una carbonara ci possa piacere anche una pasta e fagioli. Da qui si può partire per considerazioni attinenti a filosofie orientali ma anche ad analisi derivanti da esperimenti scientifici.

Yin e Yang sono concetti fondamentali della filosofia cinese, rappresentano forze opposte ma complementari presenti in ogni aspetto dell’universo. Yin è associato al femminile, alla passività, all’oscurità, al freddo e alla terra. Yang è associato al maschile, all’attività, alla luce, al caldo e al cielo.
Non sono principi statici, sono in costante equilibrio dinamico, Yin può diventare Yang e viceversa. Magari potrebbe avere qualche attinenza con le persone gender fluid delle quali recentemente si discute molto.
| Yin | Yang |
| nero | bianco |
| oscurità | luminosità |
| confusione | chiarezza |
| demoni (gui) | dèi (shen) |
| luna | sole |
| notte | giorno |
| passivo | attivo |
| freddo | caldo |
| negativo | positivo |
| nord | sud |
| ovest | est |
| terra | cielo |
| acqua (shui) | fuoco (huo) |
| femminile | maschile |
Se vogliamo complicarci la vita, possiamo addentrarci nello studio del “I Ching” il libro dei mutamenti, originato circa 2000 anni or sono.
Una spiegazione molto approssimativa. Si scrive una domanda, poi si procede con un elaborato rituale di manipolazione di 50 steli di achillea, o più semplicemente ripetendo 6 volte il lancio di tre monetine, viene così identificato un esagramma composto da 6 linee Yin o Yang sovrapposte. Alcune sono stabili, altre mutanti nel loro inverso, di conseguenza ogni esagramma può diventare un altro esagramma. Sono descritti 64 esagrammi. Per esempio ䷢ l’esagramma 35, significa avanzare, progresso, ha una ampia spiegazione testuale.
Non si tratta di divinare il futuro. Analizzando il presente grazie all’aiuto di un esperto e profondo interprete, decriptandone i significati simbolici, si possono trovare direzioni verso le quali è bene tendere per raggiungere un obiettivo. L’I Ching può essere utilizzato in sedute psicoanalitiche come strumento proiettivo, offrendo spunti di riflessione e comprensione dell’inconscio del paziente. Non è un caso che nel 1949 Carl Gustav Jung abbia scritto la prefazione dell’edizione inglese dell’I Ching.

Faccio riferimento agli esagrammi composti da Yin e Yang perché credo che molte fotografie siano una sorta di cipolla dagli strati sovrapposti, con diverse valenza, interpretabili soggettivamente. Tornando più semplicemente a Yin e Yang, sono opposti ovviamente complementari, non esiste uno senza l’altro, in molte fotografie alcuni di questi opposti sono compresenti, hanno una valenza psicologica importante.
Pensiamo alla contrapposizione congruo/incongruo, razionale/irrazionale, sono alla base del surrealismo. Pensiamo alla bella fotografia in cui l’inventore della Hasselblad è contrapposto a quello della Rolleiflex. Pensiamo alla fotografia in B/N, al contrasto, alla importanza di un ampia scala dei grigi. Anche in questo caso molti fotografi hanno fatto scelte diametralmente opposte, Ansel Adams non è più bravo di Mario Giacomelli o Ralph Gibson.

Pensiamo anche alla fotografia a colori. In termini di teoria del colore, la saturazione è uno dei tre attributi principali (tonalità, saturazione, luminosità) che descrivono un colore. Un colore con alta saturazione è vibrante e puro, mentre un colore desaturato appare spento, sbiadito o tendente al grigio. Anche qui fotografi importanti hanno fatto scelte opposte, entrambe apprezzate, pensiamo a Guy Bourdin e Luigi Ghirri. Per accostare i colori in modo appropriato è interessante considerare la ruota dei colori.
Le campiture di colori vividi delle fotografie di Bourdin sembrano prelevate direttamente dalla ruota dei colori, i suoi scatti sono una realtà ricreata, influenzata dal movimento surrealista al quale fu molto vicino. Al di là di un semplice accostamento gradevole alla vista i colori hanno anche una valenza psicologica. Avrete sicuramente fatto caso che in ambito ospedaliero sono diffusi colori determinati colori, non altri. Bianco per igiene, azzurro e verde per calmare i pazienti e ridurre lo stress, giallo per stimolare l’energia, rosso e arancione nei codici di triage del pronto soccorso, e tonalità di viola in ingressi e luoghi di meditazione.

