Fotografia, parole, pensieri, note aggiunte a piè pagina.

Tutti conoscono il celebre aforisma di Ansel Adams:

 

“Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta, se devi spiegarla vuol dire che non è venuta bene.”

 

Spesso si afferma che in tale aforisma sia racchiuso il concetto fondamentale della comunicazione fotografica. Una fotografia deve bastare a se stessa, camminare sulle proprie gambe, deve arrivare da sola a raccontare una storia. Quanti aforismi hanno formulato i fotografi famosi, vengono accolti da noi piccoli fotoamatori a scatola chiusa, come fossero un dono, una reliquia del divino! Penso che su ogni aforisma andrebbe meditato, si dovrebbe riferirlo a chi lo ha espresso, sopratutto alla sua opera fotografica. Si parla troppo spesso di Zone System, quando si menziona Ansel Adams, al di là della tecnica la sua fotografia era un inno alla fiera grandiosità della Natura Americana. “This Land Is Your Land”

“Questa terra è la tua terra e questa terra è la mia terra, dalla California all’isola di New York, dalle foreste rosse alle acque della corrente del golfo, questa terra è stata creata per te e me”. Le sue fotografie sono una bandiera, servono parole per parlare della propria bandiera? Non servono perché quella bandiera è dentro ogni americano.

In altre fotografie le parole aggiunte possono servire, sottolineano il senso di uno scatto.

Uno dei possibili problemi attuali della cosi detta Street Photography è la legge sulla privacy, il fatto che in certi contesti il soggetto ritratto non deve essere identificabile. Un altro problema specialmente in Italia è la diffidenza se non aperto rifiuto di farsi riprendere dei “passanti”. Altro problema del tutto personale del fotografo è l’essere in grado di entrare in qualche modo in relazione con i soggetti ripresi e la scena in cui si muovono e vivono, di approfondirli senza fermarsi all’aneddoto o quanto meno, di essere in grado di distinguere quello che può essere interessante, che racconta un qualcosa da ciò che è semplicemente banale quotidiano. Vero è anche che magari quello che può sembrare oggi banale, perché ci viviamo dentro tutti i giorni, magari tra 10 anni potrà essere documentazione di un tempo, di mode o comportamenti che non sono più. Sia come sia per i su citati diversi motivi la fotografia di street si risolve spesso in un mordi e fuggi, in scatti destinati a scivolare nell’oblio e perdersi negli oscuri meandri del Web qualche minuto dopo essere stati pubblicati.

Contrariamente a quanto mi accade di solito il progetto di Piermichele Borraccia mi ha invitato a soffermarmi, a meditare sugli scatti da lui eseguiti e il principale motivo per il quale mi sono soffermato e lasciato coinvolgere è il testo aggiunto ad ogni scatto. Me ne spiega la motivazione, mi fa entrare nei pensieri del fotografo, dietro ai suoi occhi, dietro al sul obiettivo. Mi fa percepire l’empatia, l’attenzione del fotografo nei confronti dell’altro da sé. Il fotografo ci si identifica, ci entra dentro, ci convive affettuosamente e delicatamente, condividendo con soggetto ritratto lo spazio/tempo di un viaggio reiterato ogni giorno. Chi volesse seguire le sue foto e viaggiare con lui leggendo i suoi racconti può farlo accedendo alla sua pagina FB

L’intenzione dell’autore è quella di trarre dai suoi viaggi un libro che raccolga tutti i suoi incontri. È giunto il momento di lasciare la parola a Piermichele:

 

 

MILANO_PARMA_A/R

Era il 20 giugno del 2011 quando ho scattato questa foto, la prima di una lunghissima serie. Lavoravo a Parma da ormai quasi tre mesi e non immaginavo che l’avrei fatto per così tanto tempo.

Era il mio primo lavoro vero, iniziavo a vivere di sola fotografia. Sveglia tutti i giorni alle 06:15, 4 ore di viaggio e treni mai in orario.

