Fotografia: meglio la foto nitida di un concetto sfocato o la foto sfocata di un concetto nitido?

Molti avranno riconosciuto nel titolo la parafrasi di un celebre aforisma di Ansel Adams. “non c’è niente di peggio della stampa nitida di un concetto sfocato”.

Si trova in generale poco di scritto su l’amore di Ansel Adams per Virginia Best, però quello che si trova scritto può essere importante per definire meglio il carattere del famoso fotografo. Furono una bella coppia, per certi versi atipica. Nel 1928 dopo sei anni di corteggiamento, Ansel propose ufficialmente a Virginia di convolare a nozze e Virginia accettò. Il 2 gennaio 1928, appena tre giorni dopo la proposta, si sposarono allo Studio Best nella Yosemite Valley con la famiglia e gli amici intimi.

“Virginia non ha avuto il tempo di comprare un abito da sposa e così ha indossato il suo vestito migliore, che era nero.Con forse una traccia di disprezzo per la tradizione, insieme a giacca e cravatta, indossavo mutandine e le mie fidate scarpe da basket.” Dal matrimonio con Virginia in poi la carriera di Ansel decollò, di aforisma in aforisma.

Su tutti i suoi aforismi c’è da meditare almeno un poco. Questo, per esempio, mi colpisce molto: “Dobbiamo tener presente che una fotografia può contenere soltanto quello che ci abbiamo messo dentro, e che nessuno ha mai saputo sfruttare appieno le possibilità di questo mezzo d’espressione”

 

 

Al di là di quello che scrisse sulla tecnica fotografica, in libri come La Fotocamera, La Stampa, Il Negativo, e altri ancora i suoi aforismi precisano la sua visione, il suo concetto personale, di cosa sia o cosa dovrebbe essere la fotografia: “Non ci sono regole per una buona foto, ci sono solo buone fotografie”.

Resta sempre qualcosa di indefinibile a parole in ogni fotografia e nel concetto stesso di Fotografia che rimane in qualche modo imprecisabile, soggettivo. Non so se mutevole nel Tempo o se statico. Forse aveva ragione Tancredi quando nel Gattopardo disse: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”… “Tempora mutantur, nos et mutamur in illis

O forse non cambiamo in nulla nel passar dei secoli, forse quello che siamo, o come siamo, è insito inesorabilmente nella razza umana. Al dunque della Fotografia si può dire tutto e anche l’esatto contrario, dipende da noi, è estremamente soggettivo.

Nitido, sfocato, hanno a che fare con la tecnica e nel contempo appartengono a “categorie mentali”. Sono concetti che hanno attraversato la storia della fotografia e continuano ad attraversarla nonostante si sia passati dalla fotografia analogica a quella digitale e nonostante molti continuino a scattare fotografie su pellicola.

È interessante, attraverso il tempo che passa, verificare l’evolversi della “precisione e competenza tecnica”  e, come onda di riflusso, il contestare tutto ciò come inessenziale o inutile. La soluzione del dilemma sull’importanza  o meno della tecnica dipende dall’uso personale che si fa della fotocamera e della fotografia.

La produzione industriale ha messo a disposizione strumenti tecnici adatti a qualsiasi esigenza. Da un lato gli studi sulle ottiche, sui materiali sensibili, su quello che c’è di meccanico in una fotocamera hanno sempre puntato ai vertici della qualità, dell’affidabilità. Dall’altro, contemporaneamente, “You press the button, we do the rest

 

Kodak Brownie

 

La  prima “Brownie”,  era uno scatola a foro stenopeico,  nessun vero obiettivo, veniva venduta al prezzo di un dollaro! Si acquistava la Kodak caricata con una pellicola a rotolo che permetteva 100 scatti. Si scattava, si spediva  alla Eastman l’intera fotocamera. La Kodak sviluppava il rullino all’interno della fotocamera, stampava le foto ottenute, ricaricava l’apparato con un nuovo rullino vergine e rispediva il tutto, con un plico postale, al fotografo. 100 scatti, se andava tutto bene 100 fotografie stampate, un ottima autonomia.