Nei loghi e colori dei supermercati o di prodotti da vendere vengono usati altri colori in genere più intensi. Il verde predomina in prodotti bio, richiama la Natura, prati ed alberi. Il rosso è usato per attrarre l’attenzione su particolari piccoli. Indica anche pericolo, va bene per la segnaletica stradale.
Studi per la realizzazione di immagini pubblicitarie sono diventati una professione nel XIX secolo con la nascita delle prime agenzie pubblicitarie e del concetto di grafica pubblicitaria. Il termine “graphic design” è stato coniato nel 1922 da William Addison Dwiggins, sebbene la professione fosse già in atto da tempo.

Non è un caso che Sigismund Freud e Gustav Jung, abbiano iniziato a sviluppare le loro teorie in quegli anni. Non è un caso che Victor Vasarely e Maurits Cornelis Escher abbiano operato artisticamente in quegli stessi anni. Arti, fotografia, studi di psicologia, pubblicità, sono sempre progredite a braccetto.
Molte ipotesi formulate in quegli anni sono state successivamente convalidate da esperimenti scientifici resi possibili da nuove tecnologie. Non sempre a uso pacifico, gli attuali droni usati a scopo bellico vengono pilotati da remoto con visori First Person View, per vedere da lontano l’effetto che fa. È un caso di “sensory deprivation”, l’operatore non viene distratto dall’ambiente che ha intorno.

La deprivazione sensoriale è l’esclusione di stimoli esterni dai nostri sensi, può portare a disturbi del pensiero e del comportamento. Attraverso la vasca di deprivazione (floating) può indurre un rilassamento e miglioramento del benessere. Al contrario la saturazione percettiva, è l’eccessiva e continua ricezione di stimoli sensoriali. Può sovraccaricare i nostri sensi e portare a una diminuzione della capacità di elaborare informazioni. Non a caso la diffusione enorme e continua di immagini sui social può portare a non comprenderne più la valenza.
Molti studi importanti sulla composizione furono portati avanti per realizzare immagini pubblicitarie atte a suscitare un desiderio, una necessità indotta che spinga ad un’acquisto. Rientrano in questo ambito gli studi sulle motivazioni delle attività.
In psicologia, le motivazioni che spingono all’azione possono essere classificate in primarie e secondarie. Le prime sono legate a bisogni fondamentali come fame, sete e sicurezza, mentre le seconde derivano da fattori culturali e individuali, come il desiderio di realizzazione, di appartenenza o di riconoscimento.
La sessualità, nella psicologia, viene vista come una motivazione primaria, un aspetto fondamentale della vita umana che influenza il comportamento, le relazioni e il benessere psicologico. Non a caso molte immagini pubblicitarie contengono riferimenti sessuali più o meno espliciti, anche in relazione al periodo storico/socialeculturale che stiamo vivendo.

“Chiamami Peroni, sarò la tua bionda”. Solvi Stubing nel 1965 divenne la prima “Bionda” testimonial della famosa birra. Oggi questo messaggio sarebbe messo all’indice per l’oggettivazione della donna a strumento di richiamo sessuale. La bottiglia e l’enorme bicchiere che Solvi abbraccia sono altrettante rappresentazioni del sesso maschile, addirittura “spumeggiante”. Non fosse abbastanza nel testo è evidenziato il possesso. Sarò la TUA bionda. Non fu l’unica pubblicità vintage che attualmente sarebbe ritenuta socialmente scorretta.
Tuttavia campagne pubblicitarie “progressiste “sono state concepite per motivi anche socialmente utili, basta pensare alle campagne Toscani/Benetton, anche se il vero scopo primario rimane comunque il vendere un prodotto.
Un caso eclatante fu, in Ungheria nel 2019, la pubblicità della Coca-Cola: “Zero sugar zero Prejudice”. Una campagna che vide inquadrate in primo piano persone, anche omosessuali, che condividono il piacere, della Coca-Cola ovviamente. Particolare che non fu apprezzato dal governo ultra conservatore del premier Viktor Orban.
Pur non essendoci regole in fotografia ci sono molti principi interessanti, convergono sia per comporre una fotografia che per leggerla ed interpretarla. Agiscono in modo preconscio, si agitano nell’inconscio, sfociano non sempre nella consapevolezza. La mente umana è complessa ed occorre la convergenza di molti studi di diversa natura per interpretare il pensiero che conduce alla realizzazione di un qualcosa che può anche essere una fotografia.
Lo avevano già capito benissimo gli antichi greci, per spiegarsi l’uomo, la vita e la Natura ricorsero alla filosofia, alla scienza, alla matematica e geometria, alla complessità della mitologia che fu la base dell’odierna psicologia.

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