Tutto il giorno in redazione tra cucina e studio fotografico per 6 anni in cui di strada per fortuna ne ho fatta, sia fisicamente che metaforicamente.

Vivere di fotografia è bello, farlo ogni giorno riempie la testa di immagini che alla fine sembrano tutte uguali.

Il viaggio è diventato così la mia camera di decompressione, mi aiutava a svuotarmi pian piano di tutte quelle foto di cibo.

E’ in quel tempo sospeso e dal bisogno di nutrirmi anche di un’altra fotografia che sono nati questi scatti.

Il mondo dal “finestrino” non mutava granché, era il micro mondo nel finestrino” che variava ogni giorno e mi affascinava sempre di più.

Centinaia e centinaia di volti, gente felice, triste, in difficoltà, spensierata, in vacanza o senza sosta.

Ho visto rubare ma anche offrire generosamente in cambio di un sorriso o di nulla. Ho visto persone picchiate senza motivo ma anche difese da sconosciuti.

Ho visto disperazione e amore.

Oggi non mi sento più solo ma insieme a tutti gli sguardi che negli anni ho incrociato e che certamente mi hanno arricchito.

 

 

QUEL GIORNO HO SOFFERTO CON TE

Guardo questa foto e provo ancora tanta rabbia e mi sento colpevole, codardo, vigliacco. Eravamo saliti insieme su quel tram, cercavamo un nostro spazio all’interno di quel luogo affollato.

Ti sei seduto, ascoltavi la musica, la gente spingeva e si affollava in cerca del suo spazio vitale. Sballottati come in un carro bestiame. E’ stata questione di pochi istanti ed in men che non si dica sei diventato una vittima della futile ira di un pazzo che ha iniziato a colpirti solo perché avevi reclamato il tuo spazio. Guardo questa foto e provo ancora tanta rabbia perché non ho fatto niente per impedire che fossi picchiato, perché nessuno li attorno ha fatto niente. Abbiamo tutti avuto paura ma in realtà quella sera abbiamo perso frammenti di dignità.

 

 

 

PUZZA INFERNALE

L’odore è acre e forte, un puzza infernale dalla quale vorresti scappare ma non puoi. La tua vita è talmente sincronizzata come un orologio svizzero che ogni istante è prezioso, scendere dal bus vuol dire rischiare di perdere la coincidenza ovunque tu stia andando.

Allora resti lì cercando di abituarti e respiri piano filtrando l’aria dal naso, senza pensare, sperando passi tutto al più presto. 

Il nostro tragitto però è breve, la nostra condizione momentanea mentre la loro purtroppo è spesso definitiva. Quella puzza non la sentono neanche più, la trascinano con loro come trascinano la propria vita. 

E allora per una volta proviamo a scegliere di aver pazienza anche se costa caro. Ma se proprio non riusciamo, lasciamolo andare per una volta quel bus. Facciamolo, noi che possiamo ricominciare la vita con il prossimo.

 

 

FACCIA STANCA

Alzi la mano chi, rientrando a casa dal lavoro, non si è mai addormentato sulla linea 90, rischiando di continuare a girare in tondo per Milano. Facce stanche e distrutte da una giornata di lavoro duro, uno di quelli che ti lasciano poco tempo per riposarti e soprattutto pochi spiccioli in tasca. Era questo il pubblico dei passeggeri della linea 90, io ero un po’ più fortunato, ma vi assicuro che 4 ore minimo di viaggio al giorno per 6 anni tra bus e treno non sono facili da sostenere. Anche tu avevi la faccia stanca e distrutta, me lo ricordo bene, volto segnato e mani callose.

In questi scatti diventi il riassunto di tutti quelli che si fanno il mazzo quotidianamente per un misero lavoro e nonostante la fatica recuperano la vita a piccoli pezzi rubando il sonno sul bus.