Tuttavia la ricerca su affinamenti della meccanica, sulle ottiche, sui materiali sensibili fu enorme e costante. Ci si avvide che usando pellicole ai sali d’argento la “qualità” in termini di passaggi di tono e di risolvenza delle riprese dipendeva fortemente dalla superficie del materiale sensibile. Indiscutibilmente qualsiasi fotocamera 35 mm darà risultati minori di quelli ottenibili da un banco ottico in formato 20×25’ anche se a volte può sembrare l’opposto, ma qui il discorso sarebbe troppo lungo e tedioso.  Quando la qualità arrivò in prossimità dei vertici massimi tecnologicamente sensatamente raggiungibili arrivò il digitale a rimettere tutto in discussione.

 

 

A pensarci è stato così per ogni media tecnologico ed indubbiamente con l’entrare in campo dell’elettronica, transistor, circuiti integrati, microprocessori e quant’altro il “progresso” ha avuto una accelerazione enorme, una crescita esponenziale, non più lineare, sino ad arrivare al limite della “saturazione”.

Per esempio in ambito audio, il grammofono fu inventato nel 1887 da E. Berliner, inizialmente era manuale e reversibile, nel senso che poteva anche registrare. Successivamente si utilizzò tale apparecchio solo per la riproduzione del suono, demandando la registrazione ad apparecchiature di fonoincisione.Inizialmente il grammofono era meccanico, a manovella, ma conobbe una enorme diffusione e una grande evoluzione tecnica, diventando alla fine un insieme HI-Fi, giradischi, amplificatore, casse acustiche. Ci vollero circa 90 anni perché arrivasse ai massimi livelli della riproduzione musicale.

Nel frattempo, nel 1962, Lou Ottens, ingegnere della Philips, inventò l’audiocassetta per riprodurre musica attraverdso uno strumento che era anche un piccolo registratore ed era portatile, a batterie. La qualità della riproduzione audio divenne gradualmente buona, assieme alla possibilità di registrare e riprodurre in stereo se collegato a un ampli o alle prime cuffiette.

Chi non ricorda il Walkman TPS-L2, poco più grande della musicassetta stessa, di colore blu-argento, messo in vendita in Giappone dal 1º luglio 1979?

 

 

Però era ancora in ambito analogico. La rivoluzione epocale arrivò 7 agosto 1982 quando, sempre dalla Philips, venne prodotto il primo compact disc per l’utilizzo commerciale.

Iniziò più o meno allora l’era digitale, il progresso tecnologico fu rapidissimo. In quegli anni, in ambito riproduzione musicale, erano compresenti 3 media, 2 analogici, uno digitale. Inaspettatamente sui 3 media forse quello che attualmente a molti pare donare la migliore riproduzione sonora è il giradischi, ma tutto il sistema deve essere di altissimo livello, basta pensare che la testina Rega Aphelion2 per il braccio del giradischi costa 4400€.

Comunque anche a meno si può ascoltare in modo più che decente. Però a livello di ascolto di massa il CD è andato in pensione, sostituito dagli mp3 e da servizi digitali come Spotify, e inaspettatamente vengono di nuovo prodotti i vinili. Nonostante in molti spergiurino che la qualità del CD sia assai migliore, rumore di fondo e gamma dinamica forse non sono tutto, entra in gioco il “fattore Uomo”, non pochi negozi si stanno convertendo al vinile.

 

 

Tornando alla fotografia, la presentazione ufficiale sul mercato  di una macchina digitale fu nel 1981 con la Sony Mavica che  registrava  le immagini su floppy-disk, mentre la prima macchina completamente digitale uscì nel 1988 con la Fuji DS-1P,  che registrava  le immagini su flash card removibili e usava  un sensore CCD.

Le immagini prodotte erano di ben 2 megabytes, la  memory card poteva stivare da 5 a 10 fotografie. La prima reflex digitale usabile professionalmente fu la Nikon D1. Uscì sul mercato il 15 giugno 1999, venne dismessa nel 2001, era una 2,7 megapixel.
Sono passati in un lampo quasi 24 anni, sembra impossibile, attualmente si è arrivati a 100megapixel per alcune digitali con sensore grande formato, gli attuali smarphone hanno un sensore da 40mega. Servono veramente tanti megapixel?

Forse sono solo uno sfoggio di capacità tecnologiche ma possono servire in fotocamere professionali anche se credo veramente per poche fotografie assai particolari. Ci si spingerà oltre? Vai a sapere, probabilmente gli smartphone hanno raggiunto il massimo quantitativo di megapixel che di possano ragionevolmente stipare in un sensore di  circa 1/3,2″ (pari a una superficie di 15,5 millimetri). In una compatta di fascia medio/bassa la dimensione del sensore è di cirrca 1/2,3″ (pari a una superficie di 28,5 millimetri). Forse ci si può attendere qualche miglioramento qualitativo in temine di riproduzione colori o altro, però credo che siamo arrivati al capolinea. Succede quello che succedeva con la pellicola, col 35 mm a confronto con formati di dimensioni maggiori.

 

 

Eppure ormai da qualche anno l’analogico è tornato sotto le luci della ribalta, non in campo professionale ma per diletto personale. Chi può quantificare scientificamente il valore del diletto personale? Ma c’è anche altro.

Se nel campo professionale la “qualità” è sempre in primo piano, in ambito “artistico” e per diletto personale non è detto che sia così importante.

A molti non importa nulla dei megapixel, della riproduzione fedele dei colori, amano un B/N sporco, pixelloso, a volte inintelligibile, composto da pochi grigi tra il nero assoluto e il bianco.

 

 

Insomma il “mood” è altra cosa ed è importante, può portare ad un rifiuto di tanta perfezione tecnologica. Ricordate i mitici stereoni da spiaggia che promettevano oltre 100 watt? Beh siamo più o meno su quella strada.

Può essere anche che si scatti per puro divertimento, in campo “artistico” è di vitale importanza avere idee precise e nitide, anche se si producono fotografie sfocate.

Può anche essere che la produzione di immagini sfocate derivi da un’assenza totale di idee nitide, vai a sapere, è il bello della fotografia! In ogni caso una grande fotografia non è per forza il risultato di una altissima risoluzione, di colori splendidi e quant’altro.

 

 

In questi ultimi mesi sono uscite sul mercato fotocamere digitali davvero carine, come la CAMP SNAP da 8MP 4.8mm f/1.8 (35mm equiv.) con un sensore da 1/3.2”,  come quello degli smartphone, producono foto orrende dal punto di vista qualitativo, non ci si può telefonare, però vanno a ruba, sul sito si legge: “Due To Unexpected Demand, Stock Is Extremely Limited. We Have A Few Colors Available to Ship Now. We Are Manufacturing As Fast As We Can. Thanks For Your Support”.

Sul retro c’è un contascatti  a led, può arrivare a 500 scatti, dopo si deve scaricare, una bella autonomia rispetto alla Kodak Brownie. Non c’è  il display posteriore e sarebbe inutile perché tanto se la foto è venuta bene ok , altrimenti pazienza, non si può fare nessunissima regolazione sulla fotocamera. Costa 60,9€ ai quali vanno aggiunti 10,95€ per le spese di spedizione in Italia. Tra le specifiche tecniche leggo scritto: “Bringing back the aesthetically pleasing vintage camera design. Thin enough to easily carry in your pocket for on the go.” bene così.

 

 

Se non riuscite ad acchiapparla al volo potete ripiegare su una stupenda simil telemetro, simil-Leica, la CAMKORY, una digitale che per soli 95,99€ promette video 4K , 48MP, Autofocus, scheda 32G, mirino ottico, zoom 16x, flash, 2 batteria ricaricabili, in un sensore tipo smartphone…  Promette eh, come promettevano gli stereoni da spiaggia, forse peggio.

Però tutto ciò permette un “mood” altrimenti forse irraggiungibile, ad avere il concetto nitido benissimo, altrimenti ci si diverte e basta, benissimo lo stesso.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

 

 

 

 

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