 

 

PULP FICTION   

Era una notte buia e tempestosa, probabilmente inizierebbe così un libro che ti vede come protagonista. In effetti era inverno, pioveva a dirotto ed era certamente una di quelle vote in cui o il treno era in ritardo clamoroso o semplicemente avevo finito tardi di lavorare. Sei salito sul bus grondante di acqua, l’ impermeabile rosso fuoco e un volto che mi ha subito ricordato Samuel L. Jackson in Pulp Fiction.

Riguardando queste foto nel corso degli anni il mio ricordo torna sempre lì, dentro un film immaginato.

Chissà invece da dove venivi e dove eri diretto. Probabilmente a casa una giornata infinita o magari avevi appena finito di parlare con Mr. Wolf e risolto chissà quale problema.

 

 

RINASCIMENTO

Era mattina presto, ne sono più che certo, era giugno e l’aria era frizzante. La luce entrava morbida dal finestrino e vi illuminava dolcemente nella più classica delle situazioni madre e figlia. Pensai subito ad un quadro del Rinascimento in versione moderna, qualcosa che nel nostro immaginario è ormai consolidato.

Qualcosa che ci fa provare le stesse emozioni. Si respirava una tale empatia in ogni angolo dei vostri corpi che mi sarei rannicchiato tra quelle braccia per dormire ancora un po’.

 

 

INTENSO

La foto parla chiaro, il nostro incontro è stato intenso, non c’è ombra di dubbio. Ci siamo scambiati uno sguardo e ci siamo messi a nudo. Mi hai colpito forse per la tua giovane età, forse per i tuoi occhi brillanti. Non capita spesso di vedere sguardi così decisi, sembrava invece che tu sapessi esattamente cosa volevi, cosa cercavi.

O forse mi stavi solo sfidando, come biasimarti, mentre cercavo di catturare i tuoi occhi.

 

 

CARPE DIEM

A volte tutti i conti tornano, ed è quello il momento di agire, CARPE DIEM. È questo ciò che ricordo del momento in cui ho alzato lo sguardo e come un riflesso incondizionato ho scattato la foto. Un grande esercizio, abituato a fotografare oggetti inanimati con tutto il tempo per preparare la scena. Questa foto invece è stata solo la questione di un attimo.

Lo sguardo di tutti era perfettamente composto sotto ai miei occhi, era questione di riflessi o forse del ricordo di milioni di libri sfogliati. Il primo tra tutti che mi viene in mente è quello di Alex Webb.

 

 

PATHOS

Porcellana, è questo il primo ricordo che mi viene in mente riguardando questa foto. Nei tuoi occhi e nel tuo viso ho sempre immaginato il profilo di una bambola di porcellana, così morbido e così regolare, sembravi quasi disegnata. Non ricordo molto altro ma il senso di delicatezza che mi evoca ogni volta questa foto è più che sufficiente per continuare a guardarla ancora e poi ancora.

Come su una ruota panoramica i miei sensi ed i miei occhi continuano a roteare agganciati in un vortice di passione, o per dirla con una sola parola: PATHOS.

 

 

COINCIDENZE

Avevo scelto giorni fa di pubblicare questa foto, ma a parte il ricordo dell’intensità dello sguardo ed il momento stesso dello scatto, non avevo altri ricordi particolari. Salta ai miei occhi un particolare, la data di scatto, 12/04/2014, sette anni fa esattamente come oggi.

Coincidenze? Non credo proprio” come direbbe qualcuno.

 

 

INCANTATO

Sembravi completamente perso nei tuoi pensieri, chissà se erano belli oppure no. Magari eri stanco, assuefatto da quel viaggio quotidiano, imbambolato come capitava a molti di noi.

I pensieri della routine spesso sono confusi, arrivano proprio per destabilizzarti mentre stai ripercorrendo la stessa vita.

A pensarci sembra un paradosso.

 

Dove lavora: https://deerspensastudio.com/

Per acquisto di foto e/o contatto: pier@deerspensastudio.com

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